Tre ragioni extra-calcistiche
del successo del calcio femminile

Pensavate che dopo un anno di calcio vissuto ad altissima intensità, un po’ di tregua avrebbe fatto bene a tutti? Pensavate sbagliato. Perché del calcio, in particolare dopo averne assaporato tante soddisfazioni, non si riesce davvero a fare a meno. Accendere la tv la sera e non vedere tra i mille canali almeno uno con il rettangolo verde è prospettiva che ci manda in crisi. Così finito il campionato, finite le coppe, in un’estate con nazionali maggiori a mezzo servizio, ecco che sbuca l’evento che non ti aspetti: il mondiale di calcio femminile.

 

 

 

Dobbiamo tutti ammettere che il calcio giocato dalle donne ci è sembrato sempre il figlio di un dio minore. Tant’è vero che questo non è certo il primo Mondiale che si disputa, essendocene stati già altri sette, con solenne cadenza quadriennale. La prima edizione si svolse in Cina nel 1991 e venne vinta dagli Stati Uniti, veri dominatori del campo, con già tre Mondiali in bacheca (compreso l’ultimo giocato in Canada nel 2015). Ma se all’inizio era un torneo in minore che stentava a decollare, questa ottava edizione ha a qualcosa di grandioso: bastava vedere la partita inaugurale giocata allo Stade de France, completamente gremito tra la Francia Paese ospitante e la Corea del Sud. Partita a senso unico, con gioco spettacolare delle ragazze in blue, con due star da stropicciarsi gli occhi: la centrocampista Delphine Cascarino dal dribbling ubriacante e Wendie Renard, difensore centrale, alta, capigliatura come una foresta, che ha esordito con una doppietta, ovviamente di testa.

 

 

Si è capito che è un Mondiale serio, con ben 24 nazionali in campo e con le italiane che hanno il compito di riscattare la vergognosa disfatti dei colleghi maschi che non erano riusciti neppure a qualificarsi nell’ultima edizione giocata in Russia. E la squadra italiana ha cominciato subito come meglio non si poteva, affrontando una squadra forte come l’Australia, ribaltando un risultato che vedeva sotto le azzurre, con un gol a tempo scaduto: cose da adrenalina pura. Anche l’Italia ha sfoderato una fuoriclasse, Barbara Bonassea, piemontese, classe 1991, in forza alla Juve, autrice dei due gol azzurri.

 

 

Stadi pieni, audience alto, grande spazio su tutti i media: il calcio femminile ha decisamente sfondato e in un certo senso ha già simbolicamente vinto i suoi Mondiali. Dovessimo spiegare perché il calcio femminile ha conquistato tutti, e ha fatto breccia nella platea più maschilista che ci sia, proverei a dare tre ragioni “extracalcistiche”. La prima è che le ragazze sono tutte presentabili, senza quelle orribili capigliature da coatti che caratterizzano i loro colleghi maschi; e ci risparmiano quei metri quadrati di pelle coperti da tatuaggi di pessimo gusto. La seconda ragione è che pur non mancando certo di competitività, in campo le ragazze sono capaci di sorridere tra di loro: sorridono anche tra avversarie, mostrando uno stile che l’altro sesso proprio non conosce. La terza ragione sta nella loro bellezza. Le ragazze sono belle nei movimenti, nei volti e in quelle lunghe chiome che in tante si tengono annodate senza preoccuparsi che possano essere di ostacolo. Ed è bello vederle correre nel vento, che in questo momento soffia tutto dalla loro parte.

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