Una trasferta storica, finita male

Prima l’attesa e i problemi in dogana per i bus della Curva Pisani, poi la tremenda scoppola sportiva che non ha comunque scalfito l’orgoglio per una partita che resterà nella storia e sarà ricordata da tutto il popolo atalantino. Dinamo Zagabria-Atalanta, esordio assoluto della Dea in Champions League, è finita malissimo con un risultato di 4-0 a favore dei croati ma per tutti i tremila orobici è stata comunque avventura.

 

 

Bus, aerei e auto al seguito. A parte l’aereo della Ovet decollato in mattinata e atterrato all’ora di pranzo a Zagabria e a quei tifosi che hanno scelto il “fai date”, la carovana di bus al seguito della Dea a Zagabria era formata di circa quaranta mezzi. Praticamente tutti hanno optato per il viaggio in giornata con partenza al mattino di ieri (tra le 7 e le 8.30) e rientro a Bergamo nella notte dopo la partita. I circa seicento chilometri che dividono Città Alta dalla capitale croata non sono poi così tanti ma il problema principale è rappresentato dalla doppia dogana da attraversare. Da Trieste alla Slovenia non ci sono stati problemi di nessun tipo, al confine tra Slovenia e Croazia invece le ore di attesa sono aumentate e per un gruppetto di bus della Curva le operazioni sono state parecchio laboriose. Attorno alle 18, già un paio di migliaia di tifosi erano all’interno della zona di prefiltraggio e nonostante le indicazioni delle autorità di aprire alle 18 l’accesso ai bergamaschi è servito un intervento dei dirigenti preposti nerazzurri per sbloccare le cose.

I problemi della Curva. Se l’attesa media in dogana è stata di circa un’ora e mezza, decisamente peggio è andata ai bus della Nord che hanno seriamente rischiato di non poter raggiungere lo stadio. Durante le perquisizioni in dogana, molto dettagliate, sono stati rinvenuti cavatappi, aste rigide di bandiere e delle bottiglie di birra. Ora, posto che anche su molti altri bus non sono mancati generi di conforto di ogni tipo, il rimpallo di responsabilità e di decisioni tra la dogana croata e quella slovena è stato continuo. Ad un certo punto pareva che tre dei bus della Curva fossero stati addirittura rispediti a Bergamo, ma fortunatamente non è andata così e tra le 20.15 e le 20.30 la situazione è stata risolta grazie anche all’intervento dell’ambasciata italiana in Croazia, i ministeri degli Interni e degli Esteri italiani e della stessa Uefa. Da chi è arrivato allo stadio alle 21.23 e non ha potuto vedersi un bel pezzo di gara e neppure l’inno della Champions arriva una sola domanda: perché questo trattamento?

Il clima allo stadio. Allo stadio Maksimir c’erano complessivamente 28.863 spettatori, il clima era decisamente caldo e anche se alla vigilia avevamo commentato la presenza della pista di atletica come un elemento in grado di alleviare un poco la pressione sui giocatori, una volta iniziata la gara ci siamo resi conto che la Curva croata spinge davvero forte. Le due tribune, poi, seguono i cori e partecipano attivamente e quindi diventa tutto molto più complicato. I primi due tunnel subiti da Toloi ad opera del numero 7 della Dinamo Zagabria, Olmo, hanno infiammato ancor di più il pubblico. La rete dell’1-0 al 10’ non ha fatto altro che dare la stura a tutto l’entusiasmo possibile dei padroni di casa e solo a tratti l’Atalanta è riuscita a mettere fuori la testa, soprattutto nel secondo tempo, quando però il risultato era ormai compromesso. I bergamaschi al seguito non hanno potuto nemmeno esultare per la rete della bandiera visto che Zapata prima è andato a sbattere sul braccio teso del portiere Livakovic e poi non ha trovato la porta.

Il rientro a Bergamo. Al fischio finale, mentre tutti i tifosi di casa festeggiavano, la squadra orobica è uscita dal campo a testa bassa e dal settore ospiti si sono sentiti cori e applausi. Appena le luci del Maksimir si sono abbassate, il deflusso degli ospiti è cominciato e a parte i quattro bus con a bordo i passeggeri del volo Ovet, tutti gli altri sono stati scortati prima alla frontiera con la Croazia e poi anche in Slovenia. Particolare importante: per questioni di sicurezza (francamente eccessiva visto che parliamo di autostrade deserte) non è stato possibile fermarsi in nessun autogrill fino all’ingresso in Italia. L’arrivo a Bergamo si è completato tra le 7 e le 9 del mattino, i volti stanchi dei tifosi erano pieni anche di sentimenti contrastanti: rabbia e delusione per il risultato (e pure per aver perso un pezzo di partita per qualcuno) ma anche voglia di tornare subito in campo per dimostrare che non è stato altro che un brutto episodio. Purtroppo era l’esordio in Champions, con una Dea troppo brutta per essere vera.

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