Cinque notizie che non lo erano
Ridurre l’Iva vendendo l’oro? Inutile

 

1) 11 milioni di italiani sono troppo poveri per curarsi

La situazione economica degli italiani in seguito alla crisi è sicuramente peggiorata, tanto da portare molte persone a non potersi permettere nemmeno l’accesso alle cure sanitarie. Secondo una stima che è circolata molto in queste settimane, sarebbero addirittura 11 milioni le persone che rientrano in questa categoria, come sostenuto anche dal fondatore di Emergency, Gino Strada. La cifra però non sembra essere corretta: il dato proviene infatti da una ricerca del Censis che però include nello stesso gruppo sia le persone che realmente non hanno possibilità economiche, sia quelle che per varie motivazioni hanno deciso di rinviare esami o cure. L’Istat ha precisato che, secondo i dati in loro possesso, sarebbero 4 i milioni di italiani che davvero hanno rinunciato per motivi economici alle cure mediche. Un numero comunque molto alto, ma ben inferiore agli 11 milioni di cui si è parlato.

 

2) La vendita delle riserve auree per scongiurare l’aumento dell’Iva

Le stime del Governo su cui è stata costruita l’ultima manovra economica prevedono un aumento del Pil ben più ampio di quanto previsto dai maggiori istituti competenti e si è quindi iniziato a temere l’innesco delle clausole di salvaguardia, che implicherebbero l’aumento dell’Iva. Il Governo ha ipotizzato di vendere le riserve auree della Banca d’Italia per coprire i buchi di bilancio, scatenando un dibattito interno e un’accesa polemica con il ministro dell’Economia Tria. La Banca d’Italia però è un istituto indipendente dal Governo, come spiegato dall’Agi, servirebbe quindi una rivoluzione totale dell’organo stesso per attuare questa alienazione. La vendita dell’oro inoltre non farebbe altro che fornire liquidità nel breve periodo, non avendo però alcun effetto sulla crescita e rinviando soltanto a un futuro prossimo il problema del debito pubblico.

 

3) Susanna Camusso e la pensione da trentamila euro al mese

Susanna Camusso, ex segretaria della Cgil, ha da poco ceduto la sua carica a Maurizio Landini in seguito a una votazione tra gli iscritti al sindacato. Sui social qualcuno ha pensato di sfruttare questo evento per diffondere una fake news secondo la quale la Camusso avrebbe deciso di andare in pensione godendo di un assegno di ben 30 mila euro al mese. Come riportato da Giornalettismo, sono subito intervenuti gli organi ufficiali della Cgil per smentire la notizia: l’ex segretaria infatti non è andata in pensione e comunque non avrebbe diritto ad un assegno di tale portata.

 

4) Una cura per il cancro farebbe diminuire il Pil

Durante l’intervista di Alessandro Di Battista a Di Martedì, su La7, ha fatto discutere una particolare affermazione dell’ex parlamentare: «Qualora si inventasse domani una medicina miracolosa per sconfiggere il cancro, il Pil diminuirebbe». Gianluca Dotti, su Wired, ha cercato di analizzare la vicenda, spiegando perché si tratti di un’enorme bufala. La “cura miracolosa” citata da Di Battista, ad esempio, non ha nulla a che vedere con la medicina, che tratta i diversi tipi di tumore in maniera molto diversa: non sarebbe quindi possibile trovare una cura universale. La ricerca stessa porterebbe a un aumento della produttività, creando investimenti e posti di lavoro. Si verificherebbe inoltre un grande risparmio per il sistema sanitario nazionale, che potrebbe indirizzare le proprie risorse su altre priorità. La diminuzione dei malati, infine, farebbe aumentare di molto la forza lavoro a disposizione dell’Italia, dato su cui il nostro Paese paga un grave debito nei confronti delle altre nazioni europee.

 

5) L’Unità contro i profughi istriani

La scorsa settimana è tornata in auge una vecchia bufala in merito a un articolo comparso nel 1946 sul quotidiano L’Unità, che secondo quanto scritto su Il Giornale avrebbe discriminato i profughi istriani. È circolato su Twitter anche un estratto dell’articolo: «Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre città. Non meritano la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già scarsi». Come spiegato su Open, da questa citazione sono però state eliminate intere frasi, cambiando totalmente il significato dell’articolo, che non si riferiva alla popolazione istriana, bensì a «i gerarchi, i briganti neri, i seviziatori ed i profittatori», ovvero coloro ritenuti criminali di guerra in fuga. Il testo originale, infatti, continua spiegando che dall’Istria stavano arrivando anche migliaia di italiani onesti «veri fratelli nostri», che sarebbero invece stati meritevoli di accoglienza.

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