L’opera più bella di Palma il Vecchio
(è al museo di Alzano Lombardo)

Mancano poche settimane all’inaugurazione ufficiale della mostra di Palma il Vecchio, la grande esposizione che ha tutta l’intenzione di attrarre a Bergamo un numero altissimo di visitatori, offrendo loro uno degli artisti centrali per la storia del territorio. La grande mostra su Palma avrebbe dovuto,  in particolare – ma pare che non sarà proprio così – allargarsi a tutto il territorio, tassello dopo tassello, per fare da traino alla provincia intera. In realtà, buona parte dell’esposizione resterà racchiusa a Bergamo, anche se, al Museo di San Martino di Alzano Lombardo, si è difesa la “paternità” di una delle opere più importanti del maestro, che sarà dunque visibile soltanto nel paese.

La Pala di San Pietro Martire. Si tratta di un grande dipinto proveniente dalla chiesa alzanese di San Pietro. Palma il Vecchio lo abbozza a Venezia, per la chiesa dei domenicani di San Giovanni e Paolo ma, ovviamente, l’artista di Serina non è il solo a presentare un progetto. Anche Tiziano partecipa all’appalto e lo vince. In ogni caso, le opere pensate dai due artisti sono entrambe rivoluzionarie. Per la prima volta una storia così tragica come la rappresentazione del martirio non è riservata alla predella ma guadagna il posto centrale della pala d’altare, contribuendo alla nascita della pala moderna. Il progetto è interessante e Lorenzo Lotto, grande amico di Palma, convince l’architetto Isabello (lo stesso della chiesa di Santo Spirito a Bergamo) ad inserirlo nella chiesa di San Pietro che stava ultimando ad Alzano. Ecco dunque come il dipinto è giunto in provincia di Bergamo. Il perché sia un’opera storica, invece, è presto detto. La pala veneziana del Tiziano non esiste più, distrutta in un incendio, per cui quella di Palma resta l’unica traccia della vicenda e prima grande testimonianza degli inizi del protestantesimo nelle nostre terre.

Nel 1730 la Pala del martirio venne collocata nella centrale Basilica di San Martino per motivi di sicurezza, mentre recentemente ha trovato collocazione all’interno del museo. In occasione della mostra dedicata a Palma il Vecchio l’opera sarà esposta all’interno delle sagrestie fantoniane, mentre con un grade sforzo di mezzi e volontari sarà visitabile anche la chiesa di San Pietro, ormai quasi completamente chiusa al pubblico. Nelle frenetiche settimane in cui si è elaborato il progetto espositivo si è tentato di ricollocare la Pala di San Pietro martire nella sua posizione originaria all’interno della chiesa, ma lo sforzo economico e di mezzi è stato giudicato eccessivo. Per il museo è già un successo che uno degli ultimi dipinti di Palma possa trovare l’interesse rinnovato del pubblico e resti ad Alzano, nonostante le pressioni di chi lo avrebbe voluto esposto a Bergamo.

 

pala

 

Il museo di San Martino, un lungo progetto e un buon successo di pubblico. Il centro di Alzano Lombardo è conosciuto dagli appassionati d’arte e storia soprattutto per le sagrestie fantoniane. Le tre sale scolpite dalla bottega dei Fantoni e intagliate dai Caniana sono note, è il caso di dirlo, in tutto il mondo e presenti in scritti e racconti di intellettuali europei come una meraviglia da non perdere.

Ma il complesso del museo di San Martino non si ferma a queste tre sale e raccoglie uno spazio molto più ampio e un tesoro molto più ricco. Nasce nel 1994 col l’obiettivo di valorizzare tutto il patrimonio ecclesiastico di Alzano. Viene creato soprattutto per rispondere ad una situazione di emergenza: le sagrestie sono cadute in abbandono, chiuse al pubblico, degradate. Il proprietario del complesso e dei suoi offuscati tesori è il parroco, l’allora – come oggi – Monsignor Alberto Facchinetti, che decide di prendere in mano la situazione, raccoglie gli sponsor e avvia il restauro delle sagrestie e la raccolta e archiviazione degli arredi liturgici. Inizia un lungo lavoro che arriva alla creazione del museo, con decreto vescovile, fra le sale del seicentesco Palazzo Pelliccioli e raccoglie una rete di volontari che lo gestiscono e lo tengono attivo, ottenendo il riconoscimento di “museo” anche da parte della Regione Lombardia.

Il complesso fa parte oggi della AMEI (Associazione Museale Ecclesiastica Italiana) e fa parte del gruppo dei musei diocesani di Bergamo e in questo senso è “fratello” del Bernareggi, del Museo di Romano di Lombardia, del Museo della Basilica di Gandino (il più antico), di quello di Vertova e Rossino con i quali crea una rete museale che è stata presa da esempio per tutti i musei diocesani d’Italia.

Una squadra di volontari ed esperti. Sono circa una quarantina le persone che, a vario titolo, si occupano del museo. Sotto la guida del rettore, il professor Panigada, lavorano all’archiviazione, alla digitalizzazione, alla segreteria, allo studio e alla raccolta dei documenti e garantiscono le visite guidate grazie a cui il Museo sopravvive. Infatti, con circa 6mila visitatori l’anno, quello di San Martino è il Museo Diocesano più visitato della bergamasca. C’è da sottolineare che tutto questo lavoro è svolto a titolo gratuito e i proventi che arrivano dalla vendita dei biglietti assicurano la conservazione di questo enorme patrimonio che non riceve nessun altro tipo di sovvenzione né finanziamento.

I visitatori, spesso vengono più da fuori che dalla provincia. E con fuori si intende Veneto, Emilia e l’estero, grazie a quell’incredibile pubblicità che si chiama passaparola. Proprio per  incrementare il numero dei visitatori, fra pochi giorni sarà online il nuovo sito del museo, che si propone di fare bella mostra di sé ai tour operator che possono convogliare i turisti ad Alzano Lombardo, oltre che cercare di inserire questo tesoro locale in un’ottica di valorizzazione turistica a più livelli.

Una raccolta incredibile e viva. Sono migliaia di pezzi quelli raccolti nelle quattordici sale del museo e nei magazzini. Paramenti liturgici, arredi, mobili fantoniani, vesti, documenti, messali, che all’occorrenza vengono presi dalle sale e usati per le processioni o le funzioni religiose. Tra gli altri tesori anche il dipinto di Palma il Vecchio e un’opera di Tintoretto, paramenti risalenti al 1400 e tantissime opere dei numerosi artisti che si sono succeduti nella grande fabbrica della Basilica. Oltre a questo prezioso servizio e alle visite guidate, il museo organizza incontri e conferenze che, sempre nell’ottica della valorizzazione di un percorso storico/artistico legato al sacro, puntano a inserire attivamente il museo nel territorio e stanno accrescendo negli anni il proprio riscontro.