Armi e allarmi in Italia
un business da 7,6 miliardi

L’assenza di certezze economiche comporta una crescita del pessimismo e della paura. Non è una riflessione personale, semplicemente un dato di fatto, frutto dell’analisi storica: tutte le epoche che hanno visto una situazione economica traballante e poco fiorente sono state anche epoche in cui i crimini sono aumentati. Per questo, oggi che ci troviamo dentro una crisi che pare essere senza fine, non ci impressiona scoprire che la gente ha sempre più paura. E ha ragione. Lo dimostrano i dati diffusi dall’Istat nel capitolo dedicato alla sicurezza del rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile, in cui si spiega che dal 2010 al 2012 le denunce per furti nelle abitazioni sono aumentate del 40%. Di conseguenza la popolazione cerca sicurezza dove può, cioè nei sistemi di allarme e nelle armi, come spiegano i numeri elaborati dal database Aida del Bureau Van Dijk: il mercato della sicurezza italiana vale 7,6 miliardi di euro nel 2014.

 

grafica furti in abitazione

 

Sempre più criminalità. La crisi economica ha portato un forte aumento dei reati contro il patrimonio, spesse volte commessi da persone incensurate, malviventi alle prime armi, che seppur meno attrezzati, proprio per questo motivo possono essere anche più pericolosi. Dal 2010 sono calati gli omicidi, ma i reati da cui si può ottenere un “guadagno” sono aumentati a dismisura, in tutte le Regioni d’Italia. Come detto, dal rapporto Istat citato, tra il 2010 e il 2012 sono aumentate del 40% le denunce per i furti nelle abitazioni, ma sono cresciuti del 40,5% anche gli scippi e del 28,6% i borseggi. Le rapine in abitazioni sono addirittura cresciute del 65,8% in due anni: numeri preoccupanti. A subire maggiormente questa pericolosa deriva sono o le aree storicamente più in difficoltà, o le aree più industrializzate, che maggiormente risentono della crisi. Nel Nord-Est, ad esempio, il numero di denunce per furti in abitazioni è cresciuto addirittura del 61% nel biennio considerato; nel Nord-Ovest gli scippi sono aumentati del 52,9%. A preoccupare di più gli italiani, però, sono le rapine nelle abitazioni, ovvero la possibilità di ritrovarsi qualche malintenzionato in casa, e i numeri danno loro ragione perché il numero di rapine nelle abitazioni, tra il 2010 e il 2012, è cresciuto dell’88% nelle Isole e del 69,7% al Nord-Est.

Si cerca la sicurezza. Davanti a questi dati non impressiona quindi che gli italiani cerchino rifugio nei sistemi di sicurezza. Come detto, il mercato italiano del settore vale oggi ben 7,6 miliardi di euro. Di questi, 3 miliardi vanno nelle tasche dei servizi di vigilanza privata, sempre più apprezzati dalla aziende, 2,3 miliardi agli installatori di sistemi di allarme e 2,1 miliardi ai fabbricanti di armi e munizioni. A crescere di più, dal 2010 ad oggi, sono gli introiti di chi commercializza sistemi d’allarme o di sicurezza, che aumentano il loro giro d’affari addirittura del 180%. Di conseguenza cresce anche (del 22,8%) il fatturato di chi produce questi prodotti, anche se va detto che sempre più aziende si rivolgono oramai ai mercati produttivi orientali, che offrono chiaramente prezzi bassissimi, costringendo le aziende produttrici italiane a compiere grandi investimenti nel campo della ricerca per poter essere sempre un passo avanti ai rivali d’Oriente nel campo dell’innovazione data l’impossibilità di rivaleggiare con loro sui costi.

 

armeria24

 

Una volta gli allarmi e i sistemi di videosorveglianza erano da molti visti come strumentazioni da ricchi, necessarie soprattutto per chi aveva tanti soldi o per le banche. La loro affidabilità però (lo dimostra il fatto che, nel 2012, l’unico reato al patrimonio ad essere calato, nello specifico del 10%, è stata proprio la rapina nelle banche), ha reso i sistemi di sicurezza uno dei prodotti più richiesti sul mercato dei privati, non per forza benestanti. Attualmente sono molto richiesti gli allarmi dotati di sensoristica d’esterno, che permettono di “bloccare” il ladro ancora prima che entri o che tenti di entrare in casa o nel negozio. Ma crescono anche i guadagni delle industrie produttrici di armi e munizioni, precisamente del 32,7% negli ultimi quattro anni. Segno che molti più italiani hanno deciso di munirsi di un’arma. Purtroppo non è così facile sapere quanti sono, concretamente, gli italiani armati: l’ultimo dato, targato Eurispess, si fermava al primo anno di crisi (2008), in cui si contavano 4,8 milioni di italiani legittimamente in possesso di un’arma, di cui circa un milione composto da privati cittadini. Rispetto al 2003, anno di un precedente rapporto voluto dal governo, il numero di privati cittadini armati era cresciuto di circa 400 mila unità. Ora, però, i dati di cui abbiamo parlato ci fanno pensare che anche questa statistica possa aver avuto un ulteriore incremento importante.