Cinque notizie che non lo erano
Calolziocorte, nessuna zona rossa

 

1) I campi rom esistono solo in Italia

In un quartiere periferica di Roma, parte degli abitanti hanno protestato contro l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia italiana di origine rom. La sindaca Virginia Raggi, che sembrava in un primo momento non voler cedere alle proteste, ha deciso alla fine di annullare l’assegnazione. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, interpellato sulla vicenda, ha parlato della situazione dei rom in Italia, riportando una considerazione che spesso si è sentita da politici di diversi schieramenti: «I campi rom non esistono in nessuna parte d’Europa, non capisco perché debbano esistere in Italia». L’Agi ha condotto una ricerca su questo tema, scoprendo che in realtà i campi rom sono presenti più o meno in tutta Europa. Secondo un’associazione che studia questa problematica, i campi potrebbero essere al massimo più diffusi in Italia che in altri Paesi.

 

2) La zona rossa vietata ai migranti a Calolziocorte

Il Comune di Calolziocorte, in provincia di Lecco, secondo molti giornali avrebbe istituito in questi giorni un vero e proprio divieto che impedirebbe ai migranti di entrare in determinate zone del centro storico. Secondo quanto riferito, esisterebbero una zona rossa, nei pressi degli edifici scolastici, completamente interdetta ai migranti, e una zona blu dove sarebbe richiesto un nulla osta del Comune. Il divieto però, come spiegato dal sindaco, non è indirizzato ai migranti, che potranno circolare liberamente per la città, ma riguarda soltanto l’istituzione di nuovi centri d’accoglienza. Il provvedimento non interessa inoltre gli eventuali centri che sono già attivi all’interno delle zone indicate, i migranti e le associazioni non saranno quindi allontanati.

 

3) Trenitalia assume rom come hostess alle biglietterie

All’interno delle stazioni, specialmente nei pressi delle biglietterie, capita spesso di imbattersi in persone che chiedono qualche moneta, qualcuna in maniera educata e altre in maniera più insistente. La situazione, almeno secondo alcuni post su Facebook, sarebbe diventata così difficile da gestire che la stessa Trenitalia avrebbe deciso di renderla legale, assumendo alcune donne di etnia rom come “hostess” alle biglietterie. Come molti avevano capito, però, si trattava soltanto di una bufala: il post circola già da diversi mesi ed è nato con un intento ironico.

 

4) Il manifesto del 25 aprile che invoca le foibe

La festa della Liberazione, anche quest’anno, sta già facendo molto discutere, a partire dalle parole del ministro degli Interni Matteo Salvini, che ha dichiarato di non voler presenziare alla cerimonia ufficiale. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha invece scagliato un’invettiva contro il Partito Socialista Italiano, colpevole, secondo quanto scritto, di aver affisso dei manifesti che calpestano la memoria delle foibe, augurando una fine simile agli avversari politici. La grafica mostrata in foto, però, non ha nulla a che vedere con le foibe né con l’augurio di morte agli avversari politici, come spiegato dagli stessi creatori dei manifesti. L’immagine è infatti una reinterpretazione di un manifesto del 1973 e rappresenta un’onda rossa che si infrange contro un muro nero, sorretto da due fragili pezzi di scotch che hanno i colori degli attuali partiti di governo.

 

5) L’Italia è la seconda manifattura d’Europa

Diversi politici hanno in questi anni definito l’Italia «la seconda manifattura d’Europa», e lo stesso Di Maio, durante una recente polemica con il commissario francese Pierre Moscovici, ha dichiarato: «Noi siamo la seconda forza manifatturiera d’Europa. Quando il suo Paese arriverà al nostro livello ci può fare uno squillo». Lasciate da parte le storiche rivalità tra Italia e Francia, l’Agi ha condotto una ricerca per scoprire se questa classifica sia reale, scoprendo un’amara verità: l’Italia, nel 2017, sembra esser stata definitivamente sorpassata dalla Francia, almeno se si considera il valore della produzione manifatturiera e i dati forniti dall’Eurostat. Da più di un anno quindi il nostro Paese non è più considerabile come la seconda industria manifatturiera d’Europa.

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