«La Silicon Valley sarebbe l’Europa
se non ci fosse stato l’olocausto»

Nell’epoca dell’immediatezza del racconto, la capacità di dilatare la narrazione senza far perdere interesse per l’argomentazione, anzi moltiplicandolo, è una manna dal cielo. Uno dei migliori a eludere questa frenesia è Federico Buffa, che parte dallo sport per andare molto lontano. Con il suo ultimo lavoro “Il rigore che non c’era”, scritto con Marco Caronna, sabato 6 aprile al Creberg Teatro, parte da una partita di calcio locale, in grado tuttavia di cambiare i destini dei protagonisti, per poi seguire i percorsi di alcuni dei più grandi sportivi della storia. È uno spettacolo centrato sulla controfattualità, sul «cosa sarebbe successo se…» che tanto va di moda nelle serie tv di oggi (basti pensare a “L’uomo nell’alto castello”, ambientato in un’America in parte dominata dai nazisti, usciti vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale).

 

 

«C’è qualcosa di simile – ci spiega Buffa – nello spettacolo: se Von Braun, il più grande scienziato missilistico di tutti i tempi, fosse stato passato per le armi come voleva la Gestapo nel ’44 e non fosse stato salvato da Albert Speer, gli americani, che lui ha mandato sulla Luna, ci sarebbero andati lo stesso? Ci sarebbero forse andati i sovietici, a cui pensò per un po’ di consegnarsi nel ’45? O magari non ci sarebbe andato nessuno? E inoltre: cosa sarebbe successo se tutti questi ingegneri, scienziati, architetti, in un’Europa non funestata dall’olocausto, fossero rimasti tutti qui e non se ne fossero andati negli Stati Uniti? Di sicuro non avremmo mai sentito parlare della Silicon Valley, perché gli ingegneri tedeschi col marketing ebraico ci sarebbero arrivati anni prima». Buffa entra in scena battendo un calcio di rigore. Poi si parla di Pelè e del suo millesimo gol, arrivato proprio dagli undici metri (ma non c’era). Poi lo show, che parte dal Grande Torino. Si passa quindi alle affinità tra Toro e Manchester United, a Sir Bobby Charlton, a Georgie Best. Ma non si parla solo di calcio, anzi…

 

Articolo completo a pagina 27 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 11 aprile. In versione digitale, qui.

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