Lo sciopero del tifo degli ultrà
e quel lungo applauso sullo 0-2

Ci sono due momenti che segnano, parlando dei tifosi, la partita vissuta al Gewiss Stadium contro il Cagliari. S’è perso per 2-0 e le scatole girano a tutti, ma lo sciopero iniziale della Curva e l’applauso dello stadio quando i sardi hanno segnato il 2-0 restano qualcosa di molto importante e che merita di essere sottolineato. Perché vincere sempre è impossibile ma subire il contraccolpo morale sta nell’ordine delle cose, quando il risultato non sorride. Nonostante ciò, Bergamo sa sorridere. Sempre.

Lo sciopero degli ultras. Sotto una pioggia battente ma con il nuovo tetto a proteggere finalmente la testa dopo anni di intemperie, la Curva Pisani ha iniziato la sua gara senza cori e nemmeno striscioni. Le motivazioni sono state spiegate in un volantino fatto circolare la sera prima della gara sul profilo Facebook ufficiale “Sostieni la Curva”: si tratta della reazione degli ultras a una serie di situazioni degli ultimi mesi per cui sono arrivati e stanno arrivando provvedimenti restrittivi. Dall’ingresso in campo e fino al 10’ di gioco, lo stadio sembrava un acquario. La protesta ha coinvolto anche la Curva Morosini e pure una nutrita rappresentanza di ultras del Cagliari, che hanno fatto ingresso nel settore un paio di minuti prima della fine dello sciopero per solidarietà con i bergamaschi. Da quel momento in avanti, è stato srotolato lo striscione “Lunga Vita Agli Ultras” e sono stati cantati alcuni cori contro la polizia prima di iniziare il solito grandioso sostegno alla squadra.

La partita: i gol, Ilicic e la mancata rimonta. La partita è nata male ed è finita peggio: dopo parecchi mesi, i sostenitori della Dea hanno visto nuovamente la squadra uscire sconfitta tra le mura amiche e la sensazione che il Cagliari abbia giocato meglio (soprattutto in avvio) è stata netta. Prima dello sfortunato autogol di Pasalic, la squadra ospite aveva infatti già creato alcune palle gol interessanti. Che non fosse giornata giusta si è capito anche nel momento in cui la palla scagliata da Gomez si è infranta sulla traversa, carambolando sul fondo dopo la deviazione con la nuca di Olsen. La “prima” partita è finita con l’espulsione di Ilicic: il difensore del Cagliari Lykogiannis ha certamente tenuto il gomito alto,ma la reazione di Ilicic con quel calcetto al numero 22 dei sardi va evitata sempre, perché poi il rosso pesa in modo enorme sul match. Ilicic anche l’anno scorso a Empoli si fece cacciare per un “vaffa” di troppo all’arbitro: è un campione e nessuno lo discute, ma certe situazioni vanno gestite meglio.

L’applauso sul 2-0 del Cagliari. Detto del rosso a Ilicic, la gara nella ripresa ha ripagato i tifosi con tanto orgoglio dei giocatori in campo. Quando il Cagliari ha segnato il 2-0, lo spicchio riservato ai sardi si è infiammato ma nel giro di qualche secondo è arrivato un segnale che tutto il calcio italiano dovrebbe apprezzare e sottolineare. Sotto la pioggia battente e con il raddoppio appena incassato, la Dea è stata presa per le braccia dal suo popolo e ha rialzato la testa. In migliaia hanno iniziato ad applaudire tra lo stupore di chi non è abituato a tanta bellezza. Nel finale, i nerazzurri ci hanno provato ancora. Olsen ha salvato un paio di situazioni prima che il 2-0 andasse in archivio. La rincorsa ai piani alti della classifica si è interrotta, adesso la Dea è appaiata al quarto posto con Lazio e Cagliari, con la Roma a 22 punti e la coppia Juventus-Inter più avanti. È stata una domenica storta, in tanti l’hanno accolta con la bocca di traverso, ma bisogna fare quadrato e guardare avanti: mercoledì c’è il City e sarà una notte di stelle.

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