L’incredibile ponte di Øresund
capolavoro che si tuffa nel mare

Il ponte di Øresund è un esempio unico di ingegneria infrastrutturale. È un modello raro in Europa, per l’ambizione del progetto, per la difficoltà e i costi di realizzazione (3 miliardi di euro), e per la piena riuscita dell’opera. Collega la cittadina svedese di Malmö alla capitale della Danimarca, Copenhagen, attraverso lo stretto di mare su cui si estende. Per enfatizzare la sua funzione di “via connettiva”, al ponte è stato dato il nome ufficiale di Øresundsbron, un ibrido di svedese (Öresundsbron) e di danese (Øresundsbroen).

 

Oresund.ASTER.20040410

 

Una breve descrizione. Il ponte, lungo 16 chilometri, è costituito da due piani: su quello superiore viaggiano le automobili e gli altri automezzi, su quello inferiore i treni. La strada, che per 5.35 km si trova in territorio svedese, conduce fino all’isola artificiale di Peberholm, un territorio della lunghezza di 4.05 km, che è diventato una riserva naturale. La lungimiranza dei due popoli nordici, infatti, ha lasciato che le specie vegetali e animali vi crescessero liberamente e ora l’isola è un luogo d’osservazione privilegiato per diverse qualità di uccelli e per il rospo verde. Da Peberholm in poi, il ponte prosegue come tunnel sotterraneo, formato da due corsie parallele, affiancate da una corsia d’emergenza, e lungo altri quattro chilometri. Riemerge in superficie all’altezza dell’aeroporto Kastrup di Copenhagen. In questo modo, il prodigio dell’architettura unisce Svezia e Danimarca e garantisce loro un contatto diretto con il resto del mondo. Oggi oltre tre milioni e mezzo di persone circolano sul ponte, passando velocemente e in sicurezza da un Paese all’altro.

Le origini del ponte. L’idea di costruire un ponte sullo Öresund risale addirittura al 1936, ma è solo nel 1995 che la costruzione dell’infrastruttura, progettata dallo studio svedese Dissing+Weitling, ha avuto inizio. La realizzazione è stata affidata a una joint venture formata da Hochtief (tedesca), Skanska (svedese), Højgaard & Schultz (danese) e Monberg & Thorsen (danese). Durante i lavori sono state addirittura scoperte sedici bombe inesplose risalenti alla Seconda guerra mondiale, depositatesi sul fondale marino e inavvertitamente inglobate in un segmento del tunnel. Nonostante ciò, la costruzione è terminata tre mesi prima di quanto preventivato, nell’agosto 1999, grazie all’impegno e alla serietà degli operai.

Le celebrazioni seguite al completamento della maestosa opera sono state degne della sua importanza: il 14 agosto 1999 il principe Federico di Danimarca e la principessa Vittoria di Svezia si sono incontrati al centro del ponte-tunnel, mentre l’inaugurazione ufficiale, il 1° luglio 2000, ha visto protagonisti la regina Margherita II di Danimarca e il re Carlo XVI Gustavo di Svezia. Un vero tripudio di teste coronate. Quello stesso giorno, l’Øresundsbron è stato aperto al pubblico e da allora gli spostamenti dalla Danimarca alla Svezia sono aumentati del 60 percento. Dal 2005, in modo particolare, si è registrato un incremento significativo degli automezzi transitanti, nonostante l’elevato costo del pedaggio. Probabilmente la causa risiede nel fatto che molti danesi hanno comprato casa in Svezia, dove, a quanto pare, costano meno che a Copenhagen, e ritornano ogni giorno in Danimarca per lavorare. Passando sul (e dentro) il ponte-tunnel.

Un affare per le casse di Stato. Danimarca e Svezia hanno dovuto sborsare 3 miliardi di euro per l’ Øresundsbron, ma hanno fatto bene i loro calcoli. La compagnia proprietaria del ponte è per metà danese e per metà svedese e ha chiesto dei prestiti garantiti dai due governi per finanziare la costruzione. Le sole entrate del gruppo sono costituite dai pedaggi degli automobilisti, che sono piuttosto salati, dal momento che ammontano a 40 euro circa – una cifra soggetta a sconti del 75 percento per chi fa un uso regolare del ponte. Eppure, tanto basta alla compagnia per ripagare i suoi debiti, che probabilmente saranno estinti entro il 2037. Un semplice calcolo matematico. Il ponte, inoltre, ha fatto guadagnare a Svezia e Danimarca 11 bilioni di dollari americani, grazie all’aumento degli spostamenti e al decrescere delle spese relative al traffico. L’Øresundsbron, dunque, non è solo un esempio di bravura tecnica e di integrazione tra progettazione ed esecuzione. È un esempio di alta collaborazione tra due Paesi, fermamente decisi a proteggere il ruolo connettivo rivestito dall’infrastruttura: i nazionalisti svedesi contrari all’Unione Europea, infatti, non possono lavorare in Danimarca.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.