60 minuti al giorno di sport bastano
a compensare 8 ore fermi al pc

Un’ora può fare la differenza. Ed è quella che si trascorre facendo un po’ di moto, anche una semplice passeggiata all’aria aperta in estate o indoor in inverno o una pedalata in bicicletta, in grado di opporsi agli effetti negativi di otto ore di sedentaria quotidianità da ufficio. Ovvero, 60 minuti di sana attività sportiva, moderata, allontanerebbero non solo l’insorgenza di diverse malattie correlate al cattivo metabolismo ma potrebbero fungere da toccasana per una vita più lunga. Diminuendo cioè le probabilità di morte, anche precoce. Sono le conclusioni di un recente studio dell’Università inglese di Cambridge e della Scuola Norvegese di Scienze dello Sport, pubblicato sulle pagine della prestigiosa rivista Lancet in occasione delle Olimpiadi attualmente in corso a Rio, in Brasile.

 

 

Un bilancio pesante. La sedentarietà, voluta per pigrizia o ‘giustificata’ da un eccesso di ore passate alla scrivania, è il nemico più acerrimo della salute, e infligge pesanti danni o problemi non solo alla bilancia ma soprattutto al cuore. Facile vittima di disturbi cardiovascolari cui si assocerebbero implicazioni anche di altra natura, prime fra tutte il diabete e un aumentato rischio di sviluppare patologie varie ed eventuali. L’inattività, come attesterebbero le più recenti stime, sta diventando una pandemia globale con effetti deleteri sul tasso di mortalità: almeno 5 milioni di decessi annui. E ripercussioni importanti anche sull’economia; infatti la spesa pubblica mondiale per sistemare i danni sedentari, supererebbe oltre 67,5 miliardi di dollari annui, con un peso maggiore per i paesi ad alto reddito.

 

 

Lo sport è salute. Nel caso ancora non l’avessimo capito, lo hanno confermato i ricercatori inglesi e norvegesi, dopo una vasta metanalisi che ha considerato 16 studi di letteratura, di cui 13 fornivano informazioni circa il tempo passato dai partecipanti alle varie ricerche davanti alla TV o in inattività fisica e la mortalità per tutte le cause, comprese quelle per disturbi cardiovascolari o per tumori del seno, colon e colon-retto. I volontari, oltre 1 milione di individui di entrambi i sessi, avevano una caratteristica comune: trascorrevano tutti 8 ore quotidiane alla scrivania o comunque erano impegnati in attività inattive dal punto di vista fisico. Con una differenza però: che una parte di essi alternavano la sedentarietà forzata anche a un po’ di moto, mentre altri restavano inerti e pigri pure nel post lavoro. Risultato?

 

 

A parità di ore sedute, gli attivi, con quel poco di moto, si garantivano una sensibile riduzione sul rischio di moralità. Ovvero la possibilità di vivere più in salute e a lungo. A tal punto che nel corso di un follow-up compreso fra 2 e 18 anni le probabilità di passare a migliore vita, occorsa a ben più di 84mila persone, era quasi del 10 percento fra coloro che avevano uno scarso o del tutto assente impegno fisico contro un tasso di mortalità inferiore al 7 percento fra chi, invece, sedeva meno di 4 ore al giorno alla scrivania, praticando anche un po’ di moto. Quel “po’” è stato esattamente quantificato dai ricercatori: una sola ora di sport giornaliera, senza un eccessivo dispendio fisico. Infatti, per ottenere benefici sulla riduzione del tasso di mortalità, sarebbero sufficienti anche attività aerobiche: come una camminata a passo sostenuto, ad esempio, o una biciclettata da soli o in compagnia.

 

 

Le indicazioni dell’OMS. Precise indicazioni ma poca sensibilizzazione allo sport. Sta qui tutto il bandolo della matassa. Infatti solo una percentuale esigua della popolazione mondiale, anche a causa di insufficienti campagne di informazione o di mancate politiche nazionali contro la sedentarietà, metterebbe in pratica le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che suggeriscono di praticare almeno 150 minuti di attività fisica di moderata intensità. Le stime confermerebbero che, nel 2015, il 23 percento della popolazione adulta mondiale e l’80 percento degli adolescenti non raggiungerebbe questo traguardo sportivo, fermandosi cioè a una soglia ben più bassa dei 60-75 minuti quotidiani raccomandati. Verso i quali gli esperti lasciano molta libertà di scelta: possono essere moderatamente praticati al mattino, durante la pausa pranzo, la sera dopo cena, sia in città che in vacanza, con possibilità di dividere quei famigerati 60 minuti anche in più sessioni. Nel caso tutti insieme possano costare un dispendio energetico troppo oneroso. Ma la regola è praticarli: su questo, proprio non si transige. Questione di ‘buona’ salute.

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