Milano capitale dei robot

Si fa presto a dire robot. Dal 30 Luglio al 1 Agosto al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano si è tenuta una conferenza internazionale dal titolo Living Machines. È la terza nel suo genere: la prima è stata a a Barcellona, la seconda a Londra.

Le conferenze Living Machines, a scadenza annuale, sono un luogo in cui si incontrano scienziati che si occupano di costruire robot e sistemi artificiali “copiando” organismi viventi – animali o vegetali – dotati di caratteristiche particolari, la cui replica artificiale può servire a risolvere un sacco di problemi. Ad esempio: a far muovere un braccio che abbia perso (per un incidente o per altra causa) la connessione col cervello.

Il titolo della conferenza – Macchine Viventi – dice bene la questione: oggi siamo tecnologicamente in grado di costruire entità ibride (uomo/macchina) in cui l’elemento artificiale agisce come supporto, integrazione o sostituzione di strutture biologiche danneggiate, come gli arti.

 

 

Basta andare a controllare sul sito di Living Machines chi sono i membri del Comitato Organizzatore – di cui avremo occasione di riparlare – e fermarci un attimo sugli Organizzatori Locali, per rendersi conto di cosa sta succedendo in questi giorni. Appartengono tutti all’Istituto Italiano di Tecnologia – che ha sede in diverse città italiane, fra cui Genova, Milano e Pisa.

Roberto Cingolani, un fisico, è il Direttore Scientifico dell’ITT di Genova e uno dei massimi esperti mondiali nel campo della robotica. Troppo lungo dire cosa ha fatto. 700 pubblicazioni scientifiche sono comunque una bella cifra.

Giorgio Metta si occupa essenzialmente di “mimare” i processi di intelligenza umana costruendo robot antropomorfi – bambolotti grandi come bambini di 3-5 anni – che oltre a muoversi, possono anche capire alcuni procedimenti logici ed elaborarli. Ovviamente non fa tutto da solo: il progetto cui partecipa prevede la progettazione di piattaforme informatiche open source, distribuzione di software, collaborazioni diverse con studiosi di tutto il mondo. Si possono vedere le loro facce sul sito dell’ITT di cui dirige il Dipartimento iCub Facility.

 

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Il campo d’elezione di Barbara Mazzolai è la micro-biorobotica. Ha realizzato una macchina-pianta in grado di purificare l’ambiente in cui si trova: le strade cittadine come lo spazio. Attualmente sta occupandosi di due robot capaci di imitare il comportamento delle radici nel terreno. «Ci serve non solo per capire come “ragionano” le piante, ma anche per sfruttare gli aggeggi in contesti ambientali difficili».
Sembra incredibile, ma i microrobot in questione (lei si occupa di microbiologia, non dimentichiamolo) in certo senso «vivono» come i vegetali. E crescono anche. «Se le piante aggiungono cellule alle estremità delle radici per non morire in ambienti difficili come il sottosuolo, allo stesso modo si comportano anche i nostri robot: solo che al posto delle cellule aggiungono materiale realizzato da una mini stampante 3D all’interno».

Non basta davvero più dire robot. Ci sono robot umanoidi, robot ispirati agli insetti, alle piante, ai pesci e ai microorganismi, le interfacce tra sistemi artificiali e sistemi biologici. C’è persino chi si occupa del concetto di sé che hanno i robot.
Minoru Asada, dell’Università di Osaka, parlerà della robotica dello sviluppo cognitivo e affettivo. C’è davvero da perdersi. Da naufragare, avrebbe detto il poeta.