Le mille e una vita (artistica)
di quello della Notte: Arbore

Renzo Arbore prosegue l’acclamato tour con la sua Orchestra Italiana. Martedì 14 maggio sarà al Creberg Teatro di Bergamo. «La scaletta del concerto – spiega Arbore – coniuga il nuovo e l’antico suono di Napoli: voci e cori appassionati, girandole di assoli strumentali, un’altalena di emozioni sprigionate dalle melodie della musica napoletana che evocano albe e tramonti, feste al sole e serenate notturne, gioie e pene d’amore». «Al suono di “Reginella”, ad esempio – aggiunge lo showman – vedo il pubblico (di tutto il mondo) cantare a squarciagola il ritornello di questo celebre brano e, magicamente, farsi trasportare proprio là (a Napoli) nella terra da dove quelle emozioni sono partite».

Giro del mondo. Lo showman italiano gira ininterrottamente il mondo, da un’estremità all’altra, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Messico al Canada, con innumerevoli concerti, acclamatissimi ovunque. In questi anni Arbore – facendo presa sul pubblico di qualsiasi latitudine – ha ottenuto tanti premi e riconoscimenti, cifre da “capogiro”. Vicino alle 82 primavere, divenuto per molti uno dei più grandi e blasonati ambasciatori della cultura italiana nel mondo, Renzo Arbore propone un live di 3 ore che racchiude in sé una cultura per la quale il maestro si è prodigato per la maggior parte della sua vita. I risultati ottenuti hanno, di fatto, confermato una passione per la musica leggera e il jazz nata probabilmente tra i banchi universitari, quando il giovane Lorenzo Giovanni, nativo di Foggia, frequentava i corsi di giurisprudenza a Napoli.

L’orchestra. Arbore è circondato da 15 musicisti talentuosi: “all stars”, come ama definirli egli stesso, tra i quali spiccano l’appassionato canto di Gianni Conte, la seducente voce di Barbara Buonaiuto, quella ironica di Mariano Caiano e i virtuosismi vocali e ritmici di Giovanni Imparato. E poi ancora: la direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe, fisarmonica e piano di Gianluca Pica, le chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, le percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, il basso di Massimo Cecchetti e, dulcis in fundo, gli struggenti e festosi mandolini di Nunzio Reina, Salvatore Esposito, Salvatore della Vecchia.

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