La mostra di Frangi al Creberg
Cose da sapere per apprezzarla

Sono grandi teleri, non appesi ai muri, ma agganciati a telai di metallo autoreggenti. Disposti nel grande spazio d’ingresso della sede del Credito Bergamasco (fino al 30 ottobre) costituiscono una sorta di delicato labirinto, nel quale fa quasi piacere perdersi. Sono i nuovi lavori di Giovanni Frangi, che, dopo essere stati presentati lo scorso anno al Museo Archeologico di Napoli (il più importante museo archeologico italiano, che da anni accoglie interventi di artisti contemporanei per far dialogare passato e presente), approdano a Bergamo. La tappa napoletana spiega le ragioni del titolo Lotteria Farnese: “Farnese” infatti è il riferimento alla grande famiglia che aveva espresso papa Paolo III, i cui tesori, per ragioni ereditarie sono finiti a Napoli, in parte lì e in parte al Museo di Capodimonte. Quanto a “Lotteria” il riferimento è proprio alla libertà con cui questi arazzi moderni possono essere disposti: sono come delle grandi carte che vengono “gettate” nello spazio e lo occupano con mille soluzioni possibili.

I teleri in realtà non sono arazzi ma grandi stoffe colorate, cucite tra di loro per comporre dei patchwork dalle geometri volutamente irregolari. Le cuciture poi finiscono per essere parte del disegno che si distende sulle superfici.

La domanda centrale infatti riguarda quello che su quei teleri Giovanni Frangi ha voluto rappresentare. Chi ne conosce l’opera può facilmente ritrovarsi: Frangi ha ormai familiarità con il pubblico di Bergamo in quanto almeno due importanti sue mostre si sono tenute proprio in città. Nel 2008, all’Oratorio di San Lupo aveva esposto un’affascinante installazione dedicata al versetto 24,25 del Vangelo di Matteo (Mt2425 era infatti il titolo dell’opera); nel 2010 in questa stessa sede del Creberg aveva esposto il ciclo Divina Wallpaper, uno dei più riusciti di questi suoi anni recenti.

 

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Sui teleri di Lotteria Farnese infatti Giovanni Frangi ha annotato, tracciando segni rapidi con gessi colorati, la sintesi dei suoi lavori. Ne è scaturito così un gigantesco taccuino su cui l’artista fa memoria del suo percorso, legandolo attraverso il minimo comun denominatore di quella traccia lasciata sui teleri. Per lui è un’opportunità di metabolizzare esperienze fatte e di vederle dentro una prospettiva unitaria. Per i visitatori invece diventa quasi un gioco a ritrovare sui grandi teleri opere già ammirate in altri contesti, o semplicemente a riconoscere la varietà dei soggetti che l’artista ha toccato nella sua storia recente. Un filo conduttore ovviamente c’è ed è l’osservazione della natura: boschi, acqua, sassi, paesaggi dominano la scena, a comporre un insieme omogeneo nella sua varietà. È una natura amata, compulsata, e poi rappresentata non nella sua sostanza fisica ma filtrando le sue geometrie fluide, che sono poi essenze poetiche.

Frangi presenta le sue opere in qualche modo gemellandosi con uno dei più grandi artisti lombardi di sempre, il Romanino, la cui Assunzione viene presentata al piano superiore della sede del Creberg, nello splendore ritrovato dopo il restauro. Ed è sorprendente scoprire come al centro della tela ci sia un stupendo paesaggio, tutto atmosferico e dal profilo concitato. La passione di Frangi per il paesaggio attinge a fonti come questa.

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