A piedi nudi, vestiti di carta, sporchi
Lo sbarco dei profughi a Bergamo

«Uno è arrivato a piedi nudi, un altro indossava solo una tutina di carta bianca, come quelle dei Ris. Erano tutti malridotti, sporchi e maleodoranti». Un esponente della Caritas diocesana descrive così gli ultimi 26 profughi africani arrivati in Bergamasca tra lunedì e ieri. Una fotografia drammatica e impietosa, quasi surreale, conseguenza di un viaggio allucinante. Un’odissea iniziata sulle sponde libiche, proseguita sui barconi dei trafficanti e prolungatasi sui pullman che da Reggio Calabria hanno portato i migranti su lungo lo Stivale, fino al centro smistamento lombardo di Bresso, gestito dalla Croce Rossa. Qui c’è stato un semplice e rapido cambio di carrozza, senza nemmeno il tempo né la possibilità di fare una doccia: i profughi sono stati spediti a Bergamo così come erano sbarcati. Persino gli operatori diocesani, che ne hanno viste tante, sono rimasti colpiti dalle loro condizioni. Quello con la “tutina” probabilmente era stato raccolto dal mare seminudo, così gli hanno dato l’indumento che di solito indossano i soccorritori per motivi sanitari. Non c’era nient’altro per coprirlo. Istantanee che confermano come l’emergenza umanitaria, se possibile, si stia ulteriormente aggravando.

 

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I numeri. Una volta giunti in terra orobica, i profughi sono stati smistati nelle varie strutture disponibili. Mentre la polemica politica infuria, la macchina dell’accoglienza non si ferma. Al momento i richiedenti asilo ospitati in Bergamasca sono 513: 78 sono presi in carico dalla cooperativa sociale Rinnovamento, che li ha alloggiati in tre diverse strutture ad Antegnate, Vigano San Martino e Monasterolo. La Caritas, attraverso la cooperativa Ruah, si sta occupando di assicurare vitto e alloggio ai restanti 435, divisi in otto case d’accoglienza: Casa Amadei ed ex Gleno in città, Lizzola (due residenze), San Paolo d’Argon, Battaina di Urgnano, Botta di Sedrina e Casazza. A queste, è notizia freschissima, si aggiungerà una nuova struttura in alta Valle Brembana, messa a disposizione da una fondazione privata: da settimana prossima potrà ricevere fino a quaranta persone. È aperta la questione Dalmine: il Comune vorrebbe mettere a disposizione l’ex asilo, ma l’opposizione e la Lega in particolare stanno alzando le barricate. Si parla anche dell’ex Celana di Caprino, ma niente è deciso. Gli sbarchi non si fermano, con la bella stagione potrebbero anche aumentare. Le esigenze di accoglienza aumentano, le resistenze anche.

 

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Niente ozio. I profughi, fino a quando la loro domanda di asilo per motivi umanitari non viene accolta, non possono nemmeno cercarsi un lavoro. Beneficiano della generosità bergamasca, restando forzatamente inoperosi nei centri di accoglienza. Ma da qualche mese hanno iniziato a “sdebitarsi”: su intuizione della Caritas, sono stati invitati a impegnarsi nel volontariato e nelle attività socialmente utili. Molti hanno accettato: li si può vedere nei parchi o nelle strade, con la ramazza in mano. Quest’inverno hanno anche spalato la neve dalle vie cittadine. Si rendono utili e la gente apprezza: gli si offre il caffè, si scambiano due parole e si demoliscono i pregiudizi. L’integrazione passa anche dai piccoli gesti quotidiani.