Volti e sorrisi da Champions League
L’album della serata della storia

È iniziata con il fiume di gente a piedi verso il Mapei, è finita con i giocatori in piedi sul tetto del bus ufficiale che alle 3 del mattino salutavano i tifosi in festa. Atalanta-Sassuolo è la gara della storica qualificazione alla prossima Champions League, mai l’Atalanta era arrivata così in alto e il miracolo calcistico che i nerazzurri hanno compiuto è addirittura più importante di quello realizzato dal Leicester vincendo lo scudetto in Inghilterra.

Il prepartita, il Telepass costa due soldi! L’avvicinamento al Mapei Stadium scorre semplice fino a cinque chilometri dal casello di Reggio Emilia; improvvisamente, l’autostrada scorrevole fino a pochi minuti prima diventa un clamoroso imbuto e nel giro di mezz’ora si capisce subito il problema: il 98 per cento di chi si reca allo stadio per il sogno Champions League non ha il Telepass. Risultato? Ingorgo multiplo e codone di macchine con fuori dai finestrini appese le sciarpe della Dea. Tralasciando che il Telepass costa veramente due soldi, l’ingresso al Mapei Stadium di Reggio Emilia è decisamente complicato: macchine e persone ovunque. Fortunatamente non ci sono orde di ospiti a creare tensione sotto il profilo dell’ordine pubblico, ma arrivare al Park A è molto più complicato rispetto ad altre volte. Dentro la pancia del Mapei, il culatello e le focacce farcite sono il miglior alleato contro l’ansia, mentre dentro sugli spalti si sente già ribollire la passione di un popolo che aspetta solo il fischio d’inizio per il conto alla rovescia più dolce di sempre.

Primo tempo, Berardi croce e delizia. Pronti, via e la partita inizia con un carico di emozioni davvero assoluto. Freuler, dopo una manciata di minuti, calcia sul fondo la palla buona; il Sassuolo gioca con grande grinta e il gol del vantaggio firmato Berardi fa calare il gelo sul Mapei. I nerazzurri sono tesissimi, la manovra non è la solita e si capisce che serve una conclusione di potenza, un episodio con cui gettare il cuore oltre l’ostacolo. Alla fine arriva Duvan Zapata da Calì a mettere i muscoli dietro al pallone e a spingerlo alle spalle di Pegolo. Il pareggio non cancella alcuni episodi che, francamente, fanno innervosire tutti i bergamaschi presenti. Il portiere degli emiliani inizia a perdere secondi preziosi a ogni rimessa dal fondo, con il pubblico che risponde fischiandolo sonoramente. A fine primo tempo, purtroppo, questa tensione si trasforma in una vera e propria rissa che avremmo fatto volentieri a meno di vedere. Magnanelli appoggia la testa su quella di de Roon, l’olandese esagera un po’ la caduta e Berardi parte in quinta per andare a riprenderlo da terra nemmeno fosse un volontario della Croce Rossa. Parapiglia, spintoni, Doveri a due passi che osserva tutto e alla fine ecco il rosso per il numero 25 del Sassuolo, che veniva portato a forza dai compagni negli spogliatoi mentre insultava un po’ chiunque gli capitasse a tiro.

Secondo tempo: Gomez, Pasalic e la leggenda. Con un uomo in più e il pareggio in tasca, l’Atalanta nel secondo tempo accelera e grazie all’incessante sostegno del Mapei arrivano i due gol che valgono il passaporto per il sogno continentale. Sul quel sinistro di Ilicic respinto da Pegolo, il tocco sotto del Papu a scavalcare l’estremo difensore del Sassuolo e il difensore avversario è decisivo. Lo stesso numero 10 della Dea, poco dopo, mette sulla testa di Pasalic la palla del 3-1 e la partita si chiude praticamente lì. Nell’ultimo scampolo di gara, il Sassuolo resta addirittura in nove uomini per il rosso a Magnanelli. I nervi dei neroverde sono stranamente a fior di pelle, mentre in casa Atalanta ci sono solo sorrisi e una serie di abbracci infiniti in tribuna. Sotto la pioggia, che si fa sempre più fitta, i ragazzi di Gasperini spingono fino alla fine controllando le operazioni e quello che accade al fischio finale è l’apoteosi di un popolo che dopo aver accarezzato per mesi un sogno così grande adesso lo stringe tra le mani.

Il post-gara: la folle emozione del popolo in Champions. Da quando Doveri manda tutti al manicomio fischiando la fine del match a quando l’ultimo dei protagonisti rientra negli spogliatoi passano almeno tre quarti d’ora. Nessuno vuole smettere di saltare e gioire: Palomino aizza tutti stando in piedi sopra la traversa, Gollini e Gosens si producono in una serie di scivolate che nemmeno al circo, e poi ci sono gli abbracci forti e sinceri del presidente Percassi, dei figli e del mister atalantino a completare un quadro di esaltazione collettiva. Le tribune sono un misto tra il sognante e l’incredulo, le lacrime scorrono, e quando dagli altoparlanti dello stadio viene sparato a decibel assurdi l’inno della Champions League l’emozione è completa. La gente della Dea si coccola un sogno conquistato, i fuochi d’artificio illuminano il cielo sopra il Mapei e dieci mesi esatti dopo la prima partita della stagione (26 luglio 2018, Atalanta-Sarajevo 2-2) la leggenda atalantina è realtà. Che fortuna, che privilegio essere atalantini.

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