Il Moroni è volato a New York
Ma andate a vedere la sua assenza

Il Cavaliere in Rosa parte per New York. E insieme a lui i coniugi Spini e tanti altri capolavori di Moroni. Infatti il 21 febbraio aprirà alla Frick Collection, uno dei templi dell’arte antica nella Grande Mela, una mostra, la prima di grande importanza, dedicata al grande artista bergamasco. «Moroni: le ricchezze del ritratto rinascimentale», questo il titolo, è curata da Aimee Ng, Simone Facchinetti e Arturo Galansino. Anche l’Accademia Carrara ha naturalmente concesso prestiti importanti, in particolare la coppia dei coniugi Bernardo Spini e di sua moglie Pace Rivola Spini. Due ritratti a figura intera, tra i capolavori della ritrattistica del 500.

 

 

Nella sala che accoglie le opere di Moroni rischiava di aprirsi un vuoto difficilmente compensabile con altre opere. Ecco così l’idea di mettere al lavoro un artista contemporaneo per immaginare qualcosa che evocasse i quadri transitoriamente passati sull’altra sponda dell’Oceano. È Gianriccardo Piccoli l’artista che ha proposto questa idea coraggiosa e vincente, giustamente raccolta da Maria Cristina Rodeschini, direttore della pinacoteca. Da sabato 9 febbraio nella sala dei Moroni della Carrara saranno esposti i suoi coniugi Spini, delle stesse dimensioni degli originali. È un’operazione di grande finezza e intelligenza quella compiuta da Piccoli, che si allarga poi ad altre opere moroniane realizzate con la stessa tecnica e filosofia negli spazi di ingresso della Pinacoteca. Piccoli ha condensato le immagini del suo grande predecessore in sagome elementari, ritagliate dentro uno spazio ridotto anch’esso all’essenziale. Sono immagini di notevole eleganza e liberate da ogni pedanteria. Piccoli non ha inseguito le sembianze dei personaggi ma ha lasciato vuote le aree dei volti, mettendo così in movimento in chi guarda il motore della memoria. Il pittore da anni lavora su Moroni e ha trovato in questa opportunità il modo per rendere noto il percorso fatto.

 

 

Sono presenze leggere, quasi che i personaggi ritratti da Moroni avessero lasciato la loro ombra sui muri prima di partire per la mostra di New York. Grazie alla tecnica preziosa che lo contraddistingue (Piccoli lavora sovrapponendo delle garze semitrasparenti alle tele), i ritratti emergono dal fondo come delle impronte incancellabili. Incancellabili in quello spazio, ma incancellabili anche dall’immaginario di chi li ha visti e li ha sentiti come appartenenti al proprio mondo. Con grande intelligenza, inoltre, Piccoli lavora sul colore che è la cifra, il colore identitario di Moroni: il grigio. Annulla quasi tutti gli altri toni per assestarsi su quella scala di grigi che già Roberto Longhi e Giovanni Testori avevano identificato come la nota più poetica e anche più moderna del grande artista nato ad Albino. Una dominante grigia che annulla gli effetti speciali della stagione manierista e che mette Moroni tra i più legittimi precursori di Caravaggio.

 

 

Vedere Moroni in assenza, grazie all’intervento di Piccoli, è paradossalmente un vedere meglio Moroni: si intercetta la sua energia sempre così essenziale, quel suo mondo senza fronzoli. Quella sua visione in apparenza austera, ma in realtà appassionata. Tra Piccoli e Moroni si è instaurata come una sintonia profonda, grazie alla quale ciascuno diventa più pienamente se stesso. Un’occasione da non perdere, dunque, per capire come l’arte contemporanea può con intelligenza diventare una leva importante per sguardo meno scontati sulla grande arre del passato

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