Una piazza che ci ha creduto

Foto di Mario Rota

 

Un’eco lontana, un brusio, un vociare di sottofondo. Attorno, strade vuote e bandiere appese, gagliardetti, magliette. Nerazzurre ovviamente. Il tempo era come sospeso, a Bergamo, alle 20.30 di ieri, mercoledì 15 maggio 2019. Piazza Vittorio Veneto, invece, brulicava. Tanti di coloro che non sono scesi a Roma, erano lì, davanti al maxi schermo che il Comune ha fatto installare per permettere alla città di vivere insieme le emozioni della storica finale di Coppa Italia tra Atalanta e Lazio. Come fossero i Mondiali, un abbraccio comune sotto un cielo nero e azzurro.

Ovviamente, avremmo voluto finisse diversamente. Avremmo voluto che la festa continuasse tutta notte, magari anche stamattina. Avremmo voluto parlare dei gol fatti, non di quelli presi, non degli errori arbitrali, non della a tratti imbarazzante telecronaca. Invece hanno vinto amarezza e delusione. Ma anche l’orgoglio: gli applausi davanti ai volti dei giocatori nerazzurri rigati dalle lacrime sono stati tanti, e forti e convinti. Gli applausi per gli oltre 21 mila “fratelli” all’Olimpico altrettanto. Le persone in piazza non erano là, ma è come se ci fossero anche loro.

La tensione la si percepiva dai volti tirati. Sotto magliette vintage o targate Joma, palpitavano allo stesso ritmo quasi cinquemila cuori. Le bandiere sventolavano, i commenti arrivavano a spizzichi e bocconi. Un sussulto, un altro. L’insofferenza a ogni fallo subito da Ilicic, l’incredulità davanti al mani di Bastos non punito. I minuti scorrevano, il risultato non si sbloccava e le mani si trituravano. Poi il gol di Milinkovic Savic all’82’. E quello di Correa all’89’. Gli occhi, solitamente alti e fieri, si sono abbassati verso il suolo. Il nostro fotografo Mario Rota ha colto istanti di struggente (sportivamente parlando, permettetecelo) bellezza. Ci sono scatti che paiono un dipinto di Caravaggio tra ombre e struggimento.

Lentamente, la piazza si è poi svuotata. Sono rimasti in pochi, chi seduto per terra, chi a girovagare per le vie del centro a smaltire la rabbia e la delusione. E chi, invece, a guardare il maxi schermo quasi inebetito, come quel ragazzo con la maglia di Ilicic. È restato lì per un bel po’, in silenzio, immobile. Passerà, ma intanto girano le palle. Fa parte del gioco, fa parte della vita. Restano queste foto, restano le emozioni forti (belle o brutte che siano) e una serata in cui ci siamo sentiti tutti, indistintamente, parte di qualcosa. A Roma così come a Bergamo.

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