Un Longaretti intimo e delicato
65 disegni per raccontare una vita

Longaretti 100 – Disegni
Fino al 5 giugno, 14.30-19
Ex Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti
Piazza Padre Reginaldo Giuliani Bergamo, Città Alta

 

L’omaggio di GAMeC alla carriera e alla personalità di Trento Longaretti passa per una mostra dedicata alla sua attività di disegnatore, curata da Mariagrazia Rodeschini e aperta fino al 5 giugno nell’Ex Ateneo di Scienze, Lettere e Arti in Città Alta.

La serie di celebrazioni con cui Bergamo sta festeggiando i 100 anni di Trento Longaretti non è soltanto un atto doveroso verso un artista così longevo e ammirato, ma un piacevole percorso dentro la sua variegata attività di pittore, disegnatore e insegnante. Longaretti è un artista che ha dato tanto alla nostra città, non solo attraverso il collezionismo, ma anche grazie alle tante opere pubbliche che ne mostrano il lavoro. Per questo motivo, occasioni come la mostra Longaretti 100 – Disegni diventano momenti preziosi per entrare in contatto con uno dei lati più intimi e personali della sua produzione.

 

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Fotografia di Francesca Ferrandi

 

65 disegni per raccontare una vita. Il disegno per un artista è sempre un modo per appuntarsi un’idea, una visione. In questo senso la mostra organizzata da GAMeC svela l’importanza che i volti hanno per il maestro. È facile notare infatti come le opere esposte, che raccolgono una forbice di anni molto ampia – dal 1937 al 2016 – raccontano il mondo di Longaretti soprattuto attraverso i volti che lo hanno accompagnato. L’uomo, la sua storia, il suo guardare attraverso gli eventi della vita è ciò che caratterizza il Longaretti disegnatore. Gli sguardi della sua famiglia, dei bambini, dei soldati e delle persone incontrate durante i suoi viaggi si rivelano uno accanto all’altro nell’allestimento dell’esposizione, sottolineando l’attitudine dell’artista a raccontare l’animo umano.

La mostra raccontata passo dopo passo. La selezione si apre con una sequenza di volti di adolescenti, disegni della metà degli anni Trenta nei quali Longaretti, che aveva solo vent’anni, rivela tutta la sua capacità e la sua densità emotiva. I ritratti di bambini e bambine colti in espressioni e pose spontanee sono testimoni della vita semplice che caratterizza l’ambiente dei primi anni dell’artista.

Successivamente fogli e taccuini raccontano la dura esperienza della guerra. Longaretti viene inviato in Slovenia, in Sicilia e in Kosovo e attraverso il disegno osserva e registra la realtà che incontra. In questo periodo i disegni si alternano ai piccoli taccuini scritti con una linearità che colpisce lo sguardo e un’eleganza che descrive in ogni parola i momenti di un periodo difficile in cui registrare ogni cambiamento era un modo per tenersi ancorato alla realtà dei fatti. Quando nel 1943 il conflitto mondiale s’inasprisce l’artista è in Kosovo e il disegno annota la drammaticità degli avvenimenti descritti in Villaggio incendiato, Autocolonna in marcia e Villaggio in Kosovo.

Nel periodo successivo Longaretti delinea sempre più la sua attività di pittore e il disegno torna nel suo lavoro per tracciare alcune aree di interesse specifico. Sono degli anni Sessanta i ritratti legati al mondo ebraico e negli anni Ottanta le fugure dei viandanti. Ma il lavoro del maestro non si arresta e in mostra compaiono anche i disegni più recenti, in cui si rincorrono il tema della famiglia e dell’Arlecchino.

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