La scuola di iconografia a Seriate
dove si dà un volto al divino e a sé

La settecentesca Villa Ambiveri di Seriate, nota anche come Villa Bonomi-Vertova, è la sede di Russia Cristiana dal 1978, anno di fondazione dell’associazione. Tra coloro che ne promossero la nascita occupa un posto di assoluto rilievo Padre Romano Scalfi, e in particolare un episodio che lo vide protagonista, cioè l’incontro con il padre gesuita Igor Egon Sendler durante un seminario del Russicum Collegium, l’istituzione voluta da papa Pio IX per accogliere i seminaristi russi in fuga dal regime bolscevico. Padre Scalfi ha avuto sempre legami molto stretti con la comunità cristiana di Russia: negli anni Sessanta, ad esempio, ha portato nel Paese testi religiosi e ha partecipato alle edizioni del Samizdtat, il movimento culturale nato tra gli anni Cinquanta e Sessanta per stampare e diffondere le opere censurate dal regime.

Russia Cristiana sostiene ancora oggi molte attività di scambio interculturale, tra cui la notevolissima Scuola di Iconografia, che ha sede nella casa madre di Seriate. Elena Tagliabue, una dei maestri iconografi, racconta come la collaborazione tra l’associazione e la comunità russa si sia rafforzata col tempo, tanto che nel 1993 è stata fondata la Biblioteca dello Spirito, a Mosca. La Biblioteca funge tutt’ora da imprescindibile luogo di incontro tra le due culture, l’Orientale e l’Occidentale. Un mese fa, infatti, dieci ragazzi dell’Università di Vladimir sono venuti in visita a Seriate per uno stage.

Fino a una decina di anni fa, inoltre, i partecipanti alla Scuola di Iconografia si recavano a Pskov, città settentrionale della Russia e sede di un’antica scuola di icone, nata tra il XIII e il XVI secolo. I corsisti erano accompagnati da Padre Zenone, un religioso ortodosso che è stato anche uno dei maestri del centro di Seriate. I viaggi degli iconografi verso la Russia si sono purtroppo interrotti (anche se, quanto pare, si sta lavorando per riprendere la consuetudine). Non si è mai arrestato, invece, lo scambio di icone tra i due Paesi. Poco tempo fa è stata mandata un’icona della Madonna della Misericordia nel nord della Russia e un’icona di San Pietro e Sant’Andrea, simbolo dell’unione della Chiesa d’Occidente e d’Oriente, al vescovo cattolico della cattedrale di Mosca.

I corsisti e i maestri. «Il principio fondamentale della scuola è quello di restare fedeli all’origine. A contare non è tanto la tecnica, ma bisogna lasciarsi guidare la mano, dimenticare gli insegnamenti delle scuole d’arte», spiega Elena, che fino a poco tempo fa ha insegnato in un liceo artistico. Non è un caso che i corsisti, oltre a seguire lezioni di disegno e di teologia, vivano in comunità, seguendo ritmi e orari ben precisi. I corsi sono aperti a tutti: religiosi e laici, atei e credenti. La scuola, che accoglie persone di qualsiasi nazionalità e carisma, ha ospitato sacerdoti provenienti dal Messico, dall’America e dall’Europa e alcune suore del Verbo Incarnato, un ordine nato in Argentina nel 1984. I corsi non sono finalizzati soltanto all’apprendimento di una tecnica, ma promuovono, soprattutto, lo spirito di fraternità. Si tratta di veri e propri cammini spirituali (di fede, per chi crede) e ci sono state anche delle conversioni.

Il primo maestro iconografo è stato il già citato padre Igor, seguito da padre Adolf Ovčinnikov, restauratore emerito del Centro di Restauro Scientifico Grabar’ di Mosca. Padre Ovčinnikov è l’autore dell’Iconostasi per la Cappella della Scuola, dedicata alla Trasfigurazione, per la quale si è ispirato alle icone della chiesa di San Demetrio a Pskov. A chi gli faceva notare la stranezza del fatto che un religioso ortodosso aveva lavorato per un luogo di culto cattolico, diceva: «Mi sento di rispondere tranquillamente che nel XV secolo dei pittori pskoviani accettarono senza esitazioni di dipingere la cappella del castello di Wawel a Cracovia». Attualmente, il corso avanzato (o “Master”) della Scuola è condotto dal monaco Pavel.

Come funziona la Scuola? Il corso estivo dura quindici giorni e quest’anno si terrà dal 10 al 25 luglio. I partecipanti si dividono in gruppi: il primo comprende i principianti, il secondo i più esperti e il terzo è il “Master”. L’iter di apprendimento completo dura almeno quattro anni: il primo anno si apprendono le basi, il secondo si realizza l’icona con il volto di Cristo, il secondo quello della Madonna e il terzo quello dei Santi. Il “Master”, invece, ha un tema monografico deciso dal maestro iconografo. Ognuno è libero di scegliere il percorso che preferisce: c’è chi si ferma al corso base e chi invece, ogni anno, decide di iscriversi al corso avanzato, il cui argomento è di volta in volta diverso. Alla fine dei quindici giorni, comunque, tutti i partecipanti al corso si recano in processione alla Cappella della Scuola, dove le icone realizzate ricevono la benedizione. In questo modo la presenza dell’icona assume un valore sacramentale.

Realizzare un’icona. «Realizzare un’icona costituisce un paradigma di vita, perché simboleggia il cammino della vita cristiana: necessita preparazione e la pazienza dell’attesa. Si lavora tutti insieme, guidati dai maestri e dallo Spirito», dice Elena Tagliabue. Le icone sono realizzate esclusivamente con elementi naturali: legno, collanti di origine animale e vegetale, minerali e terre per i colori. Il carbone, il lapislazzulo, il cinabro, la malachite, il giallo indiano sono alcune delle materie prime impiegate per la realizzazione della tavolozza. Ricevute intatte, vengono opportunamente sminuzzate e amalgamate con il tuorlo d’uovo, una delle “colle” più usate.

La creazione di un’icona richiede tempo e impegno. Il lavoro inizia dalla costruzione della tavola di legno, che viene preparata nella falegnameria della Scuola. Il supporto ligneo, dopo essere stato squadrato e livellato, viene sottoposto alla fase dell’ “incamottatura”, o “intelatura”: la superficie è rivestita da una tela di lino, già imbevuta di colla calda. Si passa poi uno strato di gesso, variante moderna del composto di colla di storione e polvere fine di alabastro usato nell’antichità. La tavola, infine, è ricoperta da uno strato di terra ocra, che serve per livellare eventuali imperfezioni del legno. A questo punto, vengono incisi i contorni del disegno e poi si passa alla doratura, che a sua volta si compone di diversi passaggi. Lo sfondo viene dapprima brunito, cioè passato con una punta d’agata, polimentato, ovvero ricoperto con strati di terra rossa, sego e colla naturale e lucidato. Sono quindi applicati fogli d’oro sottilissimi, poi protetti con gommalacca. Alla fine della doratura, si prosegue con la pittura vera e propria. I colori usati sono i tre primari: l’oro, che fa le veci del giallo, il rosso e il blu-verde. L’oro e il rosso simboleggiano la divinità; il blu-verde rimanda alla terra, dunque all’umanità. Il Cristo Pantocratore è così vestito di rosso e ammantato di blu, mentre la Madonna ha la veste blu e il manto rosso, come simbolo della sua investitura divina. Il verde è invece il colore dei santi e dei martiri. Si possono seguire varie tecniche, tra cui quella dell’ “illuminazione” (con cui è stata realizzata l’icona della Tenera Madre nella cappella della scuola). È una delle più antiche e prevede la stesura, dapprima, di colori scuri, a cui sono sovrapposte pennellate di colori più chiari. Si simboleggia in questo modo il passaggio dalle tenebre alla luce divina. L’ultima fase è quella dell’iscrizione, durante la quale l’iconografo scrive sulla tavola il nome del soggetto rappresentato.

Le mostre. La Scuola organizza anche delle mostre, la prima delle quali si è tenuta nel 1982 al Meeting di Rimini. I membri dell’associazione impiegano due o tre anni per allestire uno di questi eventi, poiché, oltre a realizzare le icone, trascorrono periodi di intenso studio e approfondimento, servendosi dei ricchissimi materiali custoditi nella biblioteca della Villa, «conosciuta più dai russi che dagli italiani», aggiunge Elena Tagliabue. L’ultima mostra di Russia Cristiana, «Volti di santità. Da Pietro ad Ambrogio», si è tenuta nel 2014, presso la Fondazione Mantovani di Milano.

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