Ecco la casa dove viveva Gesù
(o così dicono gli archeologi)

Il titolo migliore è quello del Messaggero: «Archeologo inglese: trovata a Nazareth la casa dove è nato Gesù». Essendo che il bambino era dato fino a oggi come nato a Betlemme, sarebbe stato uno scoop. Ma il web – come il tempo – è galantuomo, e conferma che quella trovata non è la casa dove è nato Gesù, ma quella in cui ha vissuto fino a quando – verso i trent’anni – si trasferì a Cafarnao in casa di Pietro. Cioè a pochi metri dal porticciolo sul lago dove i suoi amici andavano a pesca. La casa di Cafarnao è sicuramente quella di Pietro.

Che han detto gli archeologi, di preciso. Dopo il primo si può chiarire anche il secondo equivoco. L’archeologo inglese, il prof. Ken Dark dell’università di Reading (UK) non ha trovato l’abitazione della famiglia di Giuseppe. Ha solo affermato che un certo edificio risalente al I secolo dopo Cristo, sito in Nazareth – e noto da un  centinaio d’anni – potrebbe davvero essere quel che si è sempre creduto e, in certo senso, saputo. Il professore, che cominciò a studiare quella casa di pietre e di malta nel 2006, ha solo detto, correttamente: «È vero, non è possibile affermare con certezza su basi archeologiche che quella era la sua [di Gesù] abitazione. Allo stesso tempo, però, non ci sono ragioni archeologiche perché una simile identificazione possa essere smentita».

 

 

Cosa vuol dire che «non ci sono certezze su basi archeologiche». Vuol dire che non c’è nessun elemento di quell’edificio abitativo (un’iscrizione, un oggetto, un’impronta di qualcosa) che si riferisca in maniera univoca alla presenza di Gesù. E, sinceramente, sarebbe davvero un miracolo se ci fosse. È invece più importante la seconda parte dell’affermazione: non c’è alcun elemento per smentire che si tratti della casa della Sacra Famiglia.

Ma a Nazareth, cosa rimane. In effetti, chi è pratico di Palestina sa perfettamente cosa significhi il toponimo Nazareth riferito al tempo di Gesù: un enorme lastrone di pietra polveroso, più lungo che largo. Nient’altro, se si eccettuano la casa di Maria, dove avvenne l’Annunciazione, e un altro locale interrato noto come la bottega di Giuseppe. Se l’edificio di cui stiamo parlando si è salvato lo si deve al fatto che venne decorato con mosaici in epoca bizantina (V sec. d.C) e che immediatamente a ridosso fu eretta la chiesa detta “della nutrizione”, per proteggerlo. La nutrizione può alludere sia al fatto che qui Gesù venne nutrito (allevato), sia al fatto che fosse l’abitazione del pane celeste che Dio aveva inviato agli uomini. Dunque: questa era la casa di Gesù.

Nazareth era un villaggio tanto insignificante che già di Gesù dubitarono che fosse il Messia anche perché il Salvatore – secondo i suoi contemporanei – non poteva certo provenire da un postaccio simile. Se anche i Crociati – la I Crociata è del XII secolo – informati dagli abitanti, decisero di restaurare e abbellire casa e chiesa vuol dire che doveva esservi successo qualcosa di importante. Per secoli i due edifici rimasero coperti di detriti fino a che, sul finire dell’Ottocento, furono individuati dalle suore del soprastante convento. E finalmente oggi l’archeologo inglese ha potuto affermare quel che si è detto. Ha inoltre riferito che la casa fu abitata da famiglia non ricca e che nelle immediate vicinanze si trovano due tombe, una delle quali in epoca bizantina era ritenuta quella di Giuseppe.

Come si è arrivati alla scoperta. Il prof. Dark ha detto di essere giunto all’identificazione del sito seguendo una testimonianza del monaco irlandese Andamanno di Iona che, recatosi in pellegrinaggio in Terra Santa nel 698 d.C., scrisse nella sua relazione De locis sanctis che la casa di Gesù di Nazareth, nella quale «il Signore trascorse la sua infanzia», si trovava vicino a due tombe e sotto a una chiesa. Oggi si conferma che si trova anche a pochi passi dalla chiesa dell’Annunciazione, perché, come sapranno coloro che ci sono stati, lì c’è il convento delle suore eretto esattamente sopra la chiesa di cui aveva parlato il monaco Andamanno. Furono proprio le suore a individuare, più di un secolo fa, il tesoro di memorie che si celava sotto l’edificio in cui vivevano.

Con i recenti scavi, iniziati nel 2006, tra le mura della piccola abitazione sono stati trovati anche alcuni utensili da cucina databili intorno al primo secolo dopo Cristo, oltre alle due tombe ricordate dall’antico pellegrino. Pensare che quelle posate possano essere state nelle mani dei proprietari qualche brivido lo mette.

[Una tipica casa israelita del I secolo d.C.]

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