Teniamoci tutta la bellezza
Ma anche tutta questa rabbia

C’è qualcuno che dice che c’era… “troppa Atalanta”. Troppa attesa, troppa tensione, troppa gente, troppo entusiasmo. Come se passione e amore siano qualcosa di negativo. No, non è così. Ieri, 15 maggio 2019, c’era semplicemente l’emozione di un popolo che stava consapevolmente vivendo un pezzo di storia. Il calcio poi è bello perché è ciclico, l’Atalanta (ne siamo certi, ce lo auguriamo) tornerà a vivere serate come quella di ieri, presto o tardi, ma intanto era giusta godersela. E infatti ha detto bene Gasperini a fine partita: «I ventunomila scesi a Roma e tutta Bergamo stasera hanno vinto». È così.

Detto questo, resta la rabbia, l’amarezza e la delusione. Gli applausi alla squadra, l’abbraccio nerazzurro che stamattina stringe ognuno di noi, in città così come nei Comuni della provincia, può solo attenuare quel senso di frustrazione che, diciamolo, è assolutamente umano. Grazie, sì, ma vincere sarebbe stato meglio. L’Atalanta non ha giocato come al suo solito, ma se l’arbitro (e il Var) avesse dato quel sacrosanto rigore al 26′ e avesse espulso Bastos, be’, forse le cose sarebbero andate diversamente.

Ma siam bergamaschi, quindi ci siamo già rimboccati le maniche e abbiamo già lo sguardo rivolto all’orizzonte. Perché una consapevolezza c’è: ancora una volta abbiamo offerto all’Italia uno spettacolo stupendo. La Curva Sud dell’Olimpico era una meraviglia. Eravamo meno dei laziali, ma comunque tantissimi. Eravamo carichi a pallettoni, ma consci che poteva finire con una sconfitta. Importava relativamente: c’eravamo, come sempre. E queste immagini scattate ieri sera all’Olimpico raccontano una storia che avrebbe forse meritato un finale diverso, ma che non cancella comunque le emozioni. «Girano le balle per quell’episodio, però alla squadra e alla tifoseria non gli si può dire niente. Sugli spalti è stato da pel de poia» racconta Angelo da Adrara San Martino, uno dei ventunomila che hanno invaso Roma con i loro sorrisi e la loro passione. Teniamoci questa bellezza, ma anche le briciole di rabbia. Perché è da questi episodi che passa la maturazione. Da serate come quella di Copenaghen e di ieri. Stiamo diventando grandi, più grandi di quanto già non siamo.

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