ADHD adulti, difficile riconoscerla
Ma guarire non è certo impossibile

ADHD adulti, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, riguarda non solo bambini e ragazzi, ma anche il 2-5% della popolazione europea adulta. La sindrome non viene in effetti riconosciuta sempre in età evolutiva e tende perciò ad essere trattata, per la prima volta, in età adulta.

ADHD adulti, i sintomi. I sintomi dell’ADHD nell’adulto sono difficili da riconoscere per il medico curante e per lo specialista. Per questo capita di frequente che non si arrivi subito alla corretta diagnosi della malattia. «Spesso il paziente si presenta dal medico per curare una dipendenza, oppure per un attacco di panico, o ancora di ansia o per un disturbo dell’umore – spiega il dottor Carlo Ignazio Cattaneo, psichiatra ricercatore PhD (neuropsicofarmacologia clinica), collaboratore del Mood Center di Brescia -. Se non si riconosce la presenza dell’ADHD la sindrome viene trattata con trattamenti standard ottenendo però risultati parziali, maggiore collateralità e risposte cliniche insoddisfacenti».

Altri segni della malattia. Disattenzione costante, ma anche eccessiva impulsività, disorganizzazione, insoddisfazione e noia sono altri segni della sindrome. La tendenza a posporre gli impegni, le scarse capacità di pianificazione, una eccessiva difficoltà nel gestire le scadenze nonché la difficoltà a stare immobili per molto tempo o a tollerare le attese e le code sono manifestazioni tipiche della sindrome nell’adulto. Così come, soprattutto nella donna che deve gestire il ménage familiare e lavorativo, le sindromi da fatica cronica e l’esauribilità psicofisica.

Diagnosi e cura. La diagnosi della malattia spetta allo psichiatra che effettua un’approfondita anamnesi del paziente. Una volta accertata la sindrome, si imposta la terapia che prevede il ricorso ai farmaci, un percorso di coaching comportamentale e psicoeducazione. Oltre a tutto questo, utile anche un supporto psicologico indispensabile per puntare a una soluzione positiva del problema. Mentre i farmaci controllano i sintomi, si procede con la psicoeducazione e il coaching del del paziente. «Dal punto di vista farmacologico vi sono più strategie farmacologiche, con farmaci non stimolanti e con stimolanti – spiega il dottor Cattaneo -. Durante il trattamento, che ha effetto solitamente in tempi brevi, si impostano le terapie di rieducazione comportamentali. Queste ultime sono infatti indispensabili per arrivare a un risultato positivo».

L’ADHD e la stimolazione transcranica profonda. Ultimamente si è cominciato ad affiancare al trattamento tradizionale dell’ADHD la Stimolazione transcranica profonda. Non esiste ancora l’indicazione all’utilizzo della tecnica ma vi sono modelli biologici e dati sperimentali molto incoraggianti. Vi è perciò interesse crescente e accordo tra clinici esperti che le tecniche di stimolazione cerebrale possono rappresnetare un ottimo presidio terapeutico. Al Mood Center Brescia della BrainStimulation Italia, il dottor Carlo Cattaneo e altri specialisti della BrainStimualtion Italia sono a disposizione per ogni informazione relativa alla Brain stimulation su casi di ADHD. «Stiamo aspettando gli esiti dei primi studi ufficiali – conclude il dottor Cattaneo -. Vista l’estrema sicurezza della metodica in oggetto, nonché la collateralità estremamente benigna, è possibile prevedere l’associazione della Stimolazione transcranica profonda ai trattamenti tradizionali, al momento ancora in via sperimentale».