Strage di rospi innamorati a Endine
Volontari sulla strada per salvarli

Qualche abitante della Val Cavallina, molto prosaicamente, riesce a distinguere il sesso dei rospi che investe dal rumore, sordo o meno, che producono. Perché, nonostante gli sforzi di enti e volontariato, ci sono sempre parecchie vittime nell’esercito di rospi comuni che scendono dai versanti delle montagne limitrofe e vanno a riprodursi e a deporre le uova sulle rive del lago di Endine. Il divario sonoro ha una chiara motivazione: le femmine sono di dimensione molto maggiore e portano infatti i maschi sul dorso. Devono attraversare la strada che costeggia lo specchio d’acqua, a loro rischio. Per questo le guardie ecologiche volontarie (Gev) e numerosi collaboratori di buona volontà si adoperarono per facilitare l’attraversamento degli anfibi.

La migrazione è cominciata. Per niente belli, ma a loro modo buffi e utilissimi per l’ecosistema perché ghiotti di insetti tra cui le zanzare, i Bufo bufo vanno tutelati. Proprio per la loro presenza massiccia, ad oggi si contano circa 20mila esemplari, la zona lacustre è considerata, a partire dal 2001, un’area di rilevanza erpetologica nazionale. La loro migrazione è cominciata proprio in questi giorni. Per evitare l’investimento, si è pensato di costruire una sorta di incanalamento artificiale per guidare i rospi fino alle rive, ma talvolta non sono sufficienti, così come non lo sono le barriere poste al margine della strada. Perciò, chi volesse aiutare l’attraversamento degli anfibi non deve far altro che premunirsi di un abbigliamento idoneo con stivali e impermeabile. L’attrezzatura necessaria è minima: un secchio e dei guanti di lattice.

 

 

La folla della notte. I volontari si addensano in poche centinaia di metri sulla riva di Monasterolo. Ci sono le famiglie con i bambini muniti di lampade frontali, come i minatori. Le Gev distribuiscono bretelle fluorescenti e avvisano gli automobilisti dell’operazione di salvataggio in atto: mica che a rimetterci la pelle – anche se meno rugosa – siano degli umani. A parte i tanti rospi schiacciati – e poi mangiati dalle cornacchie – e i vivi che scendono a valle o risalgono, il pubblico ha a disposizione uno spettacolo naturale da documentario, con tanto di filari di uova nere visibili nell’acqua e altri esemplari di anfibi che si possono incontrare sul pendio come tritoni (punteggiato e crestato) e rane (agile, verde e di Lataste). Le Gev sono affiancate dagli operatori della Stazione sperimentale regionale del lago di Endine. «Abbiamo stilato un calendario dei turni grazie al quale siamo in grado di assicurare per ogni sera dalle 5 alle 12 persone incaricate del recupero degli anfibi – spiega a L’Eco di Bergamo Giovanni Giovine, coordinatore alla Stazione sperimentale e docente di scienze naturali –. Soltanto la domenica siamo rimasti un po’ scoperti. Speriamo in altri volontari pronti a darci una mano». Lo sforzo dei samaritani proseguirà per altri 40 giorni circa. Il top del traffico si dovrebbe avere proprio in questo periodo, a cavallo della metà di marzo, anche se le poche precipitazioni di questi giorni potrebbero modificare questo programma riproduttivo in cui vita e morte si abbracciano.

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