Lotto e il suo capolavoro “in bianco”
Un tesoro nascosto di Città Alta

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Tra i tanti capolavori di Lotto di cui Bergamo può far vanto, questo è forse il più defilato. Quello che si vede, poco riprodotto, che in tanti non conoscono: è il Lotto di San Michele al Pozzo Bianco. Abitava nelle vicinanze l’artista, e probabilmente aveva assimilato il nome di quella chiesa quattrocentesca che doveva il suo nome ad un pozzo in marmo bianco che c’era dove iniziava la scarpata. Lotto infatti venne chiamato da una confraternita assistenziale ad affrescare una cappella con le storie di Maria e lasciò uno straordinario ciclo proprio dominato dal bianco.

Non è semplice dipingere il bianco. È un “non colore” che può svuotare la composizione creando quasi dei buchi, degli effetti di non finito. Il bianco è il colore dei fantasmi. Ma Lotto era artista eccentrico, che non riusciva mai ad accomodarsi su soluzioni semplici. Cercava sempre il colpo d’ala, lo slittamento nell’imprevisto. A San Michele, Lotto si mette alla prova proprio sul bianco. Guardate la scena della nascita di Maria: bianche le lenzuola e i grandi cuscini nel letto di Anna, bianco il muro che si apre sullo sfondo, bianco il velo della donna in primo piano che sta sistemando le fasce, bianco il suo grembiule, bianche le cuffie e i grandi colletti, simbolicamente avvolta di bianco Maria, che in questo modo rappresenta l’Immacolata Concezione (il dibattito sul farne un dogma era molto acceso già a quei tempi). Nella lunetta all’ingresso è vestita di bianco Elisabetta, nella scena bellissima della Visitazione. E a sinistra è in bianco come una sposa la Madonna nell’Annunciazione.

La cosa straordinaria è che, davanti a questi affreschi, quello che resta nello sguardo è proprio il bianco: che è pieno, denso, luminoso. I colori sembrano affievolirsi, andare in secondo piano, con una logica contraria a quella che si poteva supporre. Fu volontà dei committenti? Fu scelta sfidante di Lotto? Impossibile dirlo. Certo oggi ad entrare in San Michele al Pozzo Bianco c’è la sorpresa di restare abbagliati dal colore per loro natura opachi dell’affresco. Verrebbe da dire che Lotto così riesca quasi ad accendere i muri, come se avesse a disposizione dei magici neon per dare luce alle sue figure.

Era il 1525. Quando depose i pennelli, Lotto lasciò Bergamo per sempre, perché richiamato a Venezia. Se ne andò lasciando dietro di sé questa bianca scia.