Foglie d’autunno a Bergamo
Poesia per immagini

Hanno colori caldi, le foglie d’autunno, hanno i colori della nuda terra. Brune, rossicce, giallognole. A volte sono tutte e tre le cose insieme, pennellate su un’unica, friabile tavolozza. Fiammeggiano sugli alberi per un po’ e poi, a gruppi disordinati oppure una alla volta, se ne cadono leggermente, come se nulla fosse. Perché sanno di poter tornare, a primavera. Di doverlo fare.

Perciò, ogni tanto, diamoci un’occhiata e pure un pensiero, alle buone foglie. Mettono su lampadari che trasformano luce in aria pulita e non chiedono nessun tipo di manutenzione. È il loro miracolo di foglie, quello di essere così discrete, ma così discrete da farsi passare per pigre, senza lamentarsene. Cosa se ne stanno a fare, a penzoloni sui rami, ci si potrebbe chiedere. Invece, anche a penzoloni, loro sanno fare un sacco di cose. E che dire poi di quella mirabile decenza che hanno, di lasciare andare il ramo, quando capiscono che il loro peso leggerissimo è troppo, per un pezzo di legno gelato dal freddo. Un amore così non s’è mai visto, si direbbe in altre circostanze.

Perciò, torniamo a darci un’occhiata. Di foglie hanno scritto anche i poeti, anche quelli antichissimi, perfino il cieco Omero, che non poteva vederle, lui. Qualche cosa vorrà pur dire.

OMERO,Iliade, VI 146-149 
[…] Magnanimo Tidide,
perché tu mi chiedi la mia stirpe?
Quale è la generazione delle foglie,
tale è anche quella degli uomini.
Le foglie, alcune il vento sparge a terra,
ma altre ne produce la selva rigogliosa,
e giunge la stagione di primavera:
così le generazioni degli uomini,
nasce una, l’altra scompare.

MIMNERMO
Come le foglie che la stagione di primavera,
ricca di fiori, fa germogliare
appena cominciano a crescere ai raggi del sole,
noi, simili ad esse, per un tempo brevissimo godiamo
i fiori della giovinezza, né il bene né il male conoscendo
dagli dèi. Oscure già sono vicine le sorelle del Fato,
l’una avendo il termine della penosa vecchiaia,
l’altra della morte. Breve vita ha il frutto
della giovinezza, come la luce del sole che si irradia sulla terra.

DANTE ALIGHIERI, Inferno, III, 112-117
Come d’autunno si levan le foglie
l’una appresso dell’altra, infin che il ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie;
similemente il mal seme d’Adamo:
gittansi di quel lito ad una ad una
per cenni, come augel per suo richiamo.

FRANCESCO PASTONCHI, Novità
Novità che m’inebria, e sola, vera
pace all’anima: queste prime foglie
che ritornano e son così felici
di ripetere a’ miei occhi stupiti
il tremore delle altre primavere.

DIEGO VALERI, Foglie giù foglie
Foglie, giù foglie nella lenta pioggia
di questa dolce disperata sera!
Foglie, giù foglie: grandi pese fracide
foglie di ippocastano, e verdi e lievi
e trepide fogliette di robinia;
giù, per l’albore freddo dei lampioni,
giù, sul lucido asfalto della via…
Foglie, giù foglie…

NAZIM HIKMET, Foglie morte
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno mi sento d’accordo con gli uomini e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d’ippocastani.

PAUL VERLAINE, Les sanglots longs
Con l’impressione di soffocare
e smorto, quando
battono l’ora le campane
Io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango
e me ne vado
al vento maligno
che mi porta
di qua, di là
come una foglia morta.

 GIACOMO LEOPARDI, XXXV, Imitazione
Lungi dal proprio ramo,
Povera foglia frale,
Dove vai tu? – Dal faggio
Là dov’io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando, a volo
Dal bosco alla campagna,
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina, e tutto l’altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d’alloro.

GIUSEPPE UNGARETTI, Soldati
Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie.

 GIOVANNI PASCOLI, Novembre
Gémmea l’aria, il sole così chiaro
Che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore.

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
Di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.

JACQUES PRÉVERT, Les Feuilles Mortes
Come vorrei che tu ti ricordassi
dei giorni felici in cui eravamo amici
A quel tempo la vita era più bella
e il sole bruciava più di adesso
le foglie morte si raccolgono col rastrello
Vedi, non ho dimenticato
le foglie morte si raccolgono col rastrello
i ricordi e i rimpianti anche
e il vento del nord le porta via
nella notte fredda della dimenticanza
vedi, non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi allora
le foglie morte si raccolgono col rastrello
i ricordi e i rimpianti anche
ma il mio amore silenzioso e fedele
sorride sempre e ringrazia la vita.

DMITRI TIOMKIN, The green leaves of summer
Un tempo per raccogliere,
un tempo per la semina.
Le foglie verdi d’estate
mi chiamano a casa.

Fu così bello essere giovani allora,
in una stagione di abbondanza,
Quando i pesci gatto saltavano
in alto fino al cielo.

Un tempo per ridere
un tempo per vivere
Un tempo per corteggiare
una ragazza di tua scelta.

Fu così bello essere giovani allora,
per essere vicino alla terra,
E poter stare da tua moglie
al momento del parto.

Un tempo per raccogliere,
un tempo per la semina.
Le foglie verdi d’estate
mi chiamano a casa..

Fu così bello essere giovani allora,
con il profumo dolce di mele,
E la civetta il pino
che strizzava l’occhio.

Un tempo solo per piantare,
un tempo solo per l’aratura.
Un tempo solo per vivere,
un posto per morire.

Fu così bello essere giovani allora,
per essere vicino alla terra,
Ora le foglie verdi dell’estate
mi chiamano a casa.

BORIS SLUCKIJ,Bosco dautunno
A che somiglia un bosco in pieno autunno?
Soprattutto ad un sommesso incendio.
Lambiscono mute la coppa dei cieli
gialle lingue di fiamma.
Più d’uno scialle zingaro è screziato
il bosco ancora un po’ verde.
Ad ogni albero, come a un falò,
puoi riscaldarti l’anima.