5 domande ancora senza risposta
sulla assurda strage di Corinaldo

Sono passati quattro giorni dalla strage dell’Immacolata nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo e per ora l’unica cosa certa è la contabilità delle persone che ci hanno rimesso la vita: ben sei. Su tutto il resto regna un’inquietante confusione, tra rivelazioni e smentite. Così a tante domande nessuno ha ancora dato risposte. Ecco i cinque interrogativi che ancora attendono una spiegazione.

 

Quanti biglietti sono stati venduti per la serata del 7 dicembre?

Dovrebbe essere una contabilità semplice e invece anche su questo regna la confusione. I due gestori della discoteca avevano fatto richiesta alla Siae di ben 1600 tagliandi d’ingresso. Secondo gli inquirenti i biglietti effettivamente venduti sono stati 466. Alla Siae invece risultano 215 in più, che forse sono stato dati per distribuirli fuori dal locale. Il numero di tagliando è comunque in conflitto con la capienza della discoteca, che con l’allestimento del palco per accogliere Sfera Ebbasta era di poco più di 500 persone. Qualcosa decisamente non torna in questa girandola di numeri. Anche perché dal conteggio sarebbero fuori quelli entrati con la drink card. E c’è chi dice che in quel momento alla Lanterna Azzurra potevano esserci anche duemila persone, contando quelle sedute ai tavoli sulla balconata.

 

Perché non è stato aperto il cancello nero sul cortile esterno?

Altra domanda sulla quale pesa il mistero. La massa delle persone è stata convogliata dai buttafuori verso l’uscita posteriore, dove è avvenuta la strage a causa del cedimento della balaustra. Qual era il piano di evacuazione?

 

È credibile l’identificazione del ragazzo come responsabile
del caos creato con la bomboletta urticante?

È un minorenne di Senigallia, quindi non se ne conosce il nome, ma solo il soprannome da “narcos colombiano”. È stato fermato dagli inquirenti e accusato di lesioni e omicidio preterintenzionale plurimo. Lo avrebbero indicato tre suoi amici, suggerendo il suo nome dopo aver visto nel video il ragazzo con il cappellino. In realtà lui sostiene di avere un alibi e ci sarebbe un altro video contemporaneo di una discoteca di Marotta in cui si riconosce un ragazzo molto simile all’indagato. A confermare l’alibi ci sarebbe poi la testimonianza della sua ragazza.

 

È stato uno solo a spruzzare il gas o più persone?

Dalle testimonianze raccolte emerge che il gas urticante al peperoncino si è diffuso molto velocemente nel locale, creando una reazione di panico. Potrebbe essere stato a causa dell’impianto di areazione del locale, oppure può essersi trattato di un’azione calcolata e organizzata a più mani. Solo l’incidente probatorio annunciato dagli inquirenti potrà dare qualche chiarimento in merito. Certamente è un punto che cambierebbe completamente lo scenario. Era in azione una banda? E con quale obiettivo?

 

Sfera Ebbasta era a conoscenza delle condizioni del locale?

È un altro punto su cui fare chiarezza. Per ora si sa che lo studio di un avvocato di Senigallia si costituirà come parte civile per conto di un centinaio di persone coinvolte. Può essere che venga intrapresa una class action perché, come ha spiegato l’avvocato, «se fai un concerto devi accertarti del numero di posti disponibili, di quanta gente c’è e delle condizioni di sicurezza».

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