Tre artiste e una lampada
per una Bergamo ecologica

Innovazione, arte, ecologia e luce sono gli ingredienti di un curioso progetto creato all’interno del Parco 8 Marzo di Bergamo, ex parco Leopardi. Il tutto nasce dalla collocazione di alcuni nuovi e rivoluzionari lampioni, le Firefly, assolutamente eco sostenibili perché totalmente funzionanti a energia solare. E da un’idea dell’architetto Fulvio Valsecchi, che ha dato vita a cubi di luce capaci di illuminare l’ambiente e di esprimere, nel contempo, una nuova idea di urbanizzazione, quella delle smart city (città intelligenti), vivibili, ecologiche e all’avanguardia. Per celebrare il progetto e focalizzare l’attenzione su questa piccola rivoluzione del design urbano, l’installazione delle Firefly (traduzione inglese della parola lucciola) è stata accompagnata da un intervento artistico curato dallo spazio SybinQ Art Projects e in particolare dalla direttrice Sybin (al secolo Susanna Bianchini). Il tutto è iniziato in primavera. Tre artiste sono state invitate a reinterpretare la Firefly. La londinese Alice Anderson e la bergamasca Mariella Bettineschi sono state scelte direttamente dalla curatrice, mentre la terza, la milanese Isabella Mara, è stata selezionata attraverso un contest annesso al progetto. Le tre artiste hanno dato vita alla loro personale reinterpretazione della lampada, creando installazioni capaci di conciliare il puro aspetto artistico con il design e l’allestimento nel parco.

Le opere e il progetto. Lighting Moods – Atmosfere di luce ha dato vita a tre opere differenti che saranno esposte fino al 30 settembre nel Parco 8 marzo. La base di partenza è stata in tutti i casi il cubo che caratterizza la lampada Firefly, reinterpretato secondo le simbologie proprie delle diverse artiste. Alice Andersen ha ricoperto la lampada con un fitto filo color rosso rame, ricreando una sorta di bozzolo e rifacendosi ad un tratto tipico della sua poetica, caratterizzata da performance con cui avvolge gli oggetti della realtà chiudendoli all’interno di questi lunghi fili dello stesso colore dei suoi capelli. Accanto c’è la Firefly della Bettineschi, in cui ha trovato spazio l’immagine di una divinità, una donna-icona con quattro occhi, un rimando a divinità arcaiche e futuriste che dall’energia del sole e della luce paiono prendere nuova vita. Isabella Mara ha vinto il concorso annesso a Lighting Moods con un’opera che richiama il Maibaum, versione nordica dell’albero della cuccagna che celebra la primavera e libera nell’aria energia sonora oltre a quella luminosa.

Il 29 agosto, flash mob vestiti di giallo! Prima di essere collocata nel parco il 12 luglio dello scorso anno, la lampada era stata esposta alla GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo nel 2005. Intanto, il progetto Lighting Moods, iniziato a maggio, si articola su più fronti. Oltre al concorso, sono previste visite guidate e una serie di eventi sul tema della luce. Per questo motivo, il 29 agosto il Parco ospiterà un flash mob. Appuntamento al parco, completamente vestiti di giallo, sotto la lampada che potrebbe rivoluzionare il design urbano bergamasco.

Che cos’è l’eco-lampada Firefly. Firefly made in Italy è un progetto di Fulvio Valsecchi, architetto e direttore del Master San Vigilio, in collaborazione con l’università di Parigi. Non si tratta solo di un lampione perché la struttura illuminante della Firefly può essere sospesa su un palo, fissata dall’alto come un lampadario o collocata in vari modi. Si tratta più generalmente di una lampada da esterno che raccoglie energia grazie ai pannelli solari applicati e, durante la sera, la rilascia illuminando l’area coperta. Produce energia pulita al cento per cento e non ha bisogno di costi ulteriori, oltre a quelli di acquisto. Il suo prezzo è di 1.000 euro tutto incluso, perché poi non c’è nessuna bolletta. Per di più, l’energia accumulata dai pannelli può essere tradotta in luce, onde radio o wi-fi. Il cubo della lampada è costituito da tre celle solari interne che danno energia a 12 led. La potenza luminosa totale è di 1000 lumen, con una vita media del led di cinquantamila ore, cioè vent’anni. Richiede una manutenzione minima e ha un peso totale di 25 chili. Al confronto con una lampada tradizionale che richiede circa 250kWh annue di energia e un costo di 50 euro, la Firefly consuma pochissimo, non contribuisce alla produzione di anidride carbonica (circa 163 Kg all’anno per una lampada tradizionale) e non brucia ossigeno (a fronte di 178 Kg/anno consumati dalle lampade tradizionali). Allunga la scadenza per la manutenzione a otto anni anziché a due e il costo dello smaltimento della batteria è di un euro.