Si diceva una volta “ponzamento”
L’artista che resuscita le parole

Fino al 1° giugno, ogni mercoledì, alle 21, SkyArte HD trasmetterà una videopillola dell’URPS – Ufficio Resurrezione Parole Smarrite – opera dell’artista Sabrina D’Alessandro patrocinata da GAMeC.

Il progetto unisce arte, filologia e TV attraverso brevi video, in cui un mimo descrive il significato di parole desuete. È questo il programma della Divisione Mutoparlante dell’ufficio che insegnerà a tutti il vero significato di redamazione (l’amore reciproco e corrisposto di cui parlava Savonarola), origliere (il cuscino), ponzamento (l’eterna elucubrazione spesso priva di soluzione) e tante altre.

 

Torna alle 21.00 su Sky Arte HD l’appuntamento con l’Ufficio Resurrezione Parole Smarrite! Questa volta andremo alla ricerca del sostantivo Redamazione e del verbo Rimpedulare, due parole antichissime che insieme sanno raccontare una realtà molto attuale nel rapporto di coppia.

Pubblicato da Sky Arte su Mercoledì 30 marzo 2016

 

Cos’è l’URPS. L’Ufficio Resurrezione Parole Smarrite è un progetto fra arte e filologia volto al recupero e alla diffusione, in forma artistica, di parole rare o cadute in disuso. In pratica, è un luogo virtuale in cui, attraverso opere d’arte e performance, si ridà vita a parole inconsuete, spesso arcaiche, inserendole in distretti creativi in base alla sonorità o per le idee che contengono. Un vero e proprio circuito di stanze, archivi, locali immaginati, in cui i termini abbandonati della lingua italiana trovano casa e comprensione.

L’Ufficio nasce nel 2008 quando Sabrina D’Alessandro inizia a sistematizzare una passione, producendo veri e propri ritratti di alcune di queste parole. Ecco come lei stessa lo descrive: «Il progetto vuole restituire alla memoria tutte quelle parole ormai inutilizzate facendole diventare opere, immagini, cose e azioni: in pratica, resuscitandole. Da qui l’idea dell’Ufficio Resurrezione, un modo per ridare vita alle parole ma anche, e soprattutto, all’immaginario che si portano dietro».

Quali parole si trovano in Ufficio. Per la maggior parte si tratta di vocaboli tratti da testi poetici e letterari, recuperati un po’ ovunque da autori come Gadda, Landolfi, Marinetti, Pasolini, D’Annunzio, Verga ma anche l’Aretino, l’Ariosto, Dante e dai dizionari antichi come il primo Vocabolario dell’Accademia della Crusca del 1612, o il Tommaseo del 1861, dal Petrocchi del 1891, all’etimologico del Pianigiani (1907). Altre arrivano più semplicemente dai discorsi delle persone, soprattutto di una certa età. “Le parole che mi interessano di più sono quelle che descrivono qualità umane, vizi, virtù, modi di agire e relazionarci, in cui possiamo riconoscere noi stessi e il mondo che ci circonda. Tutte le parole su cui lavoro raccontano qualcosa di noi stessi e del mondo che ci circonda. Per questo credo che in un modo o nell’altro si instauri sempre un’interazione tra l’opera-parola e il pubblico. Ci si può riconoscere un proprio sentimento, una propria caratteristica, ma anche un proprio difetto, in generale si tratta di cose che hanno a che vedere con noi stessi e con il mondo che ci circonda».

Gli obiettivi del progetto. Parlando con Sabrina diventa chiaro come l’obiettivo non sia tanto quello di far tornare questi vocaboli nell’uso comune (non siamo, per così dire, di fronte a un nuovo fenomeno “petaloso”) quanto quello di riportarle alla luce, rappresentandole attraverso l’espressione artistica. «Queste parole sono per me una fonte inesauribile di ispirazione, hanno una forza poetica che posso esprimere giocando con il loro suono, con il loro significato, restituendole in modo creativo e dunque facendole cantare, mimare, ma anche facendone dei ritratti, trattandole come oggetti». Qui sta la chiave, perché di fatto l’URPS trasforma il verba volant in oggetto palpabile, permettendogli di assumere una forma fisica ed evitare di essere dimenticato.

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