Calma, con la psicosi da influenza
Non diamo l’assalto agli ospedali

Febbre alta, dolori muscolari e articolari, tosse, mal di gola, spossatezza. Se vi ritrovate in questo quadro clinico, sappiate che siete in buona compagnia: sono sette milioni gli italiani a letto alle prese con l’influenza e oltre settecento i bergamaschi che hanno trascorso Natale e Santo Stefano al pronto soccorso in preda ai sintomi. Il virus di questa stagione ha affinato i suoi artigli nelle ultime settimane del 2017, per affondarli definitivamente nei prossimi giorni. Ma il picco, fanno sapere gli esperti, deve ancora arrivare ed è previsto intorno alla metà di gennaio.

È psicosi da influenza. L’influenza non va sottovalutata: rappresenta, infatti, la terza causa di morte fra le malattie infettive, dopo tubercolosi e Aids, con il 90 per cento dei decessi registrati fra gli anziani. È altrettanto vero, però, che nella maggior parte dei casi si risolve in una settimana di febbre e convalescenza, non comporta complicanze e si supera senza l’assunzione di antibiotici, ma solo antipiretici per abbassare la temperatura elevata. Insomma, non deve generarsi una psicosi da influenza alla quale, invece, stiamo assistendo.

 

Embed from Getty Images

 

Lo dimostrano i dati riguardanti l’aumento esponenziale delle visite negli studi medici e gli accessi al Pronto Soccorso che hanno letteralmente mandato in tilt il sistema: dal Papa Giovanni XXIII fanno sapere che sono già stati superati i centomila pazienti che si sono rivolti al pronto intervento ospedaliero nel 2016 lungo tutto l’inverno. «Abbiamo registrato un aumento del 30 per cento circa rispetto allo stesso periodo degli scorsi anni – afferma Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale –.

Dal 2 al 4 gennaio negli ambulatori dei 45 mila medici di base italiani sono state visitate quotidianamente 55 persone, contro una media abituale di 30/35. In questi giorni – prosegue Silvestri – i nostri studi sono sovraffollati da persone con virus influenzali e si tratta soprattutto di anziani e pazienti cronici. Per questo è importante sottolineare ancora una volta l’importanza delle vaccinazioni».

A proposito di vaccini. Secondo i dati diffusi dalla Regione, negli ultimi quattro anni la copertura per la popolazione…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 10 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 18 gennaio. In versione digitale, qui.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.