Una partita normale, noi, mai

Succede di tutto. Ogni volta che gioca l’Atalanta, succede sempre di tutto. La gioia finale, certo, ma anche la preoccupazione, l’indignazione per cori razzisti (che a dire il vero nessuno ha sentito ma che tutti giudicano con paroloni sui giornali e in tv) e una prestazione solida seppure non scintillante con i tifosi al seguito sotto la pioggia che allo stadio arrivano in oltre diecimila. Atalanta-Fiorentina è quasi tutta qui, con la pazza Dea capace di rimontare nel finale segnando tre gol in undici minuti (di cui uno annullato giustamente dal Var) e un punticino in classifica che vale davvero tanto.

Il prepartita: oltre diecimila al Tardini. L’avvicinamento al Tardini di Parma è l’ennesimo viaggio in giro per l’Italia al seguito della Dea. Il giorno di Atalanta-Lecce si avvicina (6 ottobre, prima a Bergamo), quella sarà la settima di campionato ma mettendo in lista anche le partite di Champions League saranno ben otto le gare lontano da casa giocate da fine agosto a inizio ottobre. Pazzesco. L’arrivo allo stadio di Parma, dicevamo, è composto, i tifosi ormai hanno preso coscienza che intorno allo stadio di parcheggi ce ne sono pochini e allora chi arriva in auto lascia la macchina un po’ più lontano e cammina tra i viali alberati verso il Tardini. Intorno alle 17, quando manca oltre un’ora al fischio d’inizio, la pioggia inizia a scendere insistente nella zona dello stadio e chi è in curva inizia subito a coprirsi: evidentemente, la costante della pioggia quando la Dea scende in campo è qualcosa che non accenna a placarsi. Alla fine sono più di diecimila i presenti, la risposta del pubblico è buona e tanti sono segnalati anche in città e a Oriocenter davanti ai maxischermi dove si può vedere assieme il match.

Primo tempo: tutti al Santuario di Caravaggio! Nella prima frazione di gioco sono due gli episodi da segnalare. Il primo è l’incredibile autogol di Palomino (tiro semplice di Chiesa e deviazione davvero sfortunata del numero 6 argentino) per cui diventa decisivo organizzare una gita al Santuario di Caravaggio; il secondo riguarda una clamorosa occasione fallita da Zapata, che riceve palla da Milenkovic (difensore della Fiorentina) ma non trova lo specchio della porta solo davanti a Dragowski. L’altro fatto che accade e che su tutti i giornali trova ampio spazio riguarda qualcosa di cui nessuno, allo stadio, si è reso conto. Intorno alla mezzora del primo tempo, l’esterno della Fiorentina Dalbert si ferma e parlotta con l’arbitro Orsato di Schio. Sembra abbia un problema fisico, invece passano un paio di minuti e l’altoparlante dello stadio invita tutti a non fare cori razzisti e di discriminazione. Cori che nessuno, dal vivo, ha percepito né prima né dopo l’annuncio. Se Dalbert è rimasto offeso per qualcosa che ha sentito, bisogna individuare il responsabile (perché si parla di qualche imbecille nella tribuna vicino alla zona di gioco del numero 29 dei viola), ma che si passi alla gogna mediatica di un’intera tifoseria è inaccettabile. Assolutamente inaccettabile.

Secondo tempo: all’inferno e ritorno. Dopo l’intervallo, Gasperini inserisce Gomez e Ilicic per Masiello e Muriel e lo stadio continua a incitare la squadra senza sosta. La Dea non gioca una partita scintillante, non ci sono occasioni a raffica o manovre spettacolari ma la continua ricerca del pertugio giusto, la voglia di sistemare le cose, si percepisce. Quando Palomino sbaglia il controllo e Chiesa si invola servendo a Ribery il pallone da cui scaturisce il 2-0, sembra notte fonda. E per le squadre “normali” sarebbe così, ma non per la Dea. Al minuto 84’ Gomez mette sui piedi di Ilicic il gol del 2-1, lo stadio si infiamma e quando Pasalic segna il 2-2 è una festa totale ed esagerata. Purtroppo Orsato annulla (giustamente) per il tocco di mano di de Roon (le regole quest’anno sono chiarissime) ma siccome questa squadra non muore mai ci pensa Timothy Castagne all’ultimo respiro a insaccare nell’angolino un pallone telecomandato con l’esterno che regala alla Dea un pareggio semplicemente strameritato.

Il rientro tra pioggia e fiducia. Dopo il fischio finale, con i giocatori a festeggiare come se si fosse vinto, le conferenze stampa di Gasperini e Montella confermano che in campo nessuno si è accorto dei presunti cori razzisti (probabile, a questo punto, che sia davvero il caso isolato di un imbecille che andrebbe individuato e cacciato per sempre dagli stadi) e dunque si può ripartire verso casa per l’ennesimo rientro notturno che regala tempo per riflettere sulla sfida e sui tifosi. Chi vi scrive si riporta a Bergamo un ginocchio malconcio dopo le grandi emozioni del finale (seduto davanti al pc, in certi momenti, è impossibile restare fermo), la classifica è positiva e la squadra dimostra di saper reagire mettendo il naso fuori dall’acqua appena prima di affogare in una sconfitta che sarebbe stata pesantissima per il morale. Il punto di Parma con la Fiorentina è importante, i tifosi ne sono consapevoli, ma non c’è nemmeno il tempo di ragionare: mercoledì sera all’Olimpico c’è Roma-Atalanta.

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