Turismo al centro della terra
(per grotte e miniere)

Due nomi certamente evocativi: visitandole si può ben capire il perché. Le Grotte del Sogno hanno inaugurato la stagione turistica 2017 già da più di un mese e quest’anno sono visitabili tutti i fine settimana, le Grotte delle Meraviglie riaprono domenica 14, e si ripetono ogni seconda e quarta domenica del mese fino a settembre. Entrambe scoperte da Ermenegildo Zanchi, noto speleologo della zona chiamato non a caso il «nonno degli abissi» tra il 1931 e il 1932, si prestano a visite guidate. Entrambe suggestive ma molto diverse tra loro, comprese in zone geologiche differenti. Le prime, inserite nella Dolomia Principale, si trovano a San Pellegrino Terme, in località Vetta, sono piuttosto strette e si sviluppano in verticale. Le visite, da due stagioni, sono affidate all’associazione di giovani Oter (che gestisce anche l’ufficio turistico della cittadina termale, le visite al casinò e allo stabilimento della Sanpellegrino). Lo scorso anno, da maggio a settembre, i visitatori sono stati circa 1.500, poco meno di un centinaio di media per ogni domenica. Le seconde si trovano a Zogno, sono inserite nel Calcare di Zu e sono molto più ampie. Entrambe le rocce si prestano a manifestazioni carsiche, anche se in modo diverso. Proprio per questo motivo è interessante la visita di entrambe. Per info e prenotazioni: Grotte del Sogno 0345.21020 – Grotte delle Meraviglie 366.4541598. Ma la provincia, per chi ama il turismo underground alla lettera (sottoterra), offre anche altro. Tipo le grotte della Buca del Corno, Entratico, gestite dai volontari del Comune e dall’associazione Sebynica (035 986 464). Tour su richiesta alla Tomba dei polacchi di Rota Imagna e alla Grotta Europa di Bedulita (348 7282506). Per il Bus di Tacoi di Gromo il riferimento è il Comune (ufficioturistico@comune.gromo.bg.it).

 

Grotte del Sogno

Avranno appeal maggiore quando riaprirà la stupenda funicolare liberty che dal paese, zona casinò, porta in zona Vetta. Sono state attrezzate per permetterne le visite mediante sentieri aerei interni. C’è una galleria d’entrata e una d’uscita e illuminazione ad hoc per gustarsi gli scorci meravigliosi. La visita dura mezz’ora (ce ne sono dalle 14,30 alle 17) e costa 4 euro.

 

Grotte delle Meraviglie

Sono state tra le prime grotte d’Italia ad accogliere i turisti, nel lontano 1939. Domenica le Grotte delle Meraviglie di Zogno, esplorate per la prima volta nel 1932 da un gruppo di speleologi guidato da Ermenegildo Zanchi, riaprono al pubblico dalle 14.30 alle 17 dopo la lunga pausa invernale. Non sono molto grandi, ma gli spunti di interesse sono considerevoli: si possono ripercorrere le vicende geologiche legate alla formazione della cavità, nonché osservare le splendide sculture naturali generate dai fenomeni carsici. Le gallerie hanno una storia lunga: irregolarmente circolari, si intrecciano e convergono in grotte suggestive. Spettacolare la zona del «Labirinto» (Büs de la Marta), dominata da una sala ampia con volta alta e ricca di svariate decorazioni calcaree: stalagmiti dalle molteplici fogge si raccordano con le stalattiti, costruendo una serie interessante di colonne. L’apertura al pubblico ha conosciuto fasi alterne: dal 1969 al 1983 le grotte sono rimaste chiuse, quindi il gruppo speleologico Le Nottole si è fatto carico della loro gestione. Ma nel 1990 un nuovo stop: erano venute meno le condizioni per una visita sicura dell’antro. Nel 2003 la definitiva riapertura: è stato ripristinato il circuito interno, lungo circa 250 metri, con passerella in cemento e passamani. Così come è stata ripristinata l’illuminazione, con faretti che si accendono al passaggio dei visitatori.

 

Dossena, la magia delle antiche miniere

Scoperte e utilizzate già dagli antichi romani e sfruttate come unica fonte di lavoro per secoli dagli abitanti del paese, oggi le antichissime Miniere di Dossena sono considerate una meta turistica di primo livello per la Valle Brembana. I giochi di forme e colori, le rievocazioni storiche scaturite percorrendole e la passione che gli abitanti del paese hanno mostrato negli ultimissimi anni nel ripristinarle le rendono infatti uno scenario storico pittoresco e di straordinario impatto visivo ed emotivo. Situate nel cuore delle Orobie a 1000 metri sopra il livello del mare, a due passi da San Pellegrino Terme e lungo la medievale Via Mercatorum, le Miniere di Dossena donano lustro al paese già dal periodo degli antichi romani in quanto proprio da li veniva estratto un grande quantitativo di Zolfo. Non a caso la primissima fonte battesimale della Valle ha sede proprio a Dossena. All’epoca la manodopera era data dagli schiavi. Con l’ascesa dell’Impero Romano vengono abbandonate, per essere poi riattivate nel Medioevo e sfruttate fino a circa 40 anni fa. Negli ultimi decenni le Miniere sono rimaste quindi abbandonate e inagibili, ma vive nel ricordo di chi ci ha lavorato duramente ogni giorno e ha consumato l’esistenza in esse. Proprio da quel ricordo nel 2015 è nata l’Associazione Miniere di Dossena, volta al ripristino delle stesse. L’obiettivo? Riportare alla luce un’antica risorsa che al paese tanto ha dato e tanto ha tolto. Un progetto ambizioso che mira a trasformare le miniere in un museo permanente, monumento alla storia degli antenati vissuti e morti in quel tunnel. Oggi le gallerie sono aperte ai visitatori (342.1463257): è possibile accedervi e ammirare gli straordinari teatri naturali tra conformazioni geologiche e siti minerari di un’importanza storica e culturale data da mille anni di insediamenti.

Curiosità. Alcune forme di formaggio locali sono state messe a stagionare per tre mesi nelle vecchie miniere di Dossena. L’ubicazione a 50 metri di profondità e la temperatura di 10 gradi e umidità costanti, caratteristiche ambientali e climatiche ideali per la stagionatura, hanno permesso di fare acquisire al prodotto un sapore unico. Con una stagionatura di circa 5 mesi, infatti, il formaggio assume un caratteristico sapore amarognolo, pur rimanendo molto morbido al palato. Il formaggio, chiamato Ol Minadur, nato da questo tipo di stagionatura, è stato presentato ufficialmente il 10 Maggio 2016 durante l’evento gastronomico itinerante Miniere di Gusto volto alla celebrazione, non a caso, della festa del lavoratore. Si tratta del primo passo di un’operazione che vuole unire in maniera ancora più stretta produzioni e territorio.

 

Miniere di Gorno

Oggi rimangono solo gli imbocchi muti, ferite aperte di un passato duro come la roccia in cui è stato scavato. Emoziona ripercorrere i luoghi della Valle del Riso in cui si sono estratti minerali – di zinco, e parzialmente di piombo – dalla montagna nell’arco complessivo di due millenni. Già in epoca romana i condannati ci finivano a «cavar metallo». Tra ‘500 e ‘600 si fantasticava che ci fosse dell’oro. «Cercatori di Gorno ce ne sono stati parecchi, ma non qui – racconta lo storico Luigi Furia, autore del libro “Le miniere di piombo e zinco della Bergamasca” -, bensì in Australia. Un fenomeno, quello della corsa all’oro all’altro capo del mondo, iniziato a metà ‘800 e proseguito per un secolo. A fine ‘800, invece, si tentò di estrarre l’argento, ma ci si rese presto conto che la spesa non valeva l’impresa». L’uscita definitiva dalle gallerie è datata 12 gennaio 1982, quando l’Eni mise la parola fine all’attività mineraria. L’itinerario parte dalla piazza di Riso, frazione di Gorno, da cui si raggiungono in pochi minuti la laveria, vecchio impianto di arricchimento del minerale, e l’imbocco principale delle miniere chiamato «grande ribasso Riso», in località Turbina. E ancora l’ingresso del «ribasso Noble», galleria che porta in val Dossana passando in un percorso sotterraneo sotto il paese di Premolo, con tanto di esposizione di minerali e altre curiosità legate all’attività mineraria. Da piazza Riso, ridiscendendo la valle, dopo trecento metri si imbocca sulla sinistra la strada che sale verso il centro di Gorno, passando per la contrada Erdeno. Arrivati all’incrocio con la provinciale si può proseguire in direzione Oneta per visitare quel che resta del villaggio minerario di Campello. Se invece si va avanti verso Villassio si trova, in piazzale Bersaglieri, il Museo delle miniere di Gorno, aperto ogni prima domenica del mese, ore 14, con visita guidata a Costa Jels a seguire. Prendendo la strada che porta alla parte alta del paese si arriva appunto al vecchio sito minerario di Costa Jels, il più antico dell’intero comprensorio, e agli alpeggi. Si può entrare nell’imbocco sotterraneo detto Serpenti e, dopo un’ora in miniera, alla temperatura costante di circa 10 gradi, si esce alla Lacca Bassa per tornare al punto di partenza lungo un caratteristico sentiero panoramico nel bosco. La giornata da minatore non finisce qui: sul posto i più allenati trovano una fitta rete di sentieri per raggiungere alpeggi e altri siti minerari. Visitare ecomuseominieredigorno.it per andare più a fondo.

Potrebbero tornare in attività. Presto le miniere di Gorno, con scavi che si spingono verso Oneta e Oltre il Colle, potrebbero tornare in attività. Una società australiana del settore sta effettuando ricerche da tre anni, appoggiandosi alla Edilmac di Gorle (che ha lavorato anche al tunnel sotto la Manica), e sembra che di zinco ce ne sia ancora più di quanto inizialmente ipotizzato.

 

Parco Minerario di Schilpario

Il parco si trova poco fuori dall’abitato di Schilpario, in località Fondi. A gestirlo la Cooperativa Ski – Mine (347.8163286). Oltre al tradizionale percorso nella Miniera Gaffione, in parte percorribile anche grazie a un trenino, da quest’anno è accessibile un cunicolo della miniera che risale al Settecento: incrocia quello principale. Numerosi i laboratori dedicati alla geologia, ai minerali o anche alla loro fusione. Il primo fine settimana di agosto torna la manifestazione Antiche Luci, un’esposizione di oggetti legati al mondo della miniera che richiama molti visitatori ed espositori, anche dall’estero.

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