I grandi maestri dell’arte a Bergamo
La preziosa collezione Creberg

Sono 34 i dipinti che il Banco Popolare – Credito Bergamasco ha raccolto per la mostra che inaugura oggi, 9 maggio, nella sede di via Porta Nuova. Una carrellata di opere che, se da una parte fanno intravedere le potenzialità di una collezione nazionale che poco ha da invidiare a un museo, dall’altra sono un rafforzamento turistico di ciò che Bergamo ha da offrire in questi primi mesi di Expo. Si tratta di una serie di capolavori che raccolgono cinque secoli di storia dell’arte italiana e un dipinto – la Maternità di Gaetano Previati – che ha meritato un discorso a sé, fatto di disegni preparatori, analisi e una ricerca storico-scientifica ad hoc. Ma per spiegare bene il progetto occorre andare con ordine.

La mostra. Grandi Maestri. Capolavori dalla collezione del Banco Popolare raccoglie una trentina di opere della banca, intendendo per “banca” gli istituti di tutta Italia. È la prima volta che la straordinaria collezione privata si struttura in un’esposizione aperta al pubblico con l’idea di presentarsi nel modo più completo possibile. Stiamo parlando di un patrimonio vastissimo, che la curatrice Michela Parolini rivela costituito da 8mila opere, delle quali 1200 recensite e studiate. Imperdibile dunque l’appuntamento a Bergamo presso il Palazzo Storico del Credito Bergamasco (Largo Porta Nuova) fino al 26 giugno 2015 e poi a Lodi, dal 12 settembre al 11 ottobre 2015, presso lo Spazio espositivo Bipielle Arte.

Le opere. Fra i due piani della sede, in un allestimento che evidenzia tutte le problematiche di uno spazio bancario e non museale, si passa da una Madonna col Bambino di fine Trecento a un Antoni Tàpies del 1984, in un percorso che è un’iperbole non indifferente. Nel mezzo, opere importanti dal punto di vista storico e pregevoli da quello artistico – il Ritratto di Gentiluomo di Bartolomeo Passerotti, una Sacra Conversazione dell’Orbetto, il dolcissimo San Giuseppe e Gesù bambino del Carracciolo, Susanna e i Vecchioni di Luca Giordano, le vedute di Guardi e poi ancora Carrà, De Chirico, Basaldella e Tàpies. Opere che lasciano le sedi e i depositi e arrivano da Novara, Lodi, Verona e Bergamo. Per ognuna di loro sarebbe d’obbligo soffermarsi a raccontarne, oltre alle caratteristiche pittoriche, la storia. Capire come e per quale motivo siano arrivate ad arricchire collezioni nate senza un’idea curatoriale definita, acquisite da fusioni bancarie, da doni e storie personali che si intrecciano con quelle dell’istituto bancario. Se siete curiosi e volete saperne di più, ogni opera, esposta o no, potrà essere cercata, apprezzata e studiata con tutta la documentazione disponibile grazie al portale che il banco popolare ha creato appositamente per la sua collezione.

Il progetto. L’intera esposizione, già pensata per diventare itinerante fra le sedi, ad iniziare da quelle di Bergamo e Lodi (le più vicine a Expo), sarà accompagnata da una serie di iniziative. Per prima cosa un catalogo che sarà consegnato gratuitamente a tutti i visitatori, unitamente al volume Lorenzo Lotto a San Pietroburgo. La Pala di Santo Spirito all’Ermitage, realizzato in collaborazione con il Museo russo in occasione dell’esposizione della prestigiosa Pala di Lorenzo Lotto. Una app che ogni visitatore potrà scaricare per avere sempre disponibile e gratuita l’audio guida dedicata alle opere in mostra. Un supporto multimediale touchscreen che racconta – attraverso un innovativo sistema – le opere e il loro restauro, permettendo a chiunque di addentrarsi nel favoloso mondo degli addetti ai lavori. E poi, le visite guidate gratuite ogni sabato e domenica, per permettere a chiunque di capire l’importanza di questa raccolta.

 

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La Maternità di Previati. È il caso di dire che la mostra si illumina della presenza di questo dipinto pietra miliare del divisionismo italiano, imponente nelle dimensioni (4×2 metri, con una pellicola pittorica che arriva fino quasi a 5 centimetri) ed enigmatica nella sua storia. L’opera è da poco tornata nelle sedi del Banco dopo essere stata per un anno fra le stanze dell’Opificio delle Pietre Dure, lo storico centro del restauro di Firenze, che l’ha analizzata in ogni sua parte – sia stilistica che strutturale – per consegnare al Banco un’analisi del suo stato conservativo. In parallelo alle analisi scientifiche è stata approfondita la ricerca storica su quest’opera così significativa del pittore-teorico Gaetano Previati. Una ricerca condotta da Paolo Plebani, Sergio Rebora e Francesca Rossi, che ha portato alla scoperta di numerosi disegni preparatori e bozzetti, uno dei quali curiosamente ritrovato nella vecchia cucina di una signora in Svizzera, come nelle migliori archeologie archivistiche.

Maternità fu esposto per la prima volta alla Triennale di Brera a Milano nel 1891 e non ebbe un grande successo. A lungo dimenticato, questo dipinto fu spedito all’estero e infine abbandonato in un deposito per l’impossibilità economica del suo creatore di sdoganarlo. Nel 1924 entrò a far parte della collezione della Banca Popolare di Novara (ora Banco Popolare) dove cominciò, poco a poco, ad essere apprezzato per la sua valenza di icona del divisionismo e del simbolismo italiano. In questa mostra viene presentato, per la prima volta, accompagnato da bozzetti, disegni e d’après (i disegni successivi alla realizzazione del dipinto) eseguiti dall’artista e che consentono agli spettatori di comprendere il cammino creativo di Previati. Al centro della grande sala del Consiglio, un sistema di illuminazione appositamente studiato permette di osservare la complessa delicatezza di questa tela: una madre china sul suo bambino, frutto del suo grembo, lo allatta amorevolmente, mentre alle sue spalle, un albero probabilmente di melograno sembra proteggerla con angeli prostrati intorno a lei, che si piegano, quasi mossi da un vento misterioso.