Ottomila sorrisi nerazzurri spenti
dal Toro (e da nostri troppi errori)

È iniziata con la voglia di chiudere in testa alla classifica le prime due giornate di campionato, è finita con l’amarezza per una serie infinita di occasioni da rete ma anche tanti errori che spiegano la sconfitta. Quando gioca l’Atalanta, il 3-2 esterno è servito, ma questa volta purtroppo lo conquistano gli avversari e la prima gara “in casa” a Parma si chiude con una sconfitta dopo ben 14 risultati utili consecutivi. Ancora contro il Torino.

 

 

L’arrivo a Parma, che effetto il nerazzurro. La trasferta verso Parma inizia a pomeriggio inoltrato. Per raggiungere il Tardini servono circa novanta minuti di macchina e per fortuna che stavolta le code infinite sono sulla carreggiata nord della A1. Verso l’ora di cena, dopo un paio di gimkane tra i cartelli di divieto, ecco l’entrata dello stadio con tantissimi tifosi della Dea in giro. Il numero assoluto non è clamoroso (poco più di ottomila unità), ma fa specie vedere in quelle strade tanti tifosi atalantini in giro: di solito è una cartolina da settore ospiti. L’auto parcheggiata in via Buole, i 500 metri a piedi per raggiungere l’ingresso stampa e la doppia rampa di scale per arrivare nella zona riservata ai giornalisti sono abbastanza conosciute, ma ciò che colpisce positivamente è il buffet: come a Bergamo, anche al Tardini l’Atalanta organizza lo spuntino per chi scrive e il gesto è sempre ben visto dal giornalista orobico. Unico neo della serata? Il caldo afoso che avvolge lo stadio: si sta appiccicaticci come in spiaggia, peccato che l’unico mare che si veda è quello verde a forma di campo da calcio.

Primo tempo: Bonifazi nel deserto e Zapata. La prima frazione di gioco è divertente, il pubblico apprezza le manovre dei nerazzurri che a più riprese costringono il Torino in area di rigore, ma i primi a passare in vantaggio sono proprio gli ospiti, con Bonifazi che salta indisturbato su calcio d’angolo di Baselli e trova l’incornata vincente. Per Natale c’è tempo, la versione “belle statuine” della difesa schierata orobica (non parliamo solo dei difensori) fa mugugnare un po’ in tribuna, ma la convinzione che ci sia tutto il tempo per ribaltare i giochi è forte. L’Atalanta non si arrende, grazie alla solita carica positiva del mister i giocatori si spingono in avanti in forze e l’azione da cui nasce il gol del pareggio andrebbe mostrata ai bambini delle scuole calcio. L’azione parte da Gollini e toccano il pallone dieci giocatori diversi: oltre al portiere, Masiello, Toloi, Hateboer, Djimsiti, Gosens, Gomez, Ilicic, Pasalic e Zapata. Tranne de Roon, tutta la squadra partecipa alla costruzione della rete di Zapata che vale il pareggio.

Secondo tempo: Zapata e poi due gol da polli. Il secondo tempo si apre con una splendida azione del numero 91 colombiano, che insacca alle spalle di Sirigu il gol del 2-1 al termine di una travolgente azione personale. Da quel momento, sembra che si possa vedere una Dea in controllo del match. Invece i padroni di casa subiscono due gol davvero strani da commentare. Il 2-2 lo insacca Berenguer dopo uno scambio palla a terra con Meite, il secondo è un’incornata di Izzo che segna dal cuore dell’area piccola e la frittata è fatta. Nell’ultima parte di gara lo stadio spinge e gesticola, i tifosi sbuffano e protestano ma l’Atalanta non riesce più a superare Sirigu e dopo 14 partite di fila senza ko i nerazzurri devono cedere il passo al Torino. Dopo il fischio finale, con ancora negli occhi le ultime occasioni sfumate a firma di Ilicic e Hateboer, la Dea si lascia abbracciare dal suo pubblico mentre il Torino festeggia sotto il settore ospiti.

Il ritorno a Bergamo, pensando a Zagabria. Il viaggio di ritorno verso Bergamo, nella tarda serata di Parma, è uno slalom tra le barriere che gli addetti allo stadio stanno smontando per ridare alla città la normale viabilità e in macchina si ragiona sulla prestazione e sul perché, con tante occasioni da rete, non si sia trovata una vittoria che sarebbe stata meritata e importante. Non è successo perché gli errori si pagano e quindi il mister (con i giocatori che resteranno a Zingonia) dovrà lavorare per evitare che si ripetano. Chi vi scrive, assieme al collega e amico Giacomino Mayer, coglie anche l’occasione per iniziare a programmare la macchinata verso Zagabria con notte in hotel prima del match e conferenza, partita di Youth League e poi esordio in Champions. È l’unico modo per addolcire un po’ la pillola mentre il film di Atalanta-Torino ripassa davanti agli occhi di tutti. La notte sulla A1, poco dopo l’una, poteva essere decisamente più bella…

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