Basta contanti. Paga con la carta
e tante spese le potrai detrarre

Il modello è quello che hanno introdotto, pare con successo in Portogallo. Un modello introdotto nel 2013 e che ha consentito in un anno di far crescere il gettito Iva del 13 per cento. A Lisbona, ad esempio, chiedere la fattura elettronica in albergo, al ristorante, dal parrucchiere o a un meccanico d’auto consente di ottenere una detrazione del 15% dell’importo pagato e da utilizzare l’anno successivo al momento della dichiarazione dei redditi. È una procedura che in tanti abbiamo sperimentato con i bonifici per le spese di ristrutturazione edilizia o riqualificazione energetica degli edifici o per l’acquisto di mobili per aver accesso alle detrazioni nella dichiarazione dei redditi. Ora il campo potrebbe allargarsi e vedersi riconoscere detrazioni o deduzioni di spese mediche, canoni di locazione prima casa, istruzione, spese funebri, per addetti all’assistenza personale o per attività sportive dei giovani: naturalmente solo se il pagamento è tracciabile perché fatto con moneta elettronica o con bonifico.

 

L’idea di fondo dell’operazione che il governo ha messo in campo è quella di limitare l’utilizzo del contante in chiave antievasione. E quindi favorire tutti i metodi di pagamento tracciabili, stimolando l’uso delle carte di credito. Per le quali esiste un grosso problema da superare, che è quello delle commissioni che pesano troppo sui piccoli pagamenti. L’idea è quella di sottoscrivere con Abi, l’Associazione delle banche italiane, un protocollo a cui dovrebbero aderire sempre su base volontaria i principali circuiti di pagamento e di emittenti carte di debito/credito per abbattere quelle commissioni: si è parlato ad esempio dai 5 ai 25 euro.

 

Ma c’è di più. Il ministero delle Finanze sta pensando di introdurre uno stimolo a chi paga con strumenti elettronici garantendo un rimborso di una percentuale dell’importo speso. Come ha spiegato il sottosegretario al ministero dell’Economia, Alessio Villarosa, dei 5Stelle, «il “cashback” riguarderebbe sia negozianti che famiglie stiamo ragionando se iniziare dai settori con alte percentuali di evasione o direttamente su tutte le transazioni». Che cos’è il “cashback”? È una specie di sconto, ma anziché far pagare un prodotto il 10% o il 20% in meno, il meccanismo prevede la restituzione di quella medesima percentuale, in forma di soldi, ad acquisto effettuato. Si tratta, in altre parole, di uno sconto che avviene attraverso il rimborso del denaro. Già, ma chi paga? È il governo stesso che è disposto a concedere uno sconto fiscale ai clienti che faranno acquisti col bancomat o con la carta di credito. Sconto di cui si beneficerà in sede di dichiarazione dei redditi. Un esborso che il governo conta di recuperare con il maggior gettito fiscale generato da questa emersione dei pagamenti. Sulla carta il meccanismo sembra un bel giochino da cui guadagnano tutti. Nella realtà le cose potrebbero andare differentemente, perché un negoziante potrebbe superare lo sconto promesso dal governo, pur di mantenere il rapporto con il suo cliente in scambio di denaro e quindi non far emergere i suoi guadagni.

 

C’è poi il fatto che soprattutto gli anziani (che in Italia sono tanti…) hanno poca consuetudine con i pagamenti elettronici. Per questo il Governo sta progettando la «carta unica». In pratica sarà una tessera che svolgerà più funzioni e che potrà anche essere utilizzata per pagamenti elettronici. «Sarà una vera rivoluzione: la carta unica», ha spiegato sempre Villarosa, «avrà carta d’identità, tessera sanitaria, identità digitale e possibilità di attivare in conto di pagamento presso qualsiasi sportello bancario o postale». Insomma, la fantasia non manca. Calare la fantasia nella realtà è poi un’altra cosa…

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