Primo festival di fotografia in città
Le immagini di chi va OltreConfine

«Ho visto la Grecia rifiutare le richieste di asilo fino al 99,5 per cento, ho visto la Bulgaria costruire muri e ghetti con i soldi donati dalla Comunità Europea, ho visto la Spagna e Malta lottare con i denti per uscire dalle tratte di chi cerca protezione. Ho visto calpestare i diritti della Convenzione di Ginevra. Ho visto il fallimento dell’Europa». Un quadro a tinte fosche quello disegnato dal fotoreporter Alessandro Penso. Il suo viaggio tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Europa, durato sei anni, è documentato nei 63 scatti della mostra OneDay, patrocinata da Medici Senza Frontiere, allestita da oggi, venerdì 4 novembre, fino a fine mese a Palazzo della Ragione.

Il progetto di Penso è il cuore della prima edizione di Fotografica. Festival di Fotografia Bergamo, ideato da tre soci del Circolo Fotografico Bergamo 77 e dedicato nella sua prima edizione ai migranti e al loro andare OltreConfine. Un viaggio attraverso disperazioni e speranze, paure e sogni, sentimenti catturati dall’occhio puntuale della macchina fotografica, prolungamento umano pronto a restituire un ritratto oggettivo del «qui e ora». Penso, Giovanni Diffidenti, Fabrizio Villa e Monika Bulaj sono solo alcuni dei fotografi di levatura internazionale che prendono parte al festival, intervenendo in incontri, visite guidate, dibattiti, esposizioni.

Il programma. Di Penso al Palazzo della Ragione abbiamo già detto. All’ex carcere di Sant’Agata, dal 4 al 13 novembre, due percorsi di Giovanni Diffidenti: Libya off the wall racconta la Libia prima e dopo la Primavera Araba, The only thing left to do is cling to God è ambientato nei centri di detenzione libici tra giugno 2011 e novembre 2012. «Ho viaggiato in molti Paesi – ha raccontato Diffidenti -, mi sono immerso nel dolore, ho proseguito con ostinazione anche quando mi dicevano “basta”. Perché la fotografia è figlia di un lavoro, caparbio e appassionato, che ti porta lontano e poi di nuovo vicinissimo, che racconta la realtà nello spazio di un’inquadratura. E sei tu che devi scegliere cosa vuoi che entri in quell’inquadratura, creando un’immagine che sarà per forza di cose diversa da qualsiasi altro scatto ma che, più di ogni cosa, cercherà di restituire la verità».

Ma anche, nella stessa location e nelle stesse date: Io ti salverò. Nel Mediterraneo sulla nave della speranza di Fabrizio Villa, che racconta gli sbarchi in Sud Italia con scatti realizzati lo scorso agosto a bordo della nave della marina militare Cigara Fulgosi; La prima Aurora di Simone Cerio, che ha documentato il viaggio di Ibrahim, arrivato in Sicilia dall’Eritrea con altri profughi grazie al sostegno di Emergency.

Ma Fotografica non si ferma alla fotografia. Ne supera i confini, raccoglie linguaggi diversi e li mette in comunicazione. Per questo, a corollario della mostra, il 5 novembre alle 21 andrà in scena lo spettacolo documentario Dove gli Dei si parlano, di e con Monika Bulaj, fotografa e scrittrice, per comprendere cosa accade quando divinità e credenze riescono a parlare la stessa lingua, oltre monoteismi, fughe e armi. Altrettanto coinvolgente Storie in Pausa, il progetto promosso da Caritas e Comunità Ruah in collaborazione con Ctrl, nato per raccontare ciò che accade dentro e fuori dai centri di accoglienza in cui i migranti attendono, messi in pausa, come indica il logo simbolo dell’iniziativa. Un’attesa raccontata con un libro, con testimonianze e analisi di esperti di studi di politica internazionale, di linguisti e orientalisti; un blog, www.storieinpausa.it, e un’omonima pagina Facebook con le storie vere di migranti, operatori, volontari, e due video, realizzati da Oki Doki Film, che svelano luci e ombre dei migranti accolti nei centri Caritas e che saranno presentati il 13 novembre, alle 17, nella Sala Curò della Cittadella di Città Alta. Comunità Ruah, inoltre, all’ex carcere presenterà la mostra Sono qui! Sono vivo! Non solo, Sant’Agata, sempre dal 4 al 13 novembre, ospita anche Gli innumerevoli, mostra serigrafica di Serigrafia Tantemani, risultato di un laboratorio creativo, narrativo e produttivo che ha visto i richiedenti asilo, ospitati a Bergamo e provincia, realizzare un autoritratto contenente elementi narrativi ispirati alle loro esperienze.

E proprio Chi è l’altro è il titolo dell’incontro con Samanta Cinquini il 12 novembre alle 16 nell’ex galera. La regista e attrice, dal 2014 co-titolare del laboratorio Lacameranera, parte dalla scoperta dell’America per stigmatizzare il comportamento dell’Europa che, incontrando gli indios, invece di accogliere la nuova cultura, la nega.

Infine, sempre Sant’Agata sarà il palcoscenico di Il mio impegno verso gli ultimi, incontro con il fotografo di guerra e reportage, Maurizio Faraboni, il 13 novembre alle 10, mentre il 20 novembre alle 10, la Sala Curò della Cittadella di Città Alta ospita la conferenza La Fotografia che cambia con Denis Curti, direttore artistico del festival.

Come è nato il festival. L’autunno del 1977, il retrobottega di un negozio di fotografia, la passione di chi scatta per far parlare il mondo. Così nasce il Circolo Culturale Fotografico G.B. Moroni poi diventato Circolo Fotografico Bergamo 77. Una storia passata per la diverse sedi del circolo, fino ad approdare recentemente in Borgo Santa Caterina. Con gli indirizzi che cambiano ma l’essenza che resta, perché il collaborare e l’istintiva propensione alla divulgazione sono stati gli efficaci stimoli di ogni attività promossa dal circolo, soprattutto delle due principali: il corso di fotografia, giunto ormai alla sua XXXII edizione, e le mostre fotografiche.
Impegni che i 30 soci portano avanti con dedizione, ritrovandosi ogni settimana per confrontarsi, dialogare e realizzare progetti fotografici, promuovendo incontri con fotografi professionisti, fotocontest a tema, serate di approfondimento, iniziative dedicate a progetti fotografici e reportage di eventi cittadini.

E proprio dalla passione di tre soci dello storico Circolo Fotografico Bergamo 77, Mauricio, Maurizio e Daniela, nasce Fotografica con l’idea di proporre alla propria città il primo festival di fotografia, spinti dalla passione e con il desiderio di aggiungere un tassello attraente al dinamico panorama culturale di Bergamo. Nel corso delle prime riunioni Alberto, un architetto appassionato di fotografia, collabora a delineare i contorni, a trovare il focus e a compiere i primi passi, un lavoro, frenetico ed entusiasta, che porta a presentare il progetto al Comune, trovare i fotografi di fama internazionale disposti a partecipare, coinvolgere associazioni ed operatori del territorio e non per ultimo reperire le risorse necessarie affinché, passo dopo passo, il progetto si trasformi in una vera e propria rassegna di fotografia. Una squadra che pian piano si allarga, si aggiungono Marco e Federica, architetti, con il loro contributo tecnico ed estetico; Silvia, che realizza il logo e cura l’immagine grafica e la comunicazione della rassegna; Alessandro, con il prezioso supporto web e comunicazione social, ciascuno con un compito, ciascuno con passione ed energia piena, mossi da un unico obiettivo: portare la grande fotografia a Bergamo, perché gli scatti raccontino l’attualità negli ambienti più suggestivi della città.

Attraverso Fotografica, Alberto, Daniela, Mauricio, Maurizio, Marco, Federica, Silvia ed Alessandro intendono iniziare un percorso che metta la fotografia al centro, con la volontà di creare confronto. E OltreConfine vuole essere solo il primo festival di una lunga serie che verrà.