Uomini da Marte, donne da Venere
secondo la Patti di Camera Cafè

Seduta in platea allo spettacolo di Paolo Migone “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” Debora Villa, al secolo la Patti di “Camera Cafè”, rimase estasiata. L’adattamento teatrale del libro più celebre dello psicologo statunitense John Gray, declinato verso una esilarante terapia di gruppo collettiva pendente al cabaret misogino dell’ex scienziato di Zelig (con misterioso occhio nero), la tramortì dalle risate. Una carica comica sconosciuta all’adattamento francese, cronologicamente precedente. E Debora si disse: «posso farlo anch’io». Pescando dall’universo femminile, riportando la bilancia tra i sessi in equilibrio, ma calando carichi importanti in termini di battute. È diventata la prima donna ad affrontare il testo, e molto bene. Stasera porta questo suo esperimento al Creberg Teatro.

 

 

L’equilibrio delle “stoccate” ha un riscontro anche nelle reazioni in platea. «Sia uomini che donne ridono della grossa delle magagne proprie e altrui – racconta l’attrice, raggiunta al telefono -. Mi sono sempre capitati pubblici eterogenei e molto simpatici. Disponibili, anche. Si ride di più quando si parla di sesso: lui è tutto prestazionale, vuole il feedback positivo, lei che è tutta innamorata e sta già pianificando il matrimonio. Dei begli esauritoni, insomma, sia gli uomini che le donne». Il segreto per stare insieme a lungo, dopo l’approfondita disamina comica, è molto semplice: «Comunicare e parlarsi, questo il “segreto”. Non troppo però, perché noi donne saremmo più disposte al dialogo, mentre gli uomini risolvono le cose stando in silenzio, reagendo interiormente al problema. Ma solo parlando degli scogli si può evitare di andarci a sbattere, cioè di reiterare un comportamento negativo».

 

Articolo completo a pagina 25 di BergamoPost in edicola fino a giovedì 14 marzo. In versione digitale, qui.

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