La grande Bergamo rinascimentale
in una mostra dedicata a Bussolo

Pietro Bussolo scultore a Bergamo
Palazzo della Ragione, Sala delle Capriate
29 aprile – 3 luglio 2016

 

La Bergamo rinascimentale torna a risplendere in Città Alta, con una mostra dedicata a Pietro Bussolo, uno dei suoi artisti più importanti, e si riscopre importante snodo culturale della fine del Quattrocento.

La grande Bergamo rinascimentale. Che Bergamo sia vissuta oggi, nel 2016, come una città di grandi possibilità, alimentata da un certo fermento positivo, è qualcosa di palpabile e avvertito da tutti. Ma che lo fosse anche nel Rinascimento è una scoperta per molti. Eppure la mostra Nel segno del Rinascimento. Pietro Bussolo scultore a Bergamo, aperta fino al 3 luglio, permette di accendere lo sguardo su una città e un territorio attivo e vibrante, in cui artisti di fama venivano chiamati a lavorare e trovavano spazio per avviare botteghe.

A Bergamo passò il Bramante e arrivò anche Pietro Bussolo, scultore che godeva di una certa fama nella natìa Milano e che, negli anni Novanta, diventò punto di riferimento per la nostra città e la provincia. Il lavoro di Bussolo era già conosciuto agli storici dell’arte ma la mostra a Palazzo della Ragione nasce proprio da nuove scoperte e presenta una serie di inediti trovati durante alcuni lavori di restauro.

Le nuove opere di Bussolo. Proprio i ritrovamenti sono stati l’input che ha dato il via all’organizzazione di questa grande mostra, allestita tanto a Palazzo della Ragione quanto su tutto il territorio bergamasco. A partire dal San Bernardino dell’omonima chiesa in Borgo Pignolo, che era stato così pesantemente ridipinto da non essere più riconoscibile. In questo senso il lavoro dei curatori Marco Albertario, Monica Ibsen, Amalia Pacia e Maria Cristina Rodeschini è stato fondamentale per ridare slancio agli studi sul lavoro dello scultore e della sua bottega, avviata con successo proprio per dare seguito alle numerose richieste di lavoro ricevute in quasi un decennio.

Il Rinascimento in mostra. Una dozzina di sculture inedite sono emerse da un’attenta ricognizione del patrimonio artistico locale, individuate tra la città e le valli. Ma il percorso espositivo punta soprattutto a restituire una lettura emotiva del valore della scultura lignea, delicata e evocativa al contempo, pensata per sollecitare l’animo dei fedeli e per dare forma alle sacre letture.

Il San Bernardino dell’omonima chiesa in Borgo Pignolo, la Madonna con il Bambino di Santo Stefano degli Angeli, la Madonna con il Bambino del Santuario di Nese e il Crocifisso della parrocchiale di Gromo, sono le novità più eclatanti della mostra cui si affiancano le statue di San Bernardino e di Sant’Alessandro, la Madonna con il Bambino e l’Ecce homo, per una prima ricostruzione del disperso polittico di Santa Croce di Gandino. Accanto alle opere sono esposti pitture su tavole, gioielli e tessuti, a svelare una commistione fra le arti presente allora come oggi.

E anche in Provincia. L’attività di Bussolo e della sua bottega coinvolge un’area molto estesa. Così, la mostra prosegue idealmente in città e sul territorio, con una mappa di percorsi di approfondimento alla scoperta delle opere che sono rimaste nelle loro sedi originarie.

Dopo la tappa cittadina al Museo Adriano Bernareggi – dove è esposta l’ancona proveniente dalla chiesa di Sant’Andrea di Villa d’Adda – il tour si snoda in Val Seriana, coinvolgendo i polittici delle chiese di San Bartolomeo ad Albino e di Desenzano al Serio, il patrimonio artistico del Museo della Basilica di Gandino, la chiesa di Gromo San Marino con l’ancona della Resurrezione e la chiesa del Corpus Domini di Pagliaro (Algua).

Fortuna e disavventure di Bussolo. L’approdo di Pietro Bussolo a Bergamo è probabilmente legato alla sua fama di «intayador de anchoni», come si legge nel contratto del 1492 per la perduta pala di Ranica. Le prime opere prodotte nel soggiorno bergamasco – il San Bernardino, la Madonna di Nese e il Crocifisso di Fontanella – si legano alla sua esperienza delle tecniche e dell’arte milanese. Ma la sua personale poetica lo rendeva apprezzato sia in città (dove l’esempio milanese era seguito e ricercato) sia nella provincia, più legata al morbido gusto veneziano. Questa poetica si ritrova nella Madonna con il Bambino di Santo Stefano degli Angeli e nei successivi polittici di Albino e Villa d’Adda (quest’ultimo ora presso il Museo Bernareggi). Negli stessi anni Bussolo avvia una bottega in grado di affiancarlo nelle opere più complesse come il polittico di Gandino: i suoi collaboratori, tra i quali Donato Prestinari, si ritroveranno tutti a lavorare per la carpenteria del coro di Santa Maria Maggiore.

Da Bergamo giunge sul Garda, dove vive un periodo di grande fortuna prima di tornare a Milano; qui le mode e i gusto sono cambiati. Per questo fatica a trovare lavoro e tra il 1520 e il 1521 è incarcerato per debiti. La sua carriera si conclude a Bergamo, nel cantiere di Santa Maria Maggiore: tra il 1525 e il 1526 realizza due figure di mostri marini montati sopra la trabeazione dell’iconostasi. L’artista è pagato per un terzo animale fantastico, avviato e mai consegnato, forse a causa della morte sopraggiunta nella città dove viveva e dove si è affermato nel panorama della scultura lignea rinascimentale lombarda.

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