La furia del San Paolo e quei 33
che si son gustati il pari di Ilicic

Serata di emozioni forti, di urla strozzate in gola con il pareggio di Ilicic che arriva in un momento in cui lo stadio ribolle di rabbia per il contatto Llorente-Kjaer e notte che per buona parte dei 33 tifosi atalantini scesi al San Paolo significa ore e ore su strada per fare ritorno a casa. Napoli-Atalanta era una gara molto attesa, ma allo stadio non si presentano in tanti. Normale e prevedibile: il fischio d’inizio fissato alle 19, del resto, per chi lavora è un bel problema, a maggior ragione in infrasettimanale. Se poi si aggiunge il divieto di trasferta per chi non ha la Dea Card…

Freddo a Bergamo, caldo a Napoli. La differenza di temperatura tra Bergamo è Napoli è notevole: chi parte in treno o in aereo si trova ben presto immerso nei 24 gradi dell’ora di pranzo all’ombra del Vesuvio, qualcosa di decisamente anomalo per la fine del mese di ottobre. L’Atalanta si allena al mattino all’accademia calcio di Posillipo, ma la sgambata serve solo per prendere confidenza con il clima visto che di indicazioni particolari non ne arrivano. Chi è partito da Bergamo di primissima mattina sceglie il pranzo in zona Frosinone e l’arrivo allo stadio avviene senza nessun tipo di intoppo. Rispetto ad altre occasioni, questa volta ai bergamaschi presenti viene riservato l’accesso nella zona alta del settore ospiti e con la tribuna stampa che è posizionata di fianco alla barriera divisoria si sente pure qualche coro.

La partita: tanto baccano per nulla. Durante i novanta minuti di gioco si sentono praticamente solo i tifosi del Napoli. Nulla di eclatante, al San Paolo in passato si sono vissute serate decisamente più complicate, ma è chiaro che trentamila contro 33 è un confronto che non si può nemmeno chiamare tale. Il Napoli parte forte, lo stadio esulta subito al 16’ per la rete di Maksimovic, ma quando in chiusura di tempo Freuler manda sotto le gambe di Meret il pallone del pareggio si capisce che qualcosa di bello può accadere. Nella ripresa l’Atalanta mette fuori la testa e per poco Pasalic e Gosens insaccano il vantaggio; Milik è in serata e su punizione colpisce la traversa prima di fare 2-1 su assist di Fabian Ruiz. Nel finale succede quello che tutti hanno visto ma in pochi commentano con lucidità: il gol di Ilicic per il 2-2 arriva con l’intero impianto di Fuorigrotta che ribolle di rabbia per il precedente contatto tra Llorente e Kjaer. Al fischio finale (dopo nove minuti di recupero), il gruppo nerazzurro va a festeggiare sotto il settore ospiti per un punto accolto da una marea di fischi dei padroni di casa.

 

 

Il rientro: punto d’oro e testa al Cagliari. Dopo il normale deflusso dei tifosi locali, i bergamaschi al seguito vengono fatti uscire e riprendono la via di casa, Chei de la Coriera rivedono Città Alta intorno alle 7 del mattino e dopo aver guidato tutta la notte mentre chi vi scrive ha scelto l’aereo e altri colleghi sono tornati al nord in treno. Ciò che resta della trasferta in terra partenopea è la convinzione di aver sofferto molto strappando un punto che è più guadagnato che meritato. Certo, il Napoli è una squadra forte e lo stesso Gasperini lo ha sottolineato, quindi c’è poco da trovare difetti o errori e invece bisogna fare i complimenti agli avversari. Detto questo, nel calcio spesso capita di non ottenere quello che si merita, sia in senso positivo che negativo. Di sicuro il teatrino in sala stampa con il presidente del Napoli de Laurentiis che dice ai giornalisti locali «mi raccomando, non scrivete cazzate» è quantomeno bizzarro.

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