Le forme nello spazio di Dotti
(che Bergamo non aveva capito)

L’esposizione inaugurata pochi giorni fa nelle sale del Centro Culturale San Bartolomeo dalla Fondazione Credito Bergamasco (aperta tutti i giorni fino al 19 ottobre, a ingresso gratuito) rende omaggio al lavoro dell’artista di Azzano Franco Dotti, scomparso nel 2008 dopo anni di successi, che lo hanno reso molto più conosciuto e amato all’estero che in patria.

Forma nello spazio – Opere di Franco Dotti rientra nella serie di eventi che la Fondazione dedica alla riscoperta e valorizzazione di tutti quegli artisti locali poco conosciuti sul territorio. Sono personaggi il cui lavoro è stato lungamente apprezzato all’estero ma che, in patria, non riescono sempre ad avere la visibilità che meritano.

Vita, arte e ricerca di Franco Dotti. Scultore e pittore, che per tutta la vita portò avanti un’intensa ricerca sulla forma e lo spazio, Dotti nacque nel 1927 e si formò artisticamente all’Accademia milanese di Brera, sotto la guida degli scultori Marino Marini e Giacomo Manzù. Già negli anni Cinquanta il suo lavoro cominciò a prendere una direzione europea: Zurigo, Salisburgo, Vienna. Poi ancora la Lombardia fino ad iniziare un lungo e intenso rapporto con la Francia, Parigi in particolare, dove partecipò diverse volte al Salone dei Nuovi Realisti.

Non aderì mai a uno specifico movimento artistico, ma il suo lavoro dedicato alla forma e alle sue complessità lo affianca alla ricerca di altri artisti suoi contemporanei che hanno dato all’astrazione un nuovo e diverso orizzonte di espressione. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’artista diede vita a numerose serie di androidi, umani e animali, espressione di quella cultura europea che andava dalla metafisica fino al “macchinismo” e che coinvolgeva pittura, scultura e cinema (da Metropolis del 1927 a Tempi moderni del 1936). Degli anni Ottanta, invece, divennero più frequenti i lavori astratti, dai titoli evocativi di Spazialità, Forma nello spazio, Rigore dell’unità.

La mostra e la Casa Museo. La mostra al Centro Culturale San Bartolomeo, aperta fino al prossimo 19 ottobre, rappresenta, attraverso una piccola selezione di opere, i vari stadi del suo lavoro. Dalle prime realizzazioni ancora figurative a quelle che esprimono la sua tenace insistenza sui concetti di forma e spazio, indagati in maniera assoluta.

Un percorso che riassume ciò che sarà visibile fra pochi mesi nella Casa Museo Franco Dotti, allestita dagli eredi del maestro in via Leonardo da Vinci 2 ad Azzano San Paolo. In questa abitazione, che accoglie in giardino alcune delle sculture dell’artista, il seminterrato custodisce gli ultimi gessi del maestro, espressione di opere ancora incompiute. La Casa Museo sarà aperta al pubblico ogni fine settimana, mentre l’Associazione Franco Dotti per l’Arte intende mettere a disposizione alcuni spazi espositivi per mostre di giovani talenti. Si riscopre così una consuetudine dell’artista, che era solito far conoscere pittori e scultori stranieri, per i quali organizzava e curava mostre ed esposizioni.

Il progetto “Gruppo Bergamo”. Non è la prima volta che il lavoro della Fondazione Credito Bergamasco permette di riscoprire l’opera di artisti bergamaschi poco conosciuti in patria. Un’operazione simile era già stata realizzata con Mario Cornali, Trento Longaretti, Domenico Rossi, Franco Normanni, Rinaldo Pigola, Erminio Maffioletti, Piero Cattaneo, Raffaello Locatelli, Gianfranco Bonetti e Enrico Prometti. Nello specifico, non si tratta solo di organizzare una retrospettiva dedicata ma, grazie al lavoro della curatrice Paola Silvia Ubiali e alla disponibilità delle figlie Nicoletta e Roberta, di sistematizzare e storicizzare l’opera di Dotti mostrando un corpus di opere, conservate dalla famiglia, che fanno conoscere anche lati inediti dell’artista.