Gli indipendentisti in Europa

In questi ultimi mesi si è parlato e scritto molto del referendum che, il 18 settembre, dovrà decidere dell’indipendenza scozzese. Al momento, informano le statistiche, sembrerebbe che i contrari alla scissione dalla Gran Bretagna siano numericamente superiori rispetto ai favorevoli: il 53 percento contro il 47 percento. Anche la Catalogna, il 9 novembre, confluirà alle urne. In questo caso, però, si tratterrà di una consultazione, più che di un referendum, poiché il governo spagnolo non ha fornito la sua autorizzazione. Il leader catalano Arturo Mas ha frenato le aspettative dei più entusiasti, ribadendo al contempo che la consultazione – se pur vi sarà – avrà lo stesso peso morale e politico di un referendum. Ma quali sono gli altri movimenti indipendentisti in Europa? Tra tanto discutere di Scozia (soprattutto) e di Catalogna, la domanda sarebbe, in fondo, doverosa. Ecco quello che abbiamo trovato, dopo essere andati a pescare un po’ qua e un po’ là.

 

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http://www.statista.com/chart/2652/an-independent-scotlands-impact-in-numbers/

In linea generale, i movimenti per l’indipendenza hanno particolare vigore nelle regioni che possiedono un’eredità culturale forte e dai tratti distintivi, rispetto a quella del resto della nazione: ad esempio, l’uso di un idioma diverso da quello ufficiale. Si pensi al caso delle Fiandre, regione del Belgio a maggioranza linguistica francese, oppure al Paese basco, nel nord della Spagna, in cui si parla un dialetto locale, il basco, appunto.

 

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Le regioni abitate da minoranze etnico-linguistiche sono rappresentate da partiti politici, i quali promuovono le istanze di autonomia e di indipendenza. Alcuni di essi si sono presentati a Bruxelles, il 31 marzo 2014, riuniti dallo slogan It’s time for Self-determination (è tempo dell’autodeterminazione, ndr). I partecipanti sono stati, complessivamente, 3500. Oltre alla Sinistra Repubblicana di Catalogna e allo Scottish National Party, infatti, si sono presentate le delegazioni della Nuova Alleanza Fiamminga, del Blocco Nazionalista Galiego (dalla Galizia, regione nel nord del Portogallo) e del Basco Eusko Alkartasuna (EA).

Dall’Italia, invece, è stata massiccia la presenza veneta. Si sono infatti presentate la Liga Veneta Repubblica (LVR), Veneto Stato, le associazioni Veneto Stato D’Europa, Raixe Venete e il Comitato per il Referendum sull’indipendenza -“Il Veneto Decida”. Dal nostro paese c’erano anche rappresentanti dal Centro Studi l’Insorgente (Lombardia), il Südtiroler Freiheit (STF), per l’Alto Adige, una delegazione dalla Sardegna e anche il Partito della Nazione Corsa (PNC).

Alcuni di questi gruppi politici fanno parte dell’ European Freedom Alliance, associazione parlamentare nata nel 2010 e riconosciuta dall’Unione Europea nel 2011, che riunisce partiti radicali di destra ad orientamento indipendentisca e euroscettico. Attualmente ne fanno parte Andreas Molzer , Franz Obermayr e Harald Vilimsky, del Freedom Party austriaco, Philip Claeys e Gerolf Annemans, per il Vlaams Belan (Belgio), Marine Le Pen, del Fronte Nazionale francese, Sharon Ellul-Bonici, del Independent/Labour Party di Malta e Geert Wilders, per il Partito della Libertà dei Paesi Bassi. L’Italia è rappresentata dal parlamentare Matteo Salvini, de Lega Nord. Dal 2014 il presidente del gruppo è l’austriaco Franz Obermayr.

Benché i movimenti indipendentisti siano molti e diffusi su tutto il territorio europeo, sono pochi i casi in cui si giunge a un referendum scissionista vero e proprio, come quello che si terrà in Scozia. Le firme raccolte online prima dell’assemblea di Bruxelles, infatti, sono state solo un milione. Poche, se si considera che la popolazione europea raggiunge, complessivamente, i 743 milioni di persone.