La tavola semplice del Papa
piatti argentini e buona compagnia

Francesco Bergoglio è un Papa vicino alla gente e questo lo avevamo capito da un pezzo. La mimica spontanea e affabile, il linguaggio semplice e l’evidente coerenza tra ciò che dice e ciò che fa gli hanno meritato la stima di credenti e non credenti, conquistati dalla sua grandezza umana, oltre che spirituale. Un libro scritto da Elisabetta Piquè, giornalista argentina e amica di Bergoglio, Francesco. Vita e rivoluzione, ci racconta le sobrie abitudini e le preferenze culinarie del Santo Padre, contribuendo a rafforzarne l’immagine di “uomo tra tanti”. Si sveglia prestissimo, alle 4,15, e dopo la doccia, la barba e le preghiere si prepara un buon mate per colazione, sorseggiandolo dalla tradizionale cannuccia. Un po’ come lo avevamo visto fare in Piazza San Pietro, quando qualcuno glielo aveva offerto.

Il Papa è solito pranzare in Santa Marta, la residenza che ha scelto al posto del palazzo apostolico. Non mangia mai da solo, perché preferisce sedere a tavola in compagnia, insieme ai monsignori e ai collaboratori. Nel menu quotidiano non manca mai il dulce de leche, il suo dessert preferito. Si tratta di una crema a base di latte e zucchero inventata un secolo fa in Argentina, sembra per errore di una domestica che dimenticò sul fuoco il pentolino con il latte zuccherato. A volte viene accompagnato dal gelato o dal caffè, ma Papa Francesco lo apprezza soprattutto come farcitura degli alfajores, i biscotti tipici argentini.

Le empanadas ai peperoni costituiscono un altro piatto molto amato dal Pontefice. Tradizionalmente preparate dalle donne per festeggiare il ritorno dalle pampas degli uomini, sono fagottini di pasta a forma di mezzaluna con un ripieno saporito e speziato, di solito a base di carne, anche se esiste una variante della Patagonia in cui si usano il tonno o i gamberi. Le merende di Papa Francesco sono invece più solitarie: «ogni giorno, intorno alle 17, Bergoglio, rigorosamente da solo, prende il cappuccino alla macchinetta del caffè di Santa Marta, tirando fuori di tasca sua i 30 centesimi necessari. E ha l’abitudine di offrire brioche alle guardie svizzere», ha scritto Piqué nel suo libro. Ma oltre ad essere un buongustaio, il Santo Padre è anche «un Papa masterchef che sa preparare un’ottima paella».

Lo testimoniano i trascorsi nel collegio Massimo de San Josè, a nord-est della provincia di Buenos Aires, di cui Bergoglio fu prima studente e poi rettore. Era infatti abituato a preparare il pranzo per i suoi studenti, quando non c’era la cuoca. Quando scorgeva sui volti dei ragazzi delle espressioni un po’ dubbiose era solito rassicurare tutti affermando che con la sua cucina non aveva mai ammazzato nessuno. Chi lo conosce davvero bene, come la sorella Maria Elena, conferma: subito dopo l’elezione al soglio pontificio, ha rivelato che il fratello «cucina benissimo e fa dei calamari ripieni da urlo».

 

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