La pala di Lotto in Santo Spirito
Una sorta di talk show in Paradiso

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Decollerà presto per l’Ermitage questa grande pala di Lorenzo Lotto, appena restaurata a cura della Fondazione Creberg. Un capolavoro che raramente si era mosso dalla sua collocazione originaria, la quarta cappella di destra, nella Chiesa di Santo Spirito. Lì era arrivata nel 1521, dipinta su commissione di Balsarino Marchetti Angelini, titolare del patronato di quell’altare.

Tutto torna, in questa grande pala, dal formato quasi quadrato (287 di altezza per 268 di base), in cui la Madonna con il Bambino su un trono conversa con quattro santi. C’è Agostino, cui era dedicata la cappella che apparteneva ai monaci agostiniani; c’è Sebastiano, dato che annesso alla chiesa c’era l’ospedale che prendeva il suo nome. Mentre la chiesa stessa si trovava in contrada Sant’Antonio Abate, ed ecco così spiegata la sua presenza sulla destra. Più misteriosa le ragione della Santa Caterina, cui era probabilmente devoto il committente, che era un mercante che abitava in contrada San Giovanni Battista. E così si spiega anche la presenza del san Giovannino che alla base del trono se la spassa giocando con l’agnello. Quanto agli angeli, la loro presenza così folta si spiega con il nome della casata (Angelini). Mentre la colonna che un po’ bizzarramente si alza sulla sinistra, da sola, senza aver nessun compito di sostegno, è riferimento allo stemma della famiglia. Insomma Lotto in quest’opera non vuole lasciare zone d’ombra e compone un rebus perfetto, sigillato dalla presenza dello Spirito Santo, nel centro infuocato del cielo, in riferimento alla chiesa ospitante.

Cinque anni prima, nella immensa pala di San Bartolomeo, Lotto aveva scelto di tenere tutta la scena in un immenso interno. Qui invece, sceglie un’ardita via di mezzo. I personaggi sono tutti sistemati in un’architettura che è una sorta di salotto di marmo a cielo aperto. Un escamotage che serve per fare esplodere sullo sfondo uno stupendo cielo sopra il paesaggio ritagliato all’orizzonte. Si può quasi distinguere la stagione, perché i vapori e le brume parlano con chiarezza di un clima autunnale. Rispetto al cielo terso della meravigliosa pala dipinta appena qualche mese prima per San Bernardino al Pignolo, il tempo è girato verso l’inverno. La luce è più opaca, il cielo ha lasciato per strada quella limpidezza di cristallo.

Lotto non mette in scena semplicemente un quadro dove i santi adorano Maria. Maria invece è chiamata a condurre una sorta di talk show del Paradiso («Conversatio nostra in coelis est», scrive San Paolo in Filippesi 3:20-21): come in San Bernardino, Maria tiene le fila e dirige una conversazione dove nessuno va sulla voce dell’altro. Ognuno ha da dire la sua, ma le parti sembrano fondersi in un’armonia finale che rispetta le diversità. Solo Caterina sembra distrarsi un attimo, e allungando il collo guarda verso di noi quasi volesse intercettare nei nostri occhi lo stupore per quel meraviglioso abito che Lotto le ha riservato. Ne ha ben donde: l’arancione, luminoso e insieme goloso, di quella gonna grondante di pieghe ci abbaglia e resta a lungo impresso sulla retina anche quando girandoci, ce ne usciamo.