Fichi d’India tra le lenzuola, il giallo
risolto dal Museo Caffi di Bergamo

«Un giorno arriva da noi un signore sulla cinquantina, ci dice che ha degli insetti invisibili in casa sua. Spiega che questi insettini pungono la signora che una volta la settimana va a fare le pulizie e che, di solito in quel giorno, mordono pure lui. Al momento, abbiamo pensato a uno dei non pochi squilibrati che vengono al museo parlando di animali immaginari o di batuffoli di polvere che prendono vita».

Marco Valle è direttore del Museo di scienze naturali Enrico Caffi, su in Cittadella. Un museo particolarmente amato dai bergamaschi e non solo da loro: ha superato decisamente i centomila visitatori. Una visita al museo di scienze significa compiere un viaggio nel mondo, e nel tempo. Animali, insetti, fossili, rocce raccontano la vicenda del nostro pianeta, dei suoi esseri viventi, negli ultimi trecento, quattrocento milioni di anni, quando la nostra terra, la Bergamasca, non era nemmeno una lontana parente di quella che vediamo oggi: le Orobie non si erano ancora sollevate e il Serio e il Brembo non esistevano.

 

Il mammut, simbolo del Museo Caffi

 

Continua Marco Valle: «Il nostro museo non è soltanto un’esposizione da visitare, e nemmeno alcuni laboratori di ricerca. Ci occupiamo anche, per conto dell’Ast, ex Asl, di animali infestanti. Diverse persone ogni anno ci chiamano perché hanno trovato ragni, cimici, formiche… e animali misteriosi, curiosi “ultracorpi”». Marco Valle parla nel laboratorio del museo, al secondo piano, con lui i conservatori Omar Lodovici, Paolo Pantini, i preparatori Rossana Pisoni, Luciana Maver. In questi giorni si stanno studiando esemplari di Tricottero, una farfalla che si sviluppa nei corsi d’acqua, le cui larve creano un “bozzolo” con i sassolini di fiume e dopo la trasformazione spiccano il volo. I tricotteri costituiscono degli importanti indicatori dello stato dell’ambiente. Marco Valle e Omar Lodovici sono i più importanti conoscitori di questi insetti in Italia.

Continua il racconto di Valle: «Questo signore è venuto in museo, ci ha spiegato quello che succedeva in casa sua, in un paese delle nostre valli. Avevamo pensato a uno squilibrato, ma poi abbiamo ritenuto di dovere indagare. Quel signore ci aveva portato un sacchetto con delle lenzuola, le abbiamo estratte e ci siamo accorti che effettivamente c’era qualcosa di fastidioso, che provocava prurito. Abbiamo analizzato al microscopio pezzi di tessuto, abbiamo trovato delle piccole spine, abbiamo inviato le immagini a dei botanici che hanno confermato: si trattava delle microscopiche spine della pianta di Opuntia, della famiglia delle Cactacee, in pratica, il fico d’India. Quel signore ci ha portato altri campioni, abbiamo verificato che le spine si trovavano anche sulla stoffa del divano.

 

L’ingresso del Museo Caffi

 

Ma il problema era: come potevano trovarsi lì? E, soprattutto, perché il fastidio diminuiva nei giorni, ma poi tornava a manifestarsi in modo deciso nei pressi dell’arrivo di questa signora? Questa persona che vive sola, è separata dalla moglie, aveva dato le chiavi di casa al fratello e alla cognata che abitavano al piano di sotto. La questione si è chiarita ponendo due telecamere in casa: erano i parenti che entravano in casa e, in vista dell’arrivo settimanale della signora, spargevano lenzuola e divano con quelle spine che recuperavano dalle piante di fico d’india che avevano in casa o in giardino!». I due “scherzosi” parenti hanno poi confessato: volevano scoraggiare la donna perché ritenevano disdicevole questa relazione con il fratello. Il giallo è stato risolto.

Ma in altri casi si tratta di infestazioni vere e proprie. Continua Marco Valle: «Per esempio, viene segnalata sempre più spesso la presenza di cimici dei letti, che molti definiscono “zecche”, sbagliando. Le cimici dei letti sono quelle che capita di trovare anche sui treni. Sono insetti piccoli, ematofagi, cioè che pungono l’uomo per cibarsi del suo sangue. Con l’uso del Ddt si erano quasi estinte, ma ora che l’insetticida è proibito, stanno tornando. Si nascondono spesso nei materassi perché semplicemente si tratta del luogo più vicino all’uomo, al soggetto da pungere, nella condizione più favorevole, cioè quando è addormentato e poco vestito. Non importa di che cosa siano fatti i materassi, per le cimici è soltanto un luogo dove nascondersi». Cimici, ragni (ne esistono ben mille e seicento specie in Italia), pidocchi, zanzare…

 

Marco Valle, direttore del Caffi

 

Spiega Marco Valle che la gente ama vivere a contatto con la natura, ma non ama fare i conti con i suoi abitanti. Spiega: «La massaia di una volta sapeva distinguere un pidocchio da una pulce o da una piattola, una cimice da una zecca. Qualche settimana fa è venuta in museo una persona sostenendo che sua moglie aveva gli acari in testa: erano normali pidocchi. Un tempo, chi viveva in campagna sapeva quali fossero i ragni “cattivi”, e non si preoccupava se nel sottotetto c’erano le rondini o un ghiro. Adesso invece si vuole la villetta con giardino, ma poi ci si spaventa davanti alle lucertole o ai ragni. A proposito, negli ultimi anni in museo ci hanno portato dei grossi ragni, causa di spavento. Si tratta di esemplari di Macrothelecalpeiana, un ragno del sud della Spagna: è arrivato nei nostri giardini “nascosto” dentro ai grossi ulivi che importiamo per abbellire i prati…».

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