La Scozia resta nel Regno Unito
e le borse sono in rialzo

Alla domanda «dovrebbe la Scozia essere un Paese indipendente?» il 55,3 percento degli scozzesi ha risposto di no. Si chiude così un lungo dibattito, che ha segnato non solo l’estate del Regno Unito, ma anche quella dell’Unione europea, preoccupata per le ripercussioni che l’indipendenza di Edimburgo avrebbe comportato. Alex Salmond, leader degli indipendentisti, ha commentato i risultati elettorali con fair play: «Accetto il verdetto del popolo e invito tutti gli scozzesi a fare altrettanto». «Abbiamo visto paura e preoccupazione, abbiamo visto che dal governo britannico nessuno si sarebbe aspettato quello è successo, sono stati mossi da quello che vedevano. Oggi non dobbiamo guardare a quello che non abbiamo, ma dobbiamo andare avanti come una sola nazione». L’ avversario politico di Salmond, Alistair Darling, ha espresso la propria soddisfazione, ma senza esagerare. Ha esortato gli scozzesi a rappacificarsi gli uni con gli altri e a ricucire le fratture che possono essersi verificate nei mesi precedenti al referendum. Tira invece un sospiro di sollievo, e non lo nasconde, David Cameron, che decreta risolta la questione. Il subbuglio in cui la Scozia ha gettato Downing Street, tuttavia, non sarà senza conseguenze: il premier britannico, infatti, ribadisce che alle nazioni del Regno Unito verrà presto concessa più autonomia, dichiarando avviata una fase di devolution revolution.

Le urne sono rimaste aperte per tutta la giornata di ieri, dalle 7 alle 22 (dalle 8 alle 23 secondo l’ora
italiana). L’affluenza è stata da record, pari all’85 percento degli aventi diritto, e ha reso i risultati ancora più significativi. Lo spoglio delle schede è durato per tutta la notte, mentre la popolazione attendeva le prime notizie nei pub, rimasti aperti per l’occasione. I primi dati sono arrivati da sette aree scrutinate nel collegio di Dundee, roccaforte indipendentista, dove il sì ha registrato il 57,35 percento contro il 42,65 percento del no. Lo stesso risultato è giunto da Glasgow, dove il 53.5 percento ha votato per l’indipendenza, contro il 46.5 percento degli unionisti. Nelle prime ore della mattina, però, si registra la svolta: Edimburgo vota con decisione per il no, addirittura il 61 percento. Hanno votato per il no anche le Highlands, le isole Ebridi, il Galloway e l’Abeerdeenshire.

Nonostante gli indipendentisti sembrassero a un passo dalla vittoria, nei giorni precedenti al fatidico 18 settembre, la campagna silenziosa degli unionisti è riuscita a strappare un’indubitabile vittoria, su cui ha probabilmente influito la previsione dei rischi che l’indipendenza avrebbe comportato. La Scozia continuerà dunque a fare parte del Regno Unito, con buona pace di quelli che tacciano di tradimento i concittadini che hanno votato per il no. Intanto, gli effetti del referendum si sono subito fatti sentire. Già ieri, infatti, la Borsa di Londra è decollata, con l’Ftse 100 in crescita dello 0,43 percento, mentre tra i titoli con sede legale a Edimburgo, Royal Bank of Scotland acquistava lo 0,95 percento, Lloyds Banking l’1,26 percento, Standard Life l’1,8 percento. La sterlina nel primo pomeriggio di giovedì ha addirittura raggiunto i massimi da due anni sull’euro, a 78,53 pence. Questa mattina anche la Borsa di Milano ha aperto con un balzo: l’indice Ftse Mib è salito all’avvio delle contrattazioni dell’1,10 percento a 21.374 punti.