Mani che lavorano e che raccontano
Storie di vita e fatica in tredici foto

Ospitiamo il progetto fotografico di Stefano Lavelli “Mani che lavorano e che raccontano”: tredici foto che narrano uno «scambio empatico», e che raccontano una storia. I soggetti hanno poi “intitolato” lo scatto con una frase emblema della loro vita.

L’autore: Stefano Lavelli. «Mi chiamo Stefano Lavelli e sono un bergamasco appassionato di “street photography”. Ho appreso tutto ciò che conosco per strada, dedicandomi a cogliere istanti della vita di persone comuni. Volti, azioni, situazioni… L’empatia verso il soggetto riveste un ruolo determinante, naturalmente. Cercare di catturarne l’essenza nella bellezza, nella sofferenza e nella quotidianità è la motivazione che alimenta la passione per questo tipo di fotografia. La mia tecnica si basa su tre principi: camminare, attendere, ascoltare. Camminare permette agli occhi di essere stimolati nella loro curiosità. L’attesa, invece, è il risultato della determinazione di ottenere un valido risultato, anche se non si ha sempre la fiducia e la certezza di raggiungerlo. Essere determinati in questa ricerca, infine, ci avvicina ancor di più alla conoscenza dei soggetti, e anche di noi stessi. Per concludere, la “street photography” (fotografia di strada, per l’appunto) non rappresenta solo una forma d’arte: è per me una sorta di terapia che dà espressione al mio bisogno di entrare in relazione col mondo».

 

Balasz, asfaltista
(41 anni, Russia)

«Ho pagato quattromila dollari per un viaggio sotto un camion, rimanendovi attaccato per dodici ore consecutive».

 

Rachid, distributore di volantini
(65 anni, India)

«Vorrei tanto sedermi. Cammino e corro da cinquanta anni. In India trainavo il risciò…».

 

Anatolj, bitumatore
(44 anni, Georgia)

«Sono l’ultimo di ben tredici fratelli. Viviamo tutti in tredici Paesi diversi dell’Europa».

 

Matel, contadino
(29 anni, Ucraina)

«Mi manca tanto la mamma. Il papà? Me l’hanno portato via i russi. Non l’ho più rivisto».

 

Malikov, autista di ruspa
(58 anni, Cecenia)

«Ho ancora paura dei russi. Ce ne sono così tanti anche qui che esco poco di casa: mi ricordano quando giravano casa per casa rompendo tutto».

 

Florin, muratore
(30 anni, Romania)

«In Romania ho fatto la fame, in Italia ho fatto la famiglia».

 

Irina, prostituta
(44 anni, Bielorussia)

«Botte. Ho sempre preso solo e soltanto le botte nella mia vita».

 

Paolo, raccoglitore di ciliege
(50 anni, provincia di Bergamo)

«Non lamentatevi sempre del prezzo delle ciliegie, non sapete quanto lavoro e quanta fatica ci sono dietro».

 

Elena, ricamatrice
(51 anni, Bulgaria)

«Sognate sempre, sognate sempre. Ce la farete».

 

Konrad, gruista
(55 anni, Polonia)

«Vivo in Italia ormai da trenta anni. Qui, praticamente, ho trovato la mia America».

 

Mauro, formaggiaio
(16 anni, provincia di Brescia)

«Lo faccio per aiutare il mio papà. Puzzo di formaggio, sempre. Mi spieghi come trovo una ragazza? Me lo spieghi?».

 

Teresina, volontaria
(82 anni, Stezzano)

«Aiutando qui, mi sento vicino alla Madonna. La preghiera mi aiuta, mi ha aiutato. Tanto».

 

Anselmo, sacrestano
(78 anni, Bergamo)

«Sono solo. E questa è la mia casa».

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