Le foto della colorata festa
di tremila Sikh a Bergamo

Abiti lunghi dai colori sgargianti, finemente decorati da minuti fili d’oro. Turbanti arancioni e blu avvolti ben stretti intorno al capo, simili a nuvole. Donne e uomini dai volti sereni, con occhi scuri e profondi come perle d’oriente, segnati a volte da rughe profonde, che ispirano saggezza. Ai piedi, ciabattine a punta di ispirazione tipicamente indiana, o semplici sandali privi di qualsiasi decorazione.

L’origine della comunità dei Sikh. Bellezza. Forza. Spiritualità. E in mezzo a tutto questo, una grande festa per celebrare l’anniversario della nascita della comunità dei Sikh, fondata nel Punjab – regione geografica oggi divisa tra Pakistan e India – da Guru Nanak nel 1469. “Sikh”, dal sanscrito sishiya, significa discepolo e sikh è chi segue la dottrina dei Dieci Guru e dell’Adi Grantha Sahib, il Libro sacro. Il 13 aprile 1699, avviene il battesimo della Khalsa, la prima comunità istituzionale Sikh, voluta da Guru Gobind Singh. È un gesto rivoluzionario, perché libera gli indiani che appartengono alla comunità dalle caste, dando loro libertà.

In Italia sono più di 70mila. Ogni aprile dunque, a Bergamo come in altre città d’Italia, si celebra l’anniversario del battesimo di una comunità che si ritrovò in larga parte, nel 1984, a lasciare l’India per sfuggire alle persecuzioni del Governo. Le istituzioni indiane, infatti, temevano che la comunità Sikh, evidentemente troppo unita, potesse salire al potere, determinando una vera rivoluzione tra le caste. Gli attacchi furono feroci, e non risparmiarono né le chiese minori, né il Golden Temple a Punjab, il maggior tempio Sikh. Le nuove generazioni migrarono dunque in cerca di pace e di fortuna, varcando le terre d’Occidente. Ecco perché oggi in Italia si contano oltre 70mila Sikh.

Sabato erano oltre tremila le persone arrivate a Bergamo per la celebrazione dell’anniversario di battesimo della prima comunità Sikh. Tremila uomini, donne e bambini, riunitesi in via Guglielmo Grataroli per formare un corteo che ha percorso una piccola parte delle vie della città.

Il corteo. Iniziato alle 14, il corteo era aperto da ragazzini vestiti di bianco, con dettagli di un arancio carico nelle vesti e disposti in tre file ben ordinate. Avevano tratti gentili e l’emozione dipinta sui giovani volti. Li seguiva un camioncino bianco decorato con semplici rose rosse, che trasportava un piccolo gruppo di quattro uomini, tre turbanti arancioni ed uno giallo, intenti ad elevare al cielo un canto di preghiera. Molte donne a piedi scalzi spazzavano la strada, per l’imminente arrivo del mezzo – un carro decorato ancora da rose e tende floreali – su cui stava il Libro Sacro, che incarna l’essenza finale del Guru. «Non ci si può avvicinare al Libro Sacro se non ci si copre la testa e non si cammina a piedi nudi», aveva spiegato Daljit Singh, Presidente dell’Associazione Gurdwara Singh Sabha di Cortenuova. Il carro era preceduto dai Panj-pyara, i cinque beneamati che portavano la spada. Nonostante il numero impressionante di persone, di colori e gesti, tutto richiamava ad un equilibrio che cercava la festa e l’incontro, senza mai uscire dalle righe. Per tutti vi era da mangiare e bere, in modo assolutamente gratuito.

La mostra fotografica. Alla comunità Sikh di Cortenuova è dedicata, in questi giorni, anche una mostra fotografica a cura del fotografo Andrea Tognoli: quaranta stampe formato 50×70, che raccontano gli sguardi di un popolo che sa essere comunità. La mostra sarà aperta domenica 12 e 19 aprile, presso il Guedwara Singh Sabah in Via San Giorgio, Santa Maria del Sasso, a Cortenuova, vicino al centro commerciale Le Acciaierie.