L’accordo fiscale Italia-Svizzera
Che cosa ci si guadagna e perché

Dopo anni di promesse e buone intenzioni mai però realizzate, finalmente il momento decisivo sembra essere arrivato: Italia e Svizzera pare siano prossime a firmare un accordo che sancirà il rientro dei capitali illegalmente trasferiti dai cittadini del Belpaese in terra elvetica, cosa che porterà anzitutto notevoli benefici al nostro fisco, e in secondo luogo stimoli economici per ambo le parti in questione.

I termini dell’accordo. L’accelerazione è dovuta, in particolare, all’imminenza del termine per il rientro dei capitali per tutti i Paesi considerati parte della “black list” (i cosiddetti “paradisi fiscali”), che cade ad inizio marzo: tale termine è stato stabilito dalla “voluntary disclosure”, una legge internazionale che mira a limitare sempre di più il numero dei Paesi in cui un fisco decisamente leggero attira capitali esteri, danneggiano gli erari di moltissime altre nazioni. Qualora tale procedimento non sia ancora stato messo in moto entro il termine, gli Stati negligenti incorrerebbero in pesanti sanzioni, entro le quali verrebbero coinvolti anche i singoli correntisti.

Da quanto finora trapelato, l’accordo impostato fra Italia e Svizzera prevede che chi deciderà di far emergere i capitali esportati oltralpe avrà sì uno sconto sulle sanzioni amministrative e i reati penali, ma dovrà pagare per intero le tasse. Per i patrimoni leciti come le vecchie eredità, i patrimoni dei professionisti e gli utili societari sottratti al fisco italiano, in particolare, la sanzione prevede il pagamento delle imposte sui rendimenti per ogni anno di permanenza all’estero, oltre alle sanzioni e agli interessi per il ritardato pagamento e alle sanzioni per la mancata comunicazione nella dichiarazione dei redditi. Chi vorrà, una volta emersi, potrà mantenere i capitali nei forzieri svizzeri, ma dovrà continuare a versare le tasse in Italia.

Il denaro che molti contribuenti italiani hanno deciso di dislocare in Svizzera è parecchio, si parla di una cifra comprese fra i 130 e i 150 miliardi di euro; ben si capisce allora come il nostro Governo abbia tutto l’interesse a che su questi soldi vengano versati i dovuti tributi.

Cosa ci guadagnano l’Italia e la Svizzera. Come appena sottolineato, il nostro Paese otterrebbe notevoli benefici fiscali, costituendo questo procedimento un ottimo passo nella lotta all’evasione fiscale; in secondo luogo, qualsiasi tipo di partnership commerciale con le aziende e multinazionali svizzere sarebbe decisamente facilitato, cosa finora impossibile per i troppi segreti e punti oscuri dovuti al sistema fiscale e bancario elvetico.

Inoltre, per quanto riguarda la Svizzera, tutto ciò significa un importante passo verso la definitiva trasparenza bancaria, annunciata per il 2018, cosa che metterebbe sotto tutt’altra luce il Paese cantonale da un punto di vista finanziario agli occhi del mondo, e che quindi porterebbe importanti benefici economici in termini di volontà da parte di società di tutto il globo di stringere accordi commerciali con Berna.

A margine dei punti fondamentali dell’intesa, ci sono poi anche questioni di puro corollario, come la vicenda del trattamento dei lavoratori frontalieri (alcune decine di migliaia di pendolari giornalieri, provenienti da Como, Varese e dal Piemonte orientale), rivedendo accordi vecchi di 40 anni, oltre allo status di Campione d’Italia, una piccola enclave territoriale immersa nel Canton Ticino e che di svizzero ha già la moneta (il franco), la rete telefonica, le targhe delle auto e anche, in parte, il sistema sanitario.