Basi americane in Europa
La nuova geografia guarda a Est

Alla luce della crisi Ucraina, e con lo scopo di contrastare in maniera sempre più forte la Russia di Putin è in atto una ridefinizione della geografia delle basi Americane in Europa. A dirlo è un documento del Pentagono chiamato European Consolidation Initiative (Eci), che prevede una revisione della presenza militare degli Stati Uniti nell’Europa centro-occidentale. Entro il 2021 verranno chiuse 15 basi europee, con una conseguente riduzione delle truppe di stanza in Europa. Si tratta di un piano che, nonostante costi 1,4 miliardi di dollari, permetterà di risparmiare almeno 500 milioni di dollari l’anno, e che non va visto solo in un’ottica di spending review. Nel documento del Pentagono non viene mai citata direttamente la Russia, anche se si può leggere che in questo modo gli Stati Uniti potranno supportare meglio i loro nuovi alleati. Nello specifico, e secondo l’ordine riportato nel documento, l’Ucraina, la Georgia e la Moldova. Lo stesso segretario Usa alla Difesa, Chuck Hagel, ha dichiarato che «non si tratta di un ridimensionamento della capacità militare degli Stati Uniti in Europa, ma di una trasformazione necessaria che aiuterà a massimizzare le nostre capacità militari a favore dei nostri importanti partner europei e della Nato».

Eci e Eri. L’Eci è complementare a un altro piano, chiamato European Reassurance Initiative (Eri), annunciato dall’amministrazione Obama nel giugno scorso per rassicurare i Paesi dell’Europa centro-orientale a fronte dell’annessione russa della Crimea. I soldi risparmiati con la chiusura delle 15 basi, ormai strategicamente obsolete, saranno probabilmente destinati all’ala Est della Nato, che oggi costituisce il fronte più caldo. Eci e Eri sarebbero due facce di una stessa medaglia, dunque, e il primo costituisce la principale fonte di sostentamento del secondo, che prevede un esborso di circa un miliardo di dollari. Non si deve pertanto pensare che gli Stati Uniti mirino a un ritiro dall’Europa, quanto piuttosto a incrementare il loro peso militare in quello che si può definire il cuore della nuova Guerra Fredda. A fronte di un ritiro e un “licenziamento” di 1.200 militari dalle vecchie basi, si assisterà a un ridislocamento di 6mila soldati tra Polonia e Paesi Baltici. Con il piano Eci e il piano Eri sembra ormai evidente lo spostamento degli interessi americani verso Est. Una nuova strategia che ha messo in allarme molti analisti di questioni geopolitiche. Tra loro anche l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica, Michael Gorbaciov, che ha dichiarato come “con queste premesse si può rischiare la guerra nucleare”.

I militari americani in Europa. In tutto oggi ci sono oltre 67mila militari americani di stanza nelle varie basi sparse per l’Europa, dei quali 40.800 sono in Germania, 10.700 in Italia e 8.700 in Gran Bretagna. A questi numeri vanno aggiunti quelli dei famigliari dei militari, che vivono nelle varie basi. Con l’attuazione del piano Eci diventeranno 65.800. Il Paese che subirà il più consistente ridimensionamento sarà la Gran Bretagna, mentre l’Italia vedrà un piccolo aumento del numero dei militari. Dalla base di Lajes Field nelle isole Azzorre, verranno ritirati 500 militari dell’Us Air Force, in Belgio da Bruxelles che verrà abbandonato si potenzieranno le infrastrutture militari di Sterrebeek, e in Olanda gli americani si sposteranno da Schinnen a Brunssum. In Spagna, la Marina Usa prevede di stazione in maniera permanente quattro fregate lanciamissili della classe “Arleigh Burke” nel porto di Rota.

 

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Gran Bretagna. Nel corso dei prossimi anni 3.200 militari dell’USAF abbandoneranno la base della RAF di Mildenhall a nord-est di Londra, dove finora erano schierate aerocisterne ed aerei di sorveglianza e per le operazioni speciali. In compenso, però, arriveranno 1.200 unità dell’USAF nella base di Lakenheath quando, presumibilmente nel 2020, vi saranno schierati due squadriglie di F-35 in sostituzione degli F-15 attualmente presenti.

Le basi in Italia. nel nostro Paese ci sono una dozzina di siti militari statunitensi strategici (Aviano, Pisa/Livorno, Vicenza, Sigonella e Napoli) e numerose altre installazioni minori. In tutto sono 59 basi militari e l’Italia è il quinto avamposto militare americano al mondo. Negli anni l’Italia, con le sue basi americane, è diventata la rampa di lancio delle operazioni militari targate Usa in Africa e Medio Oriente. Con il piano Eci verranno gradualmente chiusi alcuni depositi presenti tra Pisa e Livorno, così come la base di Camp Darby, estesa su 809 ettari presso Livorno, che sarà riconvertita a semplice magazzino. La base americana più importante è quella di Aviano, in provincia di Pordenone. Venne istituita nel 1954. L’Eci prevede che ad Aviano arriveranno 300 militari dalla base aerea tedesca di Spangdahlem. La dimostrazione che l’Italia è un Paese strategico per gli Stati Uniti e per il ricollocamento del suo personale militare, arriva dal fatto che con tutta probabilità verranno rafforzate anche le basi siciliane di Sigonella, da cui partono i droni per il Nord Africa e la sede a Vicenza dell’US Army Africa, componente terrestre dell’Africom. Inoltre gli F35 americani che saranno di stanza in Gran Bretagna effettueranno poi le operazioni di manutenzione nello stabilimento italiano di Cameri, vicino a Novara, che diventerà il polo europeo di manutenzione di tutti gli F35 d’Europa.

La Germania. Se la nazione più interessata dal ridimensionamento della presenza militare americana è la Gran Bretagna, quella più coinvolta nel piano Eci è la Germania, snodo fondamentale tra l’Europa occidentale e quella orientale. Un programma articolato che prevede la dismissione di alcune basi obsolete, retaggio della Guerra fredda e il rafforzamento di infrastrutture dove si concentrano molte delle attività militari della Nato. Molti dei militari che verranno ritirati dalla base britannica di Mildenhall saranno ricollocati tra il grande aeroscalo militare di Ramstein e la stazione aerea di Spangdahlem. Al di là dei dettagli tecnici della varie basi potenziate o dismesse, il Pentagono fa sapere che in Germania nel giro di 5 anni personale di US Army sarà ridotto di 95 militari, 147 civili e 65 dipendenti di nazionalità tedesca, mentre entro il 2023 altri 405 militari, 1.360 civili Usa e 1.207 dipendenti locali saranno ridislocati tra le basi esistenti.