Luigi Ontani, l’inesauribile creatività
di un artista del corpo e della parola

È stata inaugurata il 3 ottobre e resterà aperta fino al prossimo 11 gennaio la grande mostra che GAMeC dedica a uno dei più importanti artisti italiani contemporanei. Luigi Ontani è un uomo per il quale è impossibile separare l’opera dalla persona, perché parte integrante della sua creazione è il corpo: trasformato, ripreso, cambiato, mascherato e modellato in moltitudini di pose, attitudini, idee e pensieri differenti. Con una espressività che continua, intatta nella sua forza, dagli anni Sessanta.

 

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La mostra “Er” “SIMULACRUM” “Amò” raccoglie opere di periodi storici diversi, dalle prime performance degli anni Sessanta alle più recenti ambigue e ironiche immagini, create attraverso l’utilizzo della fotografia lenticolare. Ma è soprattutto una mostra che racconta il continuo dialogo fra questo grande artista italiano e l’arte del passato, classica o moderna che sia, con le sue simbologie e le sue bellezze.

Il corpo della performance. Come ben descritto da Giacinto di Pietrantonio, nel catalogo in edizione GAMeC Books, per capire chi è Ontani e quanto il suo lavoro abbia influenzato l’arte degli ultimi anni è bene ricordare che una delle sue opere più famose – il Ratto delle Sabine d’après David – rimase per dodici anni sulla copertina di Performance: Live Art from Futurism to the Present, il più importante saggio mai scritto sull’arte performativa, firmato Roselee Goldberg. Un esempio efficace per spiegare quanto la sua idea artistica sappia resistere al tempo e possa, al tempo stesso, essere assunta a icona di un modo di intendere la performance artistica.

I Tableaux Vivants e la mostra di Bergamo. Ciò che ha reso Luigi Ontani noto al grande pubblico sono i suoi Tableaux Vivants, reinterpretazioni dal vivo di opere pittoriche – con riferimenti più o meno chiari al dipinto di partenza –, riuscite reinterpretazioni dei classici attraverso la forza vitale del corpo in scena.

La mostra alla GAMeC svela quindi tutto il suo lavoro sulle simbologie, sull’iconografia, sui significati “altri” delle cose. Sono immagini che nascono da una profonda conoscenza del valore della rappresentazione, e che si perfezionano durante i viaggi, condotti soprattutto in un Oriente carico di ritualità e misticismo.
Si tratta per lo più di fotografie, stampate in varie dimensioni, in cui la presenza dell’artista e la valenza del colore costituiscono punti fermi e fondanti: Ontani si spoglia, si riveste, si maschera in maniera ironica e seria, svelando ambiguità e riformulando il significato degli oggetti che, con lui, vivono nell’opera. Una serie di scatti che raccontano più di quarant’anni di lavoro, sviluppati in una progressione tecnica che va dalle fotografie alle pellicole dipinte con acquerelli e tempere (tecnica perfezionata durante i viaggi in India), fino alle immagini lenticolari che trasformano gli scatti in ologrammi, rappresentazioni in movimento create con una serie di immagini sovrapposte. Un racconto coerente e sempre nuovo.

I sapienti giochi di parole. Una caratteristica peculiare del personaggio Ontani è la sua ironica e notevolissima abilità di giocare con le parole. È un’arte sapiente, questa, che si ritrova nei titoli e nelle opere del maestro e che rimandano, anche in questo caso, ad una pluralità di sensazioni racchiusa nell’immagine: ErmafroDito, GariBaldiOnore, Cupido inFido, Lapsus Lupus sono alcuni esempi di questa sottile capacità di rimando a significati altri. Lo stesso titolo della mostra riprende la parola Bergamo alla quale sono state tolte la B e la g creando “er” e “amò” intervallate dalla parola “simulacrum” che indirizza lo spettatore lungo il viaggio narrato dal corpo artistico di Ontani.