Non sarà certo un diluvio
a fermare 1.400 cuori nerazzurri

È iniziata con la pioggia ed è finita con la pioggia, ma con in più tre punti importanti in classifica. Importantissimi per il morale e per il campionato di una squadra che continua la sua marcia verso i quartieri nobili della graduatoria seguita da un pubblico talmente appassionato che una bronchite al lunedì mattina val bene novanta minuti più recupero sotto al diluvio. Bologna-Atalanta, terza vittoria di fila per la squadra di Gasperini, è stata una bella trasferta; al Dall’Ara la Dea ha sofferto e vinto ma ormai contano solo i tre punti e il resto è già in archivio.

Prepartita tra pronostici e Lamborghini. Il caffè all’altezza di Parma si trasforma subito in un piacevole scambio di battute con i tifosi al seguito. «Cosa facciamo oggi?», domanda uno al bancone dell’Autogrill. «Due fisso», la risposta più logica. In effetti, sulla strada verso l’Emilia sui 15 bus al seguito e le tante macchine partite da Bergamo e provincia non si parlava d’altro. A Bologna bisogna vincere e dare continuità ai risultati. Mentre gli ospiti raggiungono il settore a loro destinato, lungo la strada dei giornalisti verso la Tribuna Stampa spunta una Lamborghini verde fluo. Ovviamente, il selfie diventa un obbligo. A quel punto, mangiati rapidamente un paio di panini dalle dimensioni di un’oliva ascolana, ecco la sorpresina di giornata: il posto riservato a gran parte della stampa bergamasca è dietro un bancone con le sbarre, e senza corrente. «Signorina, possiamo metterci lì?», domandano i giornalisti indicando uno spazio libero lì affianco. «Tutto pieno» rispondono le addette alla stampa. Meglio non commentare, sistemarsi una fila più in alto dove almeno l’allaccio elettrico funziona e pensare solo al lavoro.

Primo tempo tra gol, moccoli e Barrow. L’avvio di gara è preceduto da una bella innaffiata al campo degli addetti allo stadio: un po’ come proporre un ghiacciolo al Polo Nord visto il meteo, ma tant’è. Dalle parti di Gomez e soci, in campo per il riscaldamento, arriva una bella innaffiata che viene prontamente dribblata da tutti, mentre il settore ospiti alza i decibel  e cerca di caricare il gruppo. Da Bergamo sono arrivati in 1.400. All’inizio della sfida non piove, ma con il cielo color grigio cupo la scarica di acqua è attesa da un momento all’altro. Pronti, via e, in attesa di quella vera, i sostenitori orobici si beccano una doccia gelata da Mbaye: la difesa nerazzurra non copre bene e un paio di errori individuali di Mancini e Gosens agevolano il terzo svantaggio fulmineo della stagione in campionato (Roma e Milan gli altri due) di una squadra che, fino al riposo, fraseggia bene ma non incide. Barrow, inconcludente e poco presente nel gioco, si becca i moccoli un po’ da tutti e la domanda che inizia a circolare su WhatsApp è: perché Rigoni a Ferrara è stato tolto dopo 34′ minuti e Barrow lo porta fino al riposo?

Ripresa: Mancini e Zapata la ribaltano. Dopo il riposo entra in campo Zapata e l’effetto sull’attacco orobico è immediato. Il colombiano inizia a prendere a sportellate qualsiasi cosa gli capiti a tiro, la prima conclusione arriva su assist di Gomez ma la mira è appena alta e allora, per far esplodere il settore ospiti, serve una giocata in mischia: flipper tra Zapata e Gonzalez e palla che arriva a Mancini, abile a insaccare di sinistro all’angolino. La pioggia aumenta, i decibel del settore ospiti anche e i gol in campionato di Zapata pure: assist involontario di Mbaye, zampata felina del colombiano e gara finalmente in discesa da portare a termine con la canoa. Il Bologna combina pochino, in tribuna c’è pieno di signorotti imbellettati che si lamentano del “gioco” di Inzaghi quando, fin dal primo minuto, l’unica squadra a cercare di fare calcio è stata quella ospite. All’80’, con mille punte in campo tra cui la controfigura di Destro, il Bologna crea una limpida occasione per il pari ma il tiro di Palacio viene respinto da Berisha, che esce con le mani alte nel disperato e coraggioso tentativo di salvare la porta. E ci riesce alla grande. Il recupero è un conto alla rovescia continuo. Zapata al 92’esimo cerca il 3-1 invece che andare sulla bandierina con il pallone in custodia, ma fortunatamente non c’è più tempo e la Dea vince.

Il rientro, quasi a nuoto e senza cibo. Il rientro a Bergamo, per i tifosi e gli addetti ai lavori, inizia quasi subito e si conclude con gli ultimi giornalisti che lasciano il Dall’Ara alle 21.30. Verso nord ci sono un sacco di macchine al rientro e tra la A1 e il Brennero la soluzione della direttissima che porta a Verona da Modena è subito la preferita. Unico dettaglio? Tra quel tratto di strada e il successivo raccordo A4 verso Bergamo, a più riprese arrivano secchiate di acqua di proporzioni enormi, ma nulla riesce a spegnere l’entusiasmo degli orobici. L’obiettivo finale è quello di mettere qualcosa sotto i denti in Autogrill, ma ben quattro tentativi finiscono con un nulla di fatto per i motivi più disparati. Le aree di sosta, infatti, sono invase dai bus che fanno arrivare la fila per un Camogli quasi alla porta. A regalare l’illusione è il Montebaldo di Verona, ma appena prima di arrivare sulla porta alcuni tifosi nel parcheggio sentenziano: «Tutto chiuso». Ma come si fa a chiudere alle 22? Pazienza, si torna a Bergamo con la pancia che borbotta e un sorriso grande così. Ora sotto con l’Inter, c’è voglia d’impresa.

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